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Il pagellone serie A 2019-2020: promossi e bocciati

Il campionato più lungo della storia. 344 giorni di durata, un anno solare con una ventina di giorni in meno. Dal 24 agosto 2019 al 2 agosto 2020. Colpa dei quasi 100 giorni di stop per il Covid, dal 10 marzo all’11 giugno dove il pallone non è rotolato in Italia. Lo scudetto finito dove finisce dal 2012, seppur in modo meno brillante e spettacolare degli anni scorsi. La Juventus di Sarri ha vinto senza dominare, senza imporre un proprio gioco, semplicemente perchè è riuscita a restare davanti. Ha preceduto per pochi punti Inter, Atalanta e Lazio. mentre nella coppa minore tocca a Roma e Napoli ai gironi e Milan ai preliminari. Retrocedono Lecce, Brescia e Spal.Un campionato diviso in due tronconi: quello prima della pandemia, con equilibrio e pubblico, e quello dopo la pandemia, con partite in pochi giorni, finali verso mezzanotte e tanti gol, anche bellissimi.  Ecco una rapida carrellata delle 20, pagelle, top e flop, in ricoroso ordine di classifica. 

JUVENTUS 6,5

Ai campioni d’Italia il voto andrebbe il voto più alto, ma stavolta si tratta di uno scudetto fin troppo “normale”. Vero che nulla è scontato, e rivincere diventa sempre più difficile, specialmente se gli avversari si rinforzano e raddoppiano gli stimoli. Ma si vince per la prima volta senza nessun primato, nè miglior attacco, nè miglior difesa. Si vince aggrappandosi alle invenzioni di un certo Cristiano Ronaldo (31 gol a 35 anni, mica male…) e di un ritrovato Dybala, eletto proprio miglior giocastore del campionato. A corrente alternata Higuain, apprezzabile la crescita di De Ligt ma soprattutto di Demiral, prima che l’infortunio di gennaio lo levasse di torno. Proprio difesa e centrocampo sono stati il tallone d’Achille di una squadra in difficoltà: Bentancur è stato l’unico in grado di reggere nel settore di mezzo, Pjanic si è eclissato, dopo una buona prima parte, Bernardeschi non è certo il giocatore apprezzato a Firenze. Le fragilità di Douglas Costa e Khedira in mezzo e Chiellini dietro sono state determinanti. In difesa poi le troppe pause di Bonucci, mentre troppi gli errori di Rugani, Danilo ed Alex Sandro. Si spera che con l’innesto di Arthur qualcosa migliori nel settore di mezzo, e dietro abbiamo giocatori in attesa del ritorno come Romero e Pellegrini. Serve rivoluzionare due settori che hanno bisogno di maggiore linfa, per poter essere maggiormente competitivi. 43 gol subìti non sono certo un ruolino da capolista. Oras spetta ad Andrea Pirlo l’ingrato compito di rcostruire, dopo l’amara uscita dalla Champions e la cacciata di Sarri.

INTER 6 

Come, solo una sufficienza per una squadra arrivata ad un punto dalla vetta? Sì, perchè Conte ha ridato competitività ad una squadra reduce da due quarti posti di fila, ma in realtà, dopo la bella partenza e l’impermeabilità durata fino a fine 2019 , il sogno scudetto è svanito già a marzo dopo la sconfitta allo Stadium, preceduta da prestazioni incolori a Lecce e col Cagliari. Dopo il Covid poi la squadra ha dilapidato tutto, con i punti buttati contro Sassuolo, Bologna (in vantaggio nel punteggio e di uomini!) ed a Verona. Il finale dignitoso col successo di Bergamo che è valso il secondo posto è arrivato a giochi ormai fatti. Tra i top, buona la prima stagione italiana di Lukaku, autore di 23 gol, e complementare con Lautaro Martinez. Tra gli inserimenti invernali, buona annata di Ashley Young, nonostante la sfida persa con Dybala a Torino. Dietro, buon contributo di D’Ambrosio e De Vrij, oltre alle solite prodezze di Handanovic, salvo qualche errore di troppo contro Sassuolo e Torino. Il più grande flop resta invece Eriksen: il danese arrivato a gennaio ha fatto più panchina che campo, bocciato clamorosamente da Conte, ed ha regalato un solo golletto in campionato. Anche Godin è sembrato sul viale del tramonto. Poi se mettiamo pure gli screzi dell’allenatore con la società..si parlava di un possibile divorzio e dell’arrivo di Allegri, ma ora avanzano le voci di una riconferma.

