Ad Est della Signora

E LA VECCHIA SIGNORA TORNA AD EST

I sorteggi per i gironi della Champions League sono stati completati da pochi minuti, c’è chi è contento e chi ha imprecato. Sarà di lusso la sede dell’UEFA a Ginevra, e lì probabilmente anche le scorreggie profumano, ma il calcio è del popolo e chi si è trovato di fronte qualche mostro sacro del calcio europeo non ha potuto che imprecare. La Vecchia Signora ha invece avuto un tuffo al cuore! Dall’urna europea erano infatti usciti i nomi, oltre quello del Barcellona favorito per il passaggio del turno insieme ai bianconeri, di Ferencvaros e Dinamo Kiev, due nobili decadute del gotha europeo, due fiere rappresentanti del calcio dell’Europa orientale, quella che una volta sapeva di socialismo e vodka, quella che una volta faceva sognare quelli che in Italia seguivano Togliatti e Berlinguer ed imperterriti votavano P.C.I. tifando Juventus.
Ai più giovani i verdi magiari del Ferencvaros diranno poco, una squadra che arriva da un campionato di livello medio basso che mai potrà impensierire l’armata bianconera condotta da Andrea Pirlo in panchina e da Cristiano Ronaldo in campo. Eppure c’è stato un tempo in cui gli ungheresi inflissero una sonora delusione ai bianconeri: correva l’anno 1965, anni in cui il partito comunista italiano era il secondo e rappresentava una valida opposizione ai biancocrociati, figli della borghesia e della chiesa, della Democrazia Cristiana. In quell’anno di grazia figlio della stagione calcistica 1964-65, in finale della Coppe delle Fiere (antenata dell’attuale Europa Ligue, già Coppa Uefa) giunsero appunto la Juventus e le aquile verdi di Budapest. La finale si disputò il 23 Giugno a Torino ed i bianconeri per il semplice fatto di giocare fra le mura amiche dello stadio Comunale erano dati per favoriti. Questo nonostante i magiari avessero avuto la capacità di eliminare, durante il loro cammino, avversari del calibro di Athletic Bilbao, Roma e Manchester United, quello stesso Manchester United che di lì a tre anni avrebbe conquistato a Wembley contro il Benfica di Eusebio la Coppa dei Campioni. Del calcio d’oltrecortina di ferro d’altronde si sapeva poco e la Juventus aveva voglia e fame di conquistare il suo primo alloro continentale.
A Torino andò dunque in scena la finale tra la Juventus, padrone di casa e finalista anche in Coppa Italia ma priva dei suoi migliori elementi Sivori e Salvador, e il Ferencváros, giunto in finale tra alti e bassi ma in un migliore stato di forma, in quanto il campionato ungherese era ancora in corso. Il primo tempo fu un rapido susseguirsi di colpi di scena, ma condito da poche occasioni da gol per via di magistrali interventi difensivi da ambo le parti. Furono i magiari ad avere le palle gol più nitide, ma complice l’imprecisione non ne approfittarono. Nella ripresa i bianconeri, sospinti dal loro pubblico, crearono tre pregevoli palle gol, ma né Combin, né Leoncini, né Stacchini riuscirono a superare l’estremo difensore ungherese Géczi. Il periodo favorevole della Juventus scemò in fretta e salirono in cattedra gli ungheresi che iniziarono a tessere belle trame d’attacco, che solo gli interventi di Anzolin riuscirono, seppur a fatica, ad arginare. A un quarto d’ora dalla fine una galoppata del terzino Novák terminò col cross per Fenyvesi, il quale di testa infilò il portiere bianconero per l’1-0 finale. Il Ferencváros diventò così la prima squadra dell’Est Europa a trionfare in una competizione continentale. Per la Vecchia Signora la prima delle delusioni europee.

Il Ferencvaros che prossimamente dovrà nuovamente affrontare la Juventus è guidato da Sergej Rebrov, ex della Dinamo Kiev ed ex avversario dei bianconeri nella stagione 1997/98, che ai quarti di finale vide affrontarsi la Dinamo, allora allenata dal mostro sacro Lobanovskij e la nostra amata Juventus. Per il Colonnello era il terzo ciclo sulla panchina della squadra ormai ex sovietica ma era come se nulla fosse successo, eppure la storia raccontava altro. Valerij era riuscito a trovare una nuova infornata di campioni che sembravano essere usciti da chissà dove. In quell’anno di grazia 1997/98 i bianconeri e gli ex sovietici s’incontrano dunque ai quarti di finale. La squadra guidata da Marcello Lippi veniva data per favorita, questo nonostante la Dinamo avesse umiliato nel girone eliminatorio il Barcellona superandolo per 3-0 allo stadio “Olijmpiskij” della capitale ucraina ed addirittura per 4-0 nella sua tana del “Camp Nou”, grazie ad una tripletta di un giovanissimo Shevchenko gemello del gol dell’attuale tecnico del Ferencvaros Sergej Rebrov, mentre i bianconeri faticavano a passare il turno.
Alla vigilia della sfida a parlare fu un grande ex di entrambe le squadre, Oleksander Zavarov, il quale disse di aver profondo rispetto per la Juventus, che vedeva favorita, ma di tifare nell’occasione per la Dinamo Kiev del suo padre calcistico Valerij Lobanovskij.
A Torino fu 1-1 con gli ucraini che passarono per primi in vantaggio grazie ad una rete di Gusin al 56′, a cui rispose Inzaghi quattordici minuti più tardi. Il risultato di parità sorrideva all’undici del Colonnello, il quale intravedeva la concreta possibilità di portare la Dinamo Kiev, sorpresa assoluta di quella Champions, fra le migliori quattro d’Europa. Al ritorno a Kiev tuttavia la musica cambiò ed i bianconeri travolsero gli avversari con un secco 4-1 figlio della tripletta di Inzaghi e di un gol di Del Piero. Gli ucraini, ad inizio ripresa, riuscirono ad impattare proprio con quel Rebrov che oggi sogna di fare lo sgambetto alla Signora alla guida delle Aquile verdi di Budapest, ma la qualificazione prese la via di Torino. A fine partita Lobanovskij concesse una lunga intervista, nella quale riconobbe i meriti della Juventus, sarà una delle ultime della sua gloriosa carriera.


Un girone quindi, quello per la Juventus targata Pirlo, ricco di storia e con ricordi agrodolci, un girone dove reincontrare vecchi avversari perchè si sa, le grandi squadre sono destinate ad incontrarsi sempre.

Danilo Crepaldi

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