#RawDiamonds

#RawDiamonds: Dominik Szoboszlai

Non ne faccio mistero il ragazzo di cui parliamo oggi è senza dubbio uno dei miei feticci calcistici.

L’astro nascente di una scuola calcistica antica, raffinata e decadente, nel senso letterario del termine. Un centrocampista moderno, ma con una tecnica e una classe che ci rimandano indietro ai fasti antichi del calcio mitteleuropeo.

Stiamo parlando del già abbastanza noto Dominik Szoboszlai, oggetto del desiderio di mezza Europa e protagonista dei presunti pizzini del signor Paratici da almeno un paio d’anni.

Biografia

Dominik Szoboszlai nasce il 25 ottobre 2000 in Ungheria, a Székesfehérvár a metà strada fra il Balaton e la capitale Budapest. Nella città dei Re ungheresi, teatro delle incoronazioni dei monarchi medievali, si inizia a a parlare sempre più spesso di un ragazzino che già da giovanissimo risplende di eleganza regale, figlio di un ex calciatore: Zsolt Szoboszlai.

La prima maglia che indossa è quella della club cittadino Videoton FC, sebbene l’esperienza duri una sola stagione per poi continuare il percorso di crescita al Fonix-GOLD.

Crescendo attira gli interessi dei club della capitale. L’Újpest se lo assicura per una stagione, ma non converte il prestito in un trasferimento definito nel 2011, mentre pochi anni più tardi sarà l’MTK Budapest a mettere le mani sul talentuoso Dominik.

Dura poco l’avventura nella capitale magiara perché da oltre confine il colosso del Toro Rosso ha posato gli occhi sul ragazzo.

Il percorso è simile a quello di molti giovanissimo: arrivo al club satellite Liefering dopo che la casa madre di Salisburgo ha staccato un assegno da mezzo milione di euro in direzione Budapest.

Dominik passa un anno e mezzo di apprendistato nel club di serie B austriaca, registrando 42 presenze e 16 reti ed 8 assist. Non male per un ragazzo nemmeno maggiorenne.

Le prestazioni con la succursale valgono la promozione al RedBull Salisburgo, suo club attuale dove nell’arco di tre stagioni alzerà al cielo tre campionati austriaci e due coppe d’Austria, togliendosi pure la soddisfazione di essere nominato nel l’undici ideale durante la stagione 18-19 e Mvp del campionato nella stagione appena conclusa, grazie a nove reti e dieci assist messi assieme in 18 presenza da titolare e nove da subentrato.

Dominik ad oggi è senza dubbio la stella del campionato austriaco, dimensione che sta iniziando a diventare inevitabilmente stretta per un talento come il suo.

Da Salisburgo abbiamo già visto sorgere talenti come Sadio Manè, Upamecano, Haaland, Sabitzer, Haidara e Naby Keita. A questa lista importante di ex dovrebbe aggiungersi l’ungherese in questo strano calcio mercato, con tantissimi club interessati ai suoi servigi, dalla Serie A (Juventus, Milan e Lazio), alla Bundesliga (RB Lipsia, Borussia Dortmund e Bayern) fino alla Premier League (Arsenal, Everton, Liverpool e Tottenham).

Caratteristiche tecniche

Prima di descrivere il giocatore credo sia giusto fare una piccola premessa.

Ad oggi Dominik Szoboszlai è un adulto che gioca con dei bambini nel campionato austriaco, nonostante i suoi 19 anni, il magiaro ha un livello di gioco esageratamente superiore a quello del contesto in cui si trova, con tutti i pro e contro del caso.

Detto questo possiamo iniziare ad analizzare il giocatore che è e che potrebbe diventare il numero 14 del RedBull Salzburg.

Il ruolo in cui incasellarlo non è definito. Il tecnico Marsch lo utilizza prevalentemente come falso esterno sinistro o trequartista in un assetto tattico interessante ed estremamente fluido che passa senza problemi dal 3-4-1-2, 3-1-4-2 o 4-4-2. Probabilmente ciò che definisce maggiormente l’impiego di Szoboszlai non è tanto il ruolo, ma la interpretazione dello stesso. Che venga utilizzato dietro le punte o sulla fascia, Dominik cerca spesso di giocare fra le linee, nei cosiddetti “half spaces”, fungendo da facilitatore e da catalizzatore di gioco per i compagni.