ATALANTA 8,5

Di sicuro il voto più alto, perchè la squadra di Gasperini continua il percorso di crescita ed inserimento tra le grandi avviato già nel 2017. Seconda qualificazione consecutiva alla Champions League, essendo pure l’unica italiana alla Final Four di Lisbona, un’utentica macchina da gol, sfiorando le 100 marcature in campionato (si è fermata “solo” a 98). Ha eguagliato il terzo posto della passata stagione dopo aver inseguito il secondo fino all’ultimo turno, non è mai stata realmente in corsa per il titolo (forse, senza quei passi falsi con Spal e Genoa nel ritorno, Torino, Bologna e Samp all’andata se ne poteva parlare…)ha realizzato goleade memorabili (tre partite concluse segnando 7 reti, con Udinese, Torino e Lecce, mentre col Brescia si è fermata a 6, senza contare lo storico 5-0 al Milan e quello successivo al Parma). I 18 gol a testa della coppia colombiana Muriel (spesso decisivo da subentrato) e Zapata, la stupenda stagione (9 centri) di Gosens, la classe del Papu Gomez, o la scoperta di Malinovsky, abile nei tiri da lontano,  ma in generale un rendimento di squadra altissimo. L’unica nota stonata riguarda forse il ritorno alla base a gennaio di Caldara, rimasto sotto le attese, e lo strano male oscuro che ha colpito Ilicic nel finale. La sconfitta con l’Inter al traguardo non guasta certo una stagione fantastica, scalfita solo dalla prematura eliminazione dalla Coppa Italia contro una Fiorentina non irresistibile.

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La coppia colombiana Zapata-Muriel, 18 gol a testa

LAZIO 7

Quì andrebbero fatti due giudizi: uno fino al 29 febbraio ed un altro dal 24 giugno in poi. Nel primo caso sarebbe una squadra da 9, nel secondo da 5. Bilanciando quindi, un 7. La grande rimonta autunnale, con la serie di vittorie consecutive, il top a dicembre col doppio successo sulla Juve tra campionato e supercoppa, poi quello sull’Inter a febbraio che l’ha candidata come prima inseguitrice della Juve. A giugno però il crollo improvviso, partito da Bergamo e proseguito con le tre sconfitte consecutive contro Milan, Lecce e Sassuolo che l’hanno fatta precipitare dal secondo al quarto posto, poi il recupero finale che però non ha evitato l’ultima piazza disponibile per il ritorno in Champions, salvo eventuali vittorie europee di Roma e Napoli. Da incorniciare la stagione della Scarpa d’Oro Immobile, eguagliando i 36 gol di Higuian del 2016, le buone prove dei soliti Caicedo, Correa, Luis Alberto e Milinkovic-Savic, e la scoperta interessante di Lazzari come esterno di centrocampo. Alla fine per Lotito, che era stato il principale precursore della ripresa a tutti i costi, l’estate è stata controproducente. Tuttavia un buon lavoro per Inzaghi: fino alla pandemia la sua squadra sicuramente è stata la più bella del campionato.

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Immobile, secondo italiano a vincere la Scarpa d’Oro, autore di 36 gol in campionato. Eguagliato il primato di Higuain nel 2016. 

ROMA 6,5 

Ha fatto quel che poteva con l’organico a disposizione Zorro Fonseca: un quinto posto con qualificazione ai gironi di Europa League per il secondo anno di fila. Mai in corsa per la coppa maggiore, tagliata fuori troppo presto per via di risultati alenanti: alla fine si è davvero raccolto il massimo. Il solito Dzeko poi ha offerto 16 gol  anche se davanti è mancato un partner affidabile: tra Kalinic, Kluivert e Under non c’è stato molto da sperare. Piuttosto, bene l’armeno Mikitaryan, buono con 9 reti alla sua prima stagione italiana, ed è stato l’anno della consacrazione di Zaniolo, anbche se il grave infortunio a gennaio che gli avrebbe fatto saltare l’Europeo è stato lenito dallo stop pandemia che gli ha permesso di recuperare e tornare in campo a luglio per la fase finale. Da salvare Perotti e Kolarov, mentre Zappacosta e Pastore sono stati vittime di problemi fisici.

