Nero Su BIanco

QUESTIONE DI COME

Che la Juve potesse vincere lo scudetto era opzione non scontata ma abbastanza possibile.
Che la Juve potesse essere eliminata dalla Champions era un’opzione non scontata ma abbastanza possibile.
Tutto ciò non facendo chissà quale tipo di valutazioni, semplicemente guardando la nostra rosa e il nostro recente storico.

Tralasciamo anche gli evidenti errori dirigenziali da diversi anni a questa parte in sede di calciomercato, li affronteremo in un altro momento.

E non consideriamo ora nemmeno i risultati deludenti nelle due “competizioni minori” con due finali malamente perse, concentriamoci su altro.

Bene.

Dunque nessuna sorpresa, prendiamo le cose con serenità ed equilibrio, specie in un annus horribilis a livello globale come questo.
Oltretutto che la qualificazione l’abbiamo gettata alle ortiche non ieri sera, ma nella disastrosa e imbarazzante prestazione dell’andata, senza attenuante alcuna.

Quello che però di questa stagione deve essere preso in esame e seriamente valutato è il COME si è arrivati ai vari risultati.
Si è sostituita una guida tecnica (la quale aveva anch’essa una rosa con tante lacune che riusciva però in un modo o nell’altro a mascherare – spero che i tanti, troppi, #AllegriOut se ne siano finalmente accorti e possano fare un passo indietro chiedendo scusa – e che non era certo stata accontenta nel corso delle stagioni nelle sue richieste tecniche) per prenderne una che ha fatto nettamente peggio, in modo incontrovertibile.

Ha fatto peggio nel COME, nel tanto ricercato gioco, nel tanto agognato cambiamento.
Ha fatto peggio nei numeri.
Ha fatto peggio nella trasmissione delle sue idee, della sua filosofia, del suo porsi al gruppo e ai media, nella sua credibilità.
Ha disintegrato una solidità difensiva pluriennale, ha scardinato il timore che incutevamo agli avversari, il tremendismo che emanavamo si è dissolto, nessuna squadra che ci affronta ha più paura della Juventus, perché sa di poterle fare male e sa esattamente COME poterle fare male.
Perché questa Juve non è squadra, non ha tenuta mentale, orgoglio, cattiveria, identità, compattezza.
È un’accozzaglia, per altro mal assemblata, di individualità.
Senza codici, senza certezze a cui aggrapparsi nelle difficoltà di una singola gara, che appena una partita esce dai binari di come era stata impostata e preparata si perde per non ritrovarsi più.

Sono stufo degli alibi e delle dichiarazioni imbarazzanti che il mister blatera ai microfoni.
Ma ancor di più sono stufo di vedere cotanta mollezza e pressapochismo, di assistere ad uno scempio impresentabile ogni qualvolta guardo una partita della mia amata.
Non ne posso più.
È stata una stagione faticosissima, ma non per il covid, quello ha solo prolungato l’agonia (e personalmente penso ci abbia fatto pure un favore perché senza di esso per diversi motivi nemmeno il campionato vincevamo).

Se fai una rivoluzione con l’uomo sbagliato alla guida, la rivoluzione finisce in un bagno di sangue e non ci sarà cambiamento alcuno, ma solo perdita di tempo, energie e risorse.
Credo che Agnelli lo abbia capito.
Mi affido a lui, perché è come noi.
Uno di noi.
E avrà sofferto a vedere una squadra ridotta in questo modo nel giro di un anno.

Che possa essere presa la decisione più giusta, per il bene della Juve.
Senza essere tacciati di allegrismo o antisarrismo, non me ne frega un cazzo di queste diatribe da sfigati.
Ma solo per il bene del Club.

Fino alla fine.

Lorenzo Nicoletti

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