La sua capacità di farsi trovare fra le linee sopratutto in transizione veloce è fondamentale nel gioco del Salisburgo, dato che spesso si trova contro squadre arroccate in difesa che bisogna sorprendere con offensive rapide e dirette.

L’interpretazione del ruolo è estremamente associativa ed intelligente, riuscendo a muoversi nell’ottica di creare spazi per i compagni e di offrire sempre un appoggio pulito al portatore di palla. Si tratta di un calciatore che sa bene cosa fare con il pallone fra i piedi, ma che nonostante la giovane età, riesce a muoversi con grande efficacia e astuzia anche senza palla, sopratutto in situazioni di transizione e di attacco alla porta. Non è un centrocampista incursore, dato che preferisce gravitare al limite dell’area di rigore, anche se ha dimostrato di saper essere efficace in zona gol, pur prediligendo l’assist.

Dal punto di vista di gestione della palla Szoboszlai ama avere il pallone, gestirlo e creare palla al piede. Tuttavia se la sua fame di palloni non viene saziata tende a frustrarsi ed isolarsi dalla gara, assumendo talvolta un atteggiamento pigro, sopratutto in fase di non possesso, o forzando la giocata inutilmente spettacolare quando finalmente chiamato in causa. Proprio questi sono probabilmente i difetti maggiori del giovane ungherese che deve crescere in concentrazione e approccio alla gara.

In questo senso è palese la necessità per lui di mettersi alla prova in un contesto più provante per lui, di maniera di migliorare e crescere, cosa che in Austria pare difficile visto il livello del campionato locale.

A livello tecnico invece parliamo di un giovane molto dotato. La capacità di passaggio è di grandissimo pregio e Dominik ama particolarmente il ruolo di “quaterback” cucitogli addosso da Marsch. I tanti palloni toccati vengono smistati tanto con tocchi corti, come con filtranti in profondità o con lanci lunghi a cambiare gioco. Sempre con buona tecnica e tempismo, anche se a volte indugia eccessivamente nella ricerca del colpo ad effetto.

Con la palla fra i piedi il numero 14 sa bene come dribblare, proteggere e condurre, nonostante non sia un mostro di dinamismo e velocità. L’uno contro uno viene cercato spesso dal magiaro che è in grado di superare il diretto avversario sia di potenza, la stazza è importante, sia con soluzioni tecniche più elaborate.

Da migliorare la capacità di scegliere quando cercare il duello, visto che le palle perse occasionate non sono poche e possono rivelarsi sanguinose, specialmente a livello di competizione più alti.

Per quanto riguarda la conclusione a rete, Dominik non cerca spesso quanto potrebbe il bersaglio, a volte a torto, altre a ragione, ma sa colpire a dovere anche da buona distanza e su calcio piazzato.

Fisicamente ha una buona stazza, 1.86 cm, ancora piuttosto longilineo, nonostante durante l’ultima stagione abbia lavorato in palestra per migliorare la muscolatura della parte superiore del corpo, cosa di cui ha beneficiato nel gioco, specialmente nella protezione della palla e nella conduzione palla al piede.

Non è un velocista, ne particolarmente dinamico, anche se la capacità di lettura del gioco lo può aiutare sopratutto in fase offensiva. Deve certamente migliorare il gioco aereo, infatti, nonostante la statura, soffre notevolmente nel gioco aereo.

Evoluzione

Lo sviluppo calcistico di Szoboszlai è sicuramente un qualcosa di molto interessante.

Personalmente credo sia necessario nel modo più assoluto una scelta del percorso di crescita da fare, che direzione prendere come ruolo e posizione in campo, onde evitare la cosiddetta “Sindrome di Bernardeschi”, cioè perdere il talento fra mille ruolo e interpretazioni di ruoli diventando un calciatore ne carne ne pesce.