MILAN 6,5

E’ il caso di dirlo: bravo a scoppio ritardato. Il Milan fino a gennaio è stato un’icognita, una squadra senza mordente, persa nei suoi problemi colmati col tonfo di Bergamo come punto più basso. Da gennaio in poi, grazie anche all’arrivo di Ibrahimovic ed al cambio Giampaolo-Pioli, la squadra ha cambiato registro, iniziando la risalita, e nel periodo post pandemia è rimasta imbattuta. Purtroppo ciò ha fruttato solo un sesto posto finale, un posto in meno dell’anno scorso, ed almeno c’è il rientro in Europa dopo la pausa forzata, anche se dalla porta di servizio dei preliminari di EL, già passati nell’estate 2017. Comunque le medie realizzative dello svedese, 10 gol in mezza stagione a 38 anni sono state sorprendenti. Ma soprattutto ha sorpreso la buona stagione di Rebic, alla sua migliore stagione italiana, dopo aver deluso a Firenze e Verona. Tra i top anche Calhanoglou , Leao ed il pararigori Donnarumma. Da dimenticare le annate di Leo Duarte e Castillejo, tagliato fuori dall’uragano Ibra. Nel finale si è segnalato anche l’oggetto misterioso Seelmeakers. Pioli si è meritato la riconferma, dopo che è saltato l’ingaggio del misterioso Rangnick.

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Sorprendente la stagione di Ante Rebic

NAPOLI 6

Anche quì due stagioni separate: deludente fino a dicembre con Ancelotti, nonostante gli ottavi di Champons centrati, rigenerato con Gattuso, che ha portato in dote la Coppa Italia e vittorie importanti contro le grandi del campionato. Senza la disastrosa prima parte, forse i partenopei avrebbero potuto ambire a qualcosa di più di un settimo posto. Resta il record dell’undicesima qualificazione europea consecutiva, ma stavolta è quella minore. Bene l’annata di Milik, forse il migliore in fase reralizzativa, più incostanti Mertens ed Insigne, sufficiente Callejon. Ci si aspettava qualcosa di più da Lozano, mentre Llorente, dopo buone partite nella fase iniziale, è sparito. Da salvare sicuramente la gestione Gattuso, ma stagione al di sotto degli standard, salvata dalla coppa nazionale.

SASSUOLO 7

Dopo Atalanta e Milan, la palma di squadra più spettacolare spetta al bel Sassuolo di De Zerbi, soprattutto dopo il lockdown. L’esplosioine di un talento come Boga, tanta corsa e gol spettacolari, la conferma ad alti livelli di Berardi, forse alla sua migliore stagione in assoluto, il fiuto del gol innato (21 gol) di Ciccio Caputo, ma anche l’inserimento graduale di elementi come Toljan e Muldur, e l’uscita nel finale di un giovane interessante come Raspadori. L’unica squadra a non aver perso contro la Juve di Sarri, rischiando di vincere sia all’andata che al ritorno. Tra i punti negativi, il ritorno di Defrel è stato meno incisivo del solito, e Locatelli sembra non mantenere le promesse ai tempi del Milan. Sarà testa di serie nella prossima edizione della Coppa Italia, ammesso si mantenga la stessa formula.

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Ciccio Caputo ed il messaggio dopo il gol al Brescia del 9 marzo, scena ormai fotografia della sospensione per Covid

VERONA  7

Buona stagione anche per la squadra del bravo Juric, chiusa al nono posto, ma vissuta tutta ai limiti della qualificazione all’Europa League: anzi, se la classifica fosse stata congelata prima del lockdown, la squadra avrebbe strappato un posto per i preliminari di Europa League. Essendo l’unica tra le tre neopromosse della passata stagione ad essere rimasta nella massima serie, ed avendo chiuso nella parte sinistra della classifica, gran risultato. Sono stati lanciati giovani interessanto come Kumbulla, Amrabat, (già della Fiorentina) Pessina, Faraoni e Zaccagni, nonchè la rivalutazione dello stagionato Di Carmine, e qualche lampo di Veloso. Tra i punti negativi, col senno di poi non hanno fruttato molto gli inserimenti invernali di Eysseric e Borini, mentre anche Pazzini fa sentire il peso degli anni.

