Voli Pindarici

Non facciamoci fregare dalla sportività

Il politicamente corretto disgusta laddove è richiesta solo una sana e genuina presa in giro.

Questa è la definizione del termine “sportività” data dalla Treccani:

Il dimostrare, in attività sportive o in competizioni e prove di altra natura, quelle qualità di lealtà, correttezza, rispetto dell’avversario e disinteresse economico che sono, o dovrebbero essere, proprie del vero sport.”

Ecco, solo da queste quattro righe viene smontato il teorema accusatorio che in questi giorni ha visto protagonista la Juventus dopo il tweet di congratulazioni nei confronti della squadra del Siviglia per la conquista dell’Europa League ai danni dell’Inter.

Tralasciando ciò che scrissero i nerazzuri a mezzo social quando la Juve perse a Cardif, il punto è davvero un altro da prendere in considerazione: non facciamoci fregare dal politicamente corretto!

Cari nemici interisti (sì, ho scritto proprio così) non potrà mai esserci sportività fuori dal campo perché è solo lì che si rispetta un avversario.

La favoletta per cui in Europa si debba tifare una squadra italiana è davvero insopportabile, di una retorica terribilmente falsa e pressapochista; anzi, probabilmente è la cosa più antisportiva che io conosca.

Lo è dal momento che nello sport i sentimenti contano, perché sono il mezzo grazie al quale la passione fa muovere il corpo verso il superamento dei propri limiti, e questo, rende la sportività l’arte di saper praticare o meno uno sport.

Ma i sentimenti poi permeano il corpo e i suoi organi, e quando arrivano al cuore a quel punto danno vita alle emozioni, che non vanno sottaciute, anzi, è bene che queste deflagrino con tutta la loro forza.

Cari nemici interisti, non potete e non dovete in nessun modo cedere alla truffa della sportività; neanche noi lo abbiamo mai fatto nelle nostre disavventure europee, sapendo che avremmo dovuto vincere per la nostra storia e non per la gloria di una nazione.

L’abitudine a lottare in ogni partita continentale contro gli avversari di turno e verso mezza Italia ci ha insegnato realmente cosa sia la sportività a noi juventini: sappiamo esattamente che il diritto a essere sportivi si esercita solo ed esclusivamente sul campo.

E’ bene ripeterlo fino alla fine: “solo sul campo”, e non fuori – fuori siete stati capaci solo voi di vincere.

Non fatevi fregare cari nemici interisti dalla solitudine di una sconfitta europea tentando di alleviare la tensione accusando la tribuna opponente, che non potrà mai amarvi, di mancanza di fair play; in inglese vuol dire “gioco corretto” e anche qui il fuori dal campo c’entra poco.

Cari nemici interisti, avete tirato in ballo l’educazione in questi giorni, ma davvero? Lo so, era prevedibile, perché alla fine vi manca l’abitudine a certi palcoscenici; pleonastico sarebbe ricordare di come arrivaste al “Triplete” dopo aver inscenato qualche anno prima una farsa chiamata Calciopoli e che di educato e sportivo praticamente non ebbe nulla.

Perché tutto nacque dalla vostra inettitudine a battere con sportività la Juventus sul campo, ricordate la definizione nell’incipit dell’articolo? “… Il dimostrare, in attività sportive o in competizioni e prove di altra natura, quelle qualità di lealtà, correttezza, rispetto dell’avversario e disinteresse economico che sono, o dovrebbero essere, proprie del vero sport…”

Purtroppo, cari nemici interisti, ricordatevi alla prossima occasione utile, che la consuetudine a lottare contro tutto e tutti nello sport è ciò che fa la differenza tra la gloria e l’inferno.

In tutti e due i casi non si fanno né sconti ai detrattori e né tantomeno plausi di giubilo incontrollato ai sostenitori; non si avrebbe tempo da dedicare a nessuna delle due fazioni, perché l’ardore che permette di arrivare a tali traguardi (una finale è pur sempre un traguardo) non può in nessun modo essere dissipato in consolazioni macabre o inaspettate dagli avversari fuori dal campo.

Ordunque finiamola con questi balzelli tra nemici sportivi, perché è davvero l’essenza della pratica sportiva quella di avere un nemico da battere sul rettangolo di gioco.

Congratulazioni al Siviglia per la conquista di una Coppa dal sapore ancora romantico.

Cerchiamo invece di crescere sotto altri profili, come per esempio quello della pazienza verso i giocatori e gli allenatori, verso le scelte societarie e nei confronti delle annate che alcune volte non vanno e non andranno nel verso desiderato; cresciamo dal punto di vista dei valori sportivi della fatica, della dedizione e dell’attaccamento per la maglia che si indossa; riscopriamo il calcio dei campetti di periferia e dei sogni dei più piccoli di indossare quella maglia con il numero 10.

Lasciateci poi tifare per chi vogliamo, senza ipocrisie e senza indugiare troppo nella malafede, quella lasciamola al 2006, anche lì dovremmo iniziare a crescere riconoscendone il malaffare dei soliti faccendieri antisportivi.

Simone Pompili

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