#RawDiamonds

#RawDiamonds: Myron Boadu

Fra la nutrita scuderia di giovani virgulti olandesi del plenipotenziario Mino Raiola quest’anno è sbocciato un altro centravanti dall’avvenire interessante: Myron Boadu.

Il numero 9 di origini ghanesi è reduce da una buonissima stagione da 24 presenze, condite da 14 reti e 8 assist, in uno dei contesti tattici più interessanti del panorama calcistico europeo: l’AZ Alkmaar di Arne Slot.

Biografia

Myron Boadu nasce il 14 gennaio 2001 ad Amsterdam da genitori originari del Ghana.

È un ragazzino alto e magro che da subito si dimostra sportivo, pieno di energia, ma sopratutto con un carattere ed una personalità evidenti.

Il calcio è ovviamente la passione più grande per il giovane Myron che inizia a militare presso la FC Buitenveldert intorno agli 8 anni.

I buoni risultati con la maglia della squadra di quartiere gli aprono le porte a diversi provini con LA squadra olandese e di Amsterdam: l’Ajax.

Con i lancieri però non schiocca la scintilla ed in diverse occasioni, nonostante le buone prestazioni, non viene ritenuto all’altezza del prestigioso vivaio biancorosso. A 12 anni l’Ajax cercherà di tesserarlo, ma a quel punto il giovane Boadu aveva già le idee chiare e rifiuta la corte del gigante olandese.

Myron più tardi dichiarerà che in fondo non aver scelto dall’Ajax non fu così male, visto che non si riteneva adatto all’ambiente ajacide, troppo snob, borghese ed altezzoso a suo dire e che le scelte a lui più congeniali erano quelle di FC Utrecht e Az Alkmaar, realtà poco distanti dalla capitale, ma che percepiva meno rigide ed opprimenti.

Nel 2013 Boadu entra a far parte del settore giovanile dell’AZ, dove rappresenterà, assieme a Stengs, Koopmeiners e Wijndal, uno dei migliori periodi per il vivaio, poche volte così florido ed interessante nella storia della squadra di Alkmaar. Più volte tentato dai club d’oltremanica è stato molto vicino a passare all’Arsenal nel 2016, decidendo poi di non completare il trasferimento a Londra per proseguire la crescita con il club natale.

Con le teste di formaggio, curioso soprannome dell’AZ, Myron cresce e si sviluppa, tanto da entrare nel giro delle nazionali giovanili Orange. Esordisce infatti in tutte le nazionali giovanili a partire dall’U15, per bruciare le tappe arrivando in nazionale maggiore il 19 novembre 2019 debuttando e marcando una rete nel 5-0 inferto all’Estonia, divenendo così il primo calciatore nato nel terzo millennio a mettere a segno una rete con la maglia dei Paesi Bassi.

Nel club la sua crescita è altrettanto esponenziale. Nella stagione 16/17 aiuta lo Jong AZ a conquistare la promozione in Eerste Divisie grazie a 6 reti in dieci presenze. L’anno successivo viene aggregato alla prima squadra, ma un grave infortunio al ginocchio lo tiene fuori per tutta la stagione.

La sfortuna pare accanirsi sul giovane Myron l’anno successivo dove dopo una buona partenza si rompe la caviglia in uno scontro con il difensore del Feyenoord Botteghin, concludendo l’annata con reti in otto presenze in Eredivisie.

Un uno due bestiale che potrebbe mettere ko un cavallo, invece la personalità di Boadu viene fuori e affronta con positività anche questo secondo grave infortunio della sua giovane carriera, rimettendosi in sesto fisicamente e disputando una stagione 19/20 da stropicciarsi gli occhi, senza dare adito a dubbi sulla sua tenuta fisica. 14 reti, 8 assist e l’impressione che il meglio sia ancora da vedere sono il miglior biglietto da visita di questo ragazzo.

Caratteristiche tecniche

Centravanti puro Myron Boadu è un ragazzo di 180 centimetri, longilineo e dalla fisicità ancora molto nervosa (63 kg). Atleticamente risulta piuttosto dotato sopratutto per quanto riguarda la falcata nel medio/lungo, anche se è abbastanza mobile e rapido anche negli spazi più stretti. Pur dotato di una buona elevazione non riesce ad essere efficace bei duelli aerei, sopratutto a causa di una struttura fisica piuttosto minuta che lo pone in svantaggio rispetto ai marcatori, solitamente più prestanti a livello muscolare. Ad ogni modo nulla che non si possa risolvere con un po’ di lavoro in palestra e la crescita fisiologica dovuta all’età.

Come detto in precedenza dal punto di vista della posizione non ci sono dubbi: Myron è una prima punta senza grosse concessioni alla versatilità. Tatticamente il lavoro prezioso che Boadu svolge nello scacchiere tattico di Slot è essenzialmente quello della bocca da fuoco principale, trovandosi a proprio agio all’interno dell’area di rigore, per dirla all’inglese “a fox in the box”, dove dimostra di saper convertire in rete con efficienza e puntualità le occasioni che capitano. Il fiuto del gol non si insegna, è una qualità innata che si concretizza nelle statistiche riguardanti precisione delle conclusioni verso la porta avversaria. Il nativo di Amsterdam non è un bombardiere, pur giocando in un team spiccatamente offensivo tira verso il bersaglio poco più di due volte a gara, ma con una precisione elevata, praticamente un tiro su quattro è una marcatura. Risulta abile a farsi trovare nella situazione più vantaggiosa per il tiro, che esegue in maniera buona con entrambi i piedi prediligendo la precisione alla potenza, grazie a rapidità ed agilità di prim’ordine.