FIORENTINA 5,5

Perchè l’insufficienza? Perchè in realtà per la Viola è stata una stagione più che anonima, sia con Montella che con Iachini: stagione passata sempre tra il centro classifica ed i limiti della zona retrocessione, salvo poi il platonico finale, in cui sono arrivate vittorie ormai quando non c’era più nulla da dire. Restano come punti alti i pari imposti a Juve ed Inter ed il successo sul Milan a San Siro: l’inserimento di Ribery è stato buono a metà, con la stagione condizionata da un lungo infortunio (che sarebbe stata finita senza il lockdown), Chiesa ha comunque fatto il suo, Pulgar è stato cecchino dal dischetto, si segnalano in positivo le esplosioni di Vlahovic e Castrovilli, quest’ultimo soprattutto nel periodo pre pandemia. Nel finale gloria anche per Kouamè, preso nel pieno di un infortunio. Discreto Boateng, prima della solita fuga invernale.

PARMA 6,5

Per la squadra di D’Aversa una buona stagione, una tra le migliori post-Parmalat: la salvezza, obiettivo principale, è stata una formalità subito sistemata, e la squadra ha potuto prendersi anche delle buone soddisfazioni. In particolare, messa in risalto la coppia Cornelius-Kulusevsky: i due scandinavi, in particolare il giovane svedese di proprietà juventina, hanno contribuito in modo determinante alla stagione della squadra. Seppur non reclamizzati, hanno fatto la loro parte anche il neo-svedese Gagliolo, Iacoponi e Kucka. Gervinho, scongiurata la fuga a febbraio, è rimasto ed ha fornito il suo modesto contributo. Non positiva invece la stagione di Inglese, tormentato da infortuni. Davvero inutile anche l’arrivo di Radu in porta, fuggito dal Genoa per non giocare mai

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Dejan Kulusevski

BOLOGNA 6,5

Cosa chiedere di più ad una squadra che già tormentata dalle condizioni di salute di Mihajlovic è riuscita a tagliare il traguardo di una brillante salvezza senza rimanere mai coinvolta nella lotta per non retrocedere? La squadra ha rappresentato esattamente lo spirito guerriero del suo allenatore. Pur non più giovanissima, è riuscita comunque a dare continuità al progetto dell’allenatore, rivalutando comunque due leve interessanti come Orsolini e Barrow, giunto a gennaio in prestito dall’Atalanta e decisivo soprattutto nella parte post-covid. Non indifferente il contributo dell’esperto Palacio e di Sansone, Soriano ed il difensore goleador Bani. 

UDINESE 6

Compitino assolto. Niente di più per la squadra friulana, che dopo la bocciatura del progetto Tudor ha lasciato a Luca Gotti, partito come traghettatore e poi confermato, il compito di condurre la nave verso il traguardo. Obiettivo centrato soprattutto grazie ad uno scalpo eccellete: quello della Juventus nella gara del 23 luglio. Tra le conferme, quelle di bomber Lasagna, e poi De Paul, Okaka e Fofana. In misura minore pure a Nestorovsky, che a Palermo aveva abituato a ben altre medie. Pure rinunciando a Pussetto a gennaio, coinvolto nel solito stucchevole gioco di prestiti nelle squadre di famiglia dei Pozzo.

CAGLIARI  6

Poteva essere molto più alto il giudizio sui sardi, dopo le premesse del girone d’andata con la gestione Maran: la squadra aveva toccato anche il terzo posto e sembrava ripetere la favola dell’Atalanta dell’anno prima, ideale testimone il successo a Bergamo di novembre. Invece con l’arrivo del 2020 il poker preso dalla Juve ed il brusco calo, che ha ridimensionato di molto le ambizioni degli isolani: ne ha fatto le spese il tecnico, esonerato proprio all’inizio della pandemia e rilevato da Zenga, che ha dovuto aspettare tre mesi prima di prendere in mano la creatura e condurla ad una semplice salvezza. Ora strada spianata a Di Francesco. Dolorosa la rinuncia per tutta la stagione a Pavoletti, anche se il Cholito Simeone non l’ha certo fatto rimpiangere come gol: 12, dietro al cannoniere principe Joao Pedro (18 gol). Trascinata da Nainngolan, la squadra però merita la sufficienza, anche se dispiace viste le premesse dell’andata.

