#StorieDiJuve

Nicola Amoruso, tredici maglie indossate e lo stile Juve che lo ha sempre accompagnato

“Nick piede caldo” ci ha divertito e deliziato con i suoi record, senza mai però avere la possibilità di vestire la maglia della nazionale maggiore.

Nicola Amoruso nasce a Cerignola il 29 agosto del 1974; cresce calcisticamente nelle giovanili della Sampdoria dove riesce anche a togliersi lo sfizio di esordire in Serie A il 12 dicembre del 1993 in un Inter-Samp.

Alla fine di quella stagione saranno otto le presenze e tre i goal, il tutto condito con la vittoria del suo primo trofeo da professionista, ovvero la Coppa Italia.

Nella sessione estiva va a farsi le ossa alla Fidelis Andria nel campionato cadetto, per poi ritrovare subito la massima serie con il neo promosso Padova nella stagione successiva.

In queste due esperienze Amoruso viaggia a una media realizzativa di quasi un goal ogni due partite e, nonostante la società padovana termini il campionato all’ultimo posto di quella Serie A, la Juventus gli mette gli occhi addosso e lo porta a Torino per la cifra di 7 miliardi di lire nell’estate del 1996.

Mica un anno banale

Il 22 maggio appena trascorso aveva visto la Juventus trionfare a Roma nella finale di Champions League contro gli olandesi dell’Ajax; ai Giochi Olimpici di Atlanta Michael Johnson vince i 200m in 19”32 battendo il precedente record del mondo da lui stesso detenuto; i Pink Floyd entrano a far parte della Hall of Fame e il 6 agosto la band punk/rock statunitense dei Ramones annuncia il proprio scioglimento con un ultimo concerto a Los Angeles.

La Juventus si presenta così ai nastri di partenza di quella stagione con una rosa profondamente rinnovata. Via i monumentali Vialli, Ravanelli, Sousa e Vierchowod, arrivano invece a Torino: l’esperto attaccante croato Alen Bokšić dalla Lazio, l’uruguaiano Paolo Montero dall’Atalanta, il francesino Zinédine Zidane dal Bordeaux e i giovani di belle speranze Christian Vieri (anch’egli dalla dea nerazzura), Mark Iuliano dalla Salernitana e appunto Nicola Amoruso dal Padova.

In quella stagione Nick collezionerà 23 presenze e 4 goal; oltre ad andare a segno in Champions, troverà gloria anche nelle roboanti vittorie per 6-1 della partita di andata al Parco dei Principi della doppia sfida di Supercoppa Europea vinta ai danni dei parigini del PSG (nella partita di ritorno a Torino la Juve si impose 3-1 per un complessivo 9-2 totale, che ancora oggi rimane lo scarto più ampio mai registrato in una finale tra le competizioni UEFA), e nella gara di campionato, al Meazza, con il medesimo risultato ai danni del Milan.

Oltre alla Supercoppa Europea e al suo primo scudetto, Amoruso riesce a vincere in quella stagione anche la Coppa Intercontinentale, conquistata dalla Juventus a Tokyo contro gli argentini del River Plate, che lenì in parte l’amara sconfitta, conseguita da favoriti, del 28 maggio 1997 a Monaco di Baviera nella finale di Champions League contro il Borussia Dortmund degli ex (ben 5) con un secco 1-3, che tolse la possibilità di riconfermarsi vincitori alla squadra di Marcello Lippi.

Nella stagione successiva le presenze furono solo 10 condite da 2 goal e con l’ennesima cocente delusione in finale di Champions, questa volta contro il Real Madrid e del famoso goal in fuorigioco di Predrag Mijatović. Si portò comunque a casa ancora una Supercoppa, questa volta italiana, ai danni del Vicenza in apertura di stagione e il suo secondo scudetto della carriera.

Nella terza stagione le presenze furono 20 e le reti 3 per poi tornare una quarta volta alla corte della Vecchia Signora nel campionato 2001-2002, giusto in tempo per vincere un altro campionato.

“Era tutto perfetto per giocare a certi livelli”

Ecco cosa dichiarava in un’intervista cessata l’attività agonistica; “l’impatto alla Juve fu davvero bello, io e altri giovani arrivammo in una squadra che aveva appena conquistato la Coppa Campioni – confessa. Fin da subito fu piacevole confrontarsi con quei grandi calciatori, sono cresciuto e sono riuscito a conquistare dei trofei…

C’erano grandi attaccanti giovani, Vieri, Boksic, Inzaghi, Del Piero. Era tutto impeccabile per riuscire a conseguire obiettivi importanti, la loro determinazione faceva la differenza. Il migliore? In assoluto chi più mi impressionò fu ‘Zizou’ Zidane.” – fonte soccermagazine. 

Nicola Amoruso ha militato in 13 squadre di Serie A, andando a segno con 12 di esse; entrambe le statistiche costituiscono un record, nel secondo caso in coabitazione con un altro ex juventino Marco Borriello.

Nel campionato italiano Nick, al termine del suo peregrinare, avrà totalizzato la bellezza di 113 goal senza mai avere la possibilità di indossare la casacca della nazionale maggiore, ma solo quella dell’under 21 dal ’94 al ’96 che comunque lo portò a vincere l’europeo di categoria.

Anche questo, se vogliamo, è un record bizzarro per un campione gregario che fece dell’umiltà, della professionalità e della tecnica sopraffina (che fosse stato di destro, di sinistro, o in acrobazia, Nicola Amoruso la buttava dentro nel momento del bisogno) il pane quotidiano per entrare nella storia della Juventus e del calcio italiano.

Grazie di tutto “Nick piede caldo”.

Simone Pompili

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