In quest’ottica la scelta del prossimo club e di conseguenza allenatore potrebbe rivelarsi fondamentale nello sviluppo del talento ungherese che pur essendo già piuttosto abituato a calcare i palcoscenici europei, tanto col club che con la nazionale, è pronto e da formare allo stesso tempo.

Alcuni analisti accostano il suo possibile percorso evolutivo a quello di De Bruyne. Il belga in giovane età si esprimeva con la stessa classe e con i medesimi difetti prima di trovare sul suo cammino Guardiola che lo incanalasse in una interpretazione più efficace e intelligente del suo ruolo.

In effetti arretrare il raggio di azione di qualche metro per sfruttare meglio la capacità di creazione e di dialogo coi compagni è una via assolutamente percorribile. Tuttavia se a livello offensivo Dominik pare poter avere il potenziale di un De Bruyne, deve assolutamente crescere in fase di non possesso, sotto il profilo delle scelte, della concentrazione e della capacità di recuperare palla.

Sicuramente è la via più difficile, ma credo quello da mezzala sinistra sia la via che può portare ad esprimere al massimo il talento ungherese come un centrocampista box to box estremamente moderno, ma di una eleganza e stile barocco non propri della nostra epoca.

L’alternativa all’arretramento è ovviamente un avanzamento e la trasformazione in playmaker esterno atipico. Un po’ alla Dusan Tadic, cervello dell’Ajax. Nella posizione di falso esterno sinistro Dominik potrebbe esprimere il suo estro liberamente, giocando fra le linee e negli spazi, come ama fare, ma mancando di velocità e dinamismo non credo che la sua carriera possa svolgersi a livelli altissimi, come potrebbe essere nel primo caso.

Anche da trequartista Szoboszlai ha di fronte una ottima carriera, ma si tratta di un ruolo difficile, estremamente punitivo e che pochi usano in maniera classica. In questo senso avrebbe senso l’interesse della Lazio dove potrebbe diventare l’erede non tanto di Milinkovic Savic, ma bensì di Luis Alberto.

Qualunque sia la scelta è innegabile che il talento del numero 14 dei tori di Salisburgo sia cristallino. Va guidato ed indirizzato al meglio per poter rendere questa gemma funzionale al contesto tattico, come fatto finora dal coach Marsch.

Vestito in bianconero

In bianconero starebbe molto bene, senza dubbi o mezzi termini. L’età, il costo, la personalità, il talento dimostrato e il potenziale sono certamente quelli di un profilo su cui puntare forte in un anno di rinnovamento e riforma come questo pazzo 2020.

Sotto la guida di Pirlo, che due o tre cose su come gestire il centrocampo le può insegnare, credo possa crescere con i giusti ritmi e nella giusta direzione técnico tattica, non necessariamente come titolare, ma come elemento di rotazione importante.

Dovrebbe certamente mettersi al lavoro duramente per migliorare la fase difensiva dovendo verosimilmente andare ad occupare la posizione in campo del partente Matuidi, ma solo immaginare il talento di Szekesfehervar con il pallone fra i piedi nelle tante situazioni in cui era il francese il nostro “inventore” di gioco mi da un senso di pace e sollievo.

Come sempre qui si discute di potenziale, di promesse, ma in questo caso ho pochissimi dubbi, qualora la nostra società avesse la possibilità di mettere le mani sul talento magiaro lo vorrei vedere firmare a fianco di Agnelli quanto prima. Probabilmente resterà uno di quei giocatori più estetici che efficaci, ma lo stesso si diceva di un certo Zlatan Ibrahimovic prima che approdasse a Torino e, con il dovuto rispetto, in Szoboszlai vedo la stessa classe, la stessa volontà di dominio sul pallone che c’era nel giovane attaccante svedese ai tempi ed oggi ne parliamo come uno dei giocatori più importanti della sua generazione, spero vivamente di potermi esprimere allo stesso modo fra quindici anni per Dominik.

Stefano Follador

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...