SAMPDORIA 6

Stagione sofferta e sempre a rischio: l’avventura di Di Francesco è durata solo sette turni sulla panchina blucerchiata, dopodichè gli è subentrato Ranieri, come successo l’anno prima alla Roma. Ed il tecnico romano ha condotto i genovesi ad una salvezza risicata, grazie soprattutto allo stacco decisivo nel mese di luglio. Da segnalare la buona stagione di Gabbiadini. Meno devastante stavolta Quagliarella, ma il suo buon contributo l’ha dato comunque. Anche Linetty ha dato un buon contributo, mentre nel momento della volata salvezza Ranieri ha valorizzato il giovane Bonazzoli.

TORINO 5,5

Dopo la sfuriata iniziale, la squadra granata è tornata nei ranghi e si è dovuta accontentare di una salvezza senza squilli di tromba. La stagione altalenante, col picco di risultati negativi a gennaio/febbraio, ha portasto all’esonero di Mazzarri ed all’arrivo del tecnico di casa Longo, che ha portato a termine l’avventura pur senza entusiasmare. Una buona fetta di salvezza è passata dai piedi di Belotti, 16 gol per il Gallo, stagione discreta anche per Berenguer, Izzo e Bremer, mentrte l’atteso Zaza si è riscattato nel finale. Peccato per la tanto millantata difesa migliore della Juve, che non è durata molto.

GENOA 6

Il solito anno vissuto pericolosamente, oscillando tra terz’ultimo e quart’ultimo posto. La volata finale col Lecce si è risolta a proprio favore, e quindi altra salvezza strappata all’ultimo. Una salvezza con tre allenatori, Andreazzoli, Thiago Motta e Nicola.  Senza bomber di spicco, basti pensare che il miglior marcatore è Goran Pandev, classe 1983, con 9 centri, seguito da Criscito, un difensore, con 8 reti, tutte su rigore. Tra i giovani si segnalano Pinamonti e Romero, la cessione invernale dell’ottimo Kouamè, nel mezzo di un infortunio è stato un colpaccio di Preziosi, anche se i ritorni di Iago Falque (2 reti su rigore) e Destro (0 gol) sono stati delle delusioni. Bocciato anche Favilli, rimasto a secco, alla fine nonostante non sia un fulmine, non è da disprezzare neppure Sanabria, autore della doppietta al Verona nella giornata salvezza. Il ritorno di Perin a gennaio ha scontentato il titolare Radu, partito per Parma e smarritosi.

LECCE 5

Leggasi alla voce: gol subìti. 85, signori, proprio 85. Difficile pensare alla salvezza con queste cifre. In realtà, dopo un autunno ed inverno incoraggianti con risultati soprattutto in trasferta (vittorie a Torino, Firenze e Napoli, pari a San Siro col Milan..) nonchè i pari interni con Juve ed Inter ed il poker al Torino, sembrava avviata la strada per la salvezza..ma la difesa ha iniziato a fare acqua da tutte le parti ed alla fine le goleade sono aumentate, compromettendo tutto. 14 gol per il bomber e cecchino Mancosu, anche Lapadula è stato decisivo nel finale. Meno si è visto da Farias e Babacar, nonostante le aspettative. Complimenti per la fiducia incondizionata a Liverani.

BRESCIA 5

Altra comparsata rapida in serie A come nel 2011. mai realmente in corsa per la salvezza, nonostante l’altisonante arrivo di Balotelli, che seppure abbia segnato 5 gol, ha interrotto bruscamente il rapporto con la società in periodo Covid per via di comportamenti non troppo consoni. Chiuso il rapporto con uno delle poche speranze di salvezza, la squadra si è spinta giù, nonostante l’impegno della coppia Donnarumma-Torregrossa. Era l’anno buono per lanciare il talentino Tonali e per altri virgulti come Bisoli e Spalek. Alla fine si è segnalato anche il giovane primavera Papetti, inserito in prima squadra e già in gol. Un annata burrascosa con ben quattro cambi di allenatore: Corini, Grosso, ancora Corini e poi Lopez.

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Non ha molto giovato alle Rondinelle l’inserimento di Balotelli

SPAL 4,5

Dopo due salvezze brillanti, stavolta non  c’è stato nulla da fare: chiude all’ultimo posto, con la serie negativa più lunga, ben 28 sconfitte ed unica squadra senza successi nel post Covid. Retrocessione inevitabile, che è peggiorata con l’esonero di Semplici e l’ingaggio di Di Biagio, mai vittorioso con gli estensi. Poche individualità da salvare, da Petagna, al giovane Strefezza, per il resto c’è poco da ricordare in questa annata, se non qualche guizzo di D’Alessandro e Di Francesco.

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