Pur prediligendo il lavoro d’area non è restio a collaborare con i compagni di squadra, Stengs e Idrissi sopratutto, per creare azioni da gol. In linea di massima si tratta di combinazioni semplici, ma rese estremamente efficaci dalla velocità degli interpreti e dalla profonda conoscenza reciproca.

Con la palla fra i piedi non è particolarmente a suo agio. Non tenta sovente il dribbling e quando lo fa, punta sulla velocità senza perdersi in arabeschi.

Dialoga bene con i compagni, con efficacia come dimostrano gli assist, pur non essendo un regista offensivo. Ama ricevere palla nell’ultimo terzo di campo e fungere da “quaterback” per gli inserimenti dei centrocampisti offensivi nel 4-2-3-1 estremamente cinetico dell’AZ Alkmaar.

Anche in fase difensiva sa essere utile, pur non essendo un portento in fase di contrasto, si applica in maniera diligente nel pressing organizzato del club della terra del formaggio. Utilissimo nello schermare i centrali difensivi, ostacolando la costruzione bassa degli avversari, deve però dimostrarsi più efficiente nei fondamentali di intercetto e recupero palla, piuttosto bassi per un attaccante moderno.

Evoluzione

Myron Boadu a soli 19 anni ha ancora qualche anno per limare alcuni difetti del suo gioco.

Sa segnare, con frequenza e efficenza, è sicuramente è la caratteristica più importante per un numero 9, ma nel calcio moderno il mero finalizzatore di un tempo non è più contemplato o quasi.

Detto questo ci sono alcuni aspetti del suo gioco che credo siano migliorabili con la crescita e l’allenamento. Una maggiore fisicità, una massa muscolare più importante sono caratteristiche che si dovrebbero sviluppare con gli anni, migliorandone di riflesso la capacità di andare a contrasto, tanto a palla a terra che nel gioco aereo.

Il 9 di Alkmaar dovrà lavorare anche sulla tecnica, non perché sia scadente, ma per poter gestire i palloni nello stretto con maggiore tranquillità, divenendo un giocatore più imprevedibile e meno monocorde, senza dover per forza necessitare dei compagni più creativi per andare oltre la fuga in velocità palla al piede. Anche il fondamentale del tiro, molto efficiente, ma talvolta sporco nella esecuzione può essere migliorato, per ottenere un raggio di pericolosità più ampio.

Se avvenissero questi aggiustamenti potremo essere di fonte a un ragazzo dal gol molto facile, di grande talento realizzativo e piuttosto completo nel gioco.

Quelli che amano i paragoni lo vedono come un giocatore possibilmente simile a Aubameyang o addirittura ad un giovane Anelka, ma onestamente sono dell’idea che Boadu vivrà un calcio piuttosto diverso da quello degli anni 90-00 o primi anni 10, per cui il gioco del paragone lascia un po’ il tempo che trova.

Il potenziale di questo ragazzo è sicuramente elevato è già da oggi ha dimostrato di poter essere un fattore importantissimo in un contesto competitivo ed innovativo come l’AZ Alkmaar di quest’anno. Tuttavia la sfida dei prossimi anni per Boadu sarà, oltre al miglioramento técnico personale, capire se può emergere come goleador anche in un contesto tattico diverso dalla casa madre, cucito come un guanto sulle caratteristiche sue e dei compagni di vivaio, oppure se appassirà lontano come successo a tanti tulipani della Eredivisie.

Vestito in bianconero

Un talento così precoce certo non sfigurerebbe con la maglia della Vecchia Signora, ma sarebbe funzionale al progetto tattico?

Ad oggi la Juventus deve sostituire un semititolare come Higuain, 28 presenze dal primo minuto per lui solo scorso anno, probabilmente un compito del genere non è ancora nelle corde del giovane Myron Boadu, ancora troppo acerbo per poter essere caricato di tanta responsabilità. Anche qualora si volesse tentare l’azzardo il suo stile di gioco resta abbastanza incompatibile con quello dei compagni di reparto, non avendo la fisicità per creare spazi o la capacità di svariare su tutto il fronte d’attacco che in questo momento la Juventus necessita.

Se invece lo considerassimo come quarta punta, dopo CR7, Dybala e il famigerato Mister X, allora le cose potrebbero cambiare, soprattutto se impiegato come arma tattica. Dinamismo, fiuto del gol, entusiasmo dalla panchina sono sempre ingredienti interessanti in ottica di una stagione che si prevede lunga e faticosa, al netto di qualsiasi discorso finanziario.

Ad ogni buon conto l’idea è che prima di investire seriamente su Boadu preferirei vedere se può riprodurre i numeri di quest’anno una seconda volta e se può essere il killer d’area che si e ammirato sotto il tecnico Slot anche in altri contesti, fermo restando che per il carattere dimostrato, con i due gravi infortuni a ginocchio e caviglia superati con personalità da teenager, per le capacità tecnico-tattiche e sopratutto per la capacità di mettere la palla in rete sono piuttosto sicuro che Myron Boadu sarà un ottimo attaccante nel prossimo decennio.

Basterà per un top club come la Juventus?

Stefano Follador

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