Ad Est della Signora

MASOPOUST, IL DUKLA PRAGA E LA GRANDE ILLUSIONE BIANCONERA

Per raccontare la storia di Jozef Masopoust bisogna prima raccontare quella del Dukla Praga, ed il suo flebile filo di Unione con la Vecchia Signora.Non è necessario partire da molto lontano. Non ci troviamo, come accaduto per la fondazione di numerose squadre, in un bar o su una panchina (così com’è capitato ad esempio alla Juventus), ma nel mezzo di una delle battaglie più cruenti della Seconda guerra mondiale. Slovenské národné povstanie (SNP) significa Insurrezione Nazionale Slovacca ed ebbe inizio il 29 agosto del 1944 a Banská Bystrica, quando gli slovacchi si ribellarono improvvisamente e con decisione ai tedeschi. La città divenne ben presto il centro della resistenza antinazista e il centro politico militare dell’insurrezione.
Allo stesso tempo, l’Armata Rossa, nella quale erano accorpati oltre 16.000 soldati cecoslovacchi, si stava avvicinando sia da nord sia da est. Radio Mosca, attraverso la leggendaria voce dello speaker Yuri Levitan, (colui che esordiva con: “Attenzione! Qui parla Mosca…), informava le popolazioni delle avanzate dell’esercito sovietico. Il governo cecoslovacco di Londra guidato dal presidente Beneš, era al corrente dei preparativi dell’insurrezione che si stava man mano organizzando e li approvava appieno.
Condizione indispensabile per la riuscita dell’impresa era l’intervento in aiuto all’insurrezione dell’Armata Rossa, nella Polonia sud-orientale: perché il congiungimento degli insorti con l’esercito russo potesse avere luogo, era necessario che l’esercito russo si impadronisse del Passo di Dukla, luogo strategico sul confine tra Polonia e Slovacchia. Tale offensiva incontrò, da parte nazista, una resistenza durissima e l’operazione Dukla-Prešov si dimostrò una delle più sanguinose sul Fronte Orientale.
Nei due mesi di battaglia, 21.000 soldati sovietici persero la vita insieme a quasi due mila soldati cecoslovacchi. Ci vollero più di cinquanta giorni per scacciare gli uomini del Terzo Reich dalla Slovacchia. A questa epica pagina nella storia della liberazione europea si deve il nome della squadra di calcio sponsorizzata dall’esercito ceco: ancora oggi, a glorioso memento del passato, essa porta il nome di Dukla Praga.
Il Dukla Praga era inizialmente conosciuto come ATK (Armádní Telocvicný Klub), l’abbreviazione ceca di Club dell’Esercito di Ginnastica. Per accelerare (o meglio, favorire) la sua ascesa ai vertici del calcio cecoslovacco fu introdotta una regola particolare: ogni giocatore che aveva prestato servizio militare sarebbe entrato automaticamente nelle fila del Dukla, anche se era sotto contratto con un’altra squadra. L’ingresso della squadra nella massima serie fu tutt’altro che ortodosso e il club ebbe il via libera per scegliere i migliori giocatori sulla piazza. Come descrisse Radovan Jelínek, autore di diversi libri tra cui The First World Atlas of Football:
“Normalmente ogni squadra avrebbe dovuto qualificarsi per giocare nella massima serie. Non fu il caso del Dukla Praga. Verso la fine degli anni ‘40, i migliori club cecoslovacchi vennero “istruiti” a cedere al club del partito almeno uno dei loro giocatori. Oggigiorno sarebbe qualcosa di inaccettabile. Fu questo l’inizio della storia del Dukla. Una volta che ebbe in rosa tutti i migliori giocatori provenienti da altri club, ad esempio sette giocatori provenienti dallo Slavia o cinque dai Bohemians, dominò il calcio cecoslovacco
Se si parla di Dukla, il pensiero corre veloce a Jozef Masopoust giocatore che in pochi sanno fu nelle mire della Juventus, fuoriclasse che guidò i giallorossi per tredici lunghi anni, dal 1953 al 1966. Figlio di un minatore di Most, già città dei Sudeti, il giovane Josef aveva firmato nel 1949 un contratto da professionista con il Vodotechna Teplice all’età di diciotto anni. Assomigliava, calcisticamente parlando, all’ungherese József Bozsik, giocatore cardine della Honvéd e della grande Ungheria.
Masopust era un trequartista e una mezzapunta dotata di un gran ritmo di gioco, la sua qualità migliore era la capacità di utilizzare magnificamente entrambi i piedi. Riusciva a calibrare dei passaggi perfetti per i compagni e sfornava assist al bacio mettendo gli attaccanti davanti al portiere avversario; in suo onore fu addirittura coniato il termine “Masopust-slalom” per indicare una serie di dribbling rapidi effettuati in spazi brevi che disorientavano e stordivano gli avversari.
Tecnica, resistenza e visione di gioco sopraffina, Josef era un vero e proprio instancabile motorino nel centro del campo.
Pallone d’oro nel 1962, lo stesso anno in cui aveva conquistato la finale dei campionati del mondo in Cile, (Brasile-Cecoslovacchia 3 a 1 con gol dello stesso Masopust) con la propria nazionale, Pepik, come lo chiamavano affettuosamente i tifosi, conquistò il trofeo indetto da France Football superando nelle valutazioni il portoghese Eusebio.

Non proprio l’ultimo arrivato. Piccolo aneddoto: durante le eliminatorie dei mondiali del 1962, Masopust sta per contrastare in maniera piuttosto decisa Pelè. Vedendolo zoppicante desiste dal tackle. O Rei se ne accorge e butta la palla in rimessa laterale.

 

“Masopust era un trequartista di tale tecnica, da dare l’impressione di essere nato in Brasile, non in Europa. Un tipo di giocatore alla Platini, alla Beckenbauer, paragonabile oggi a uno come Xavi.

Soprattutto un uomo di grande intelligenza anche fuori dal campo”.

Pele

Firmato Edson Arantes do Nascimento, per tutti, Pelé.
Ed in quel periodo che per la prima il nome del Dukla Praga venne associato a quello della Juventus, le bizze di Sivori giocatore fortissimo ma con un carattere eccentrico spingono i bianconeri a guardarsi intorno si parla prima dell’arrivo di Pelè, il quale Rifiuta la corte della Signora con “No, Obrigado ma sto bene al Santos” e poi di Eusebio la pantera del Mozambico che al pari di O’Rey rifiuterà la corte della Juventus. A questo punto i bianconeri iniziarono a guardare ad Est e per la precisione in casa del Dukla Praga, l’obbiettivo dichiarato degli Agnelli è Jozef Masopoust. Con il Dukla Praga non si poteva trattare bisognava farlo direttamente con il governo cecoslovacco il quale fu perentorio nella risposta: “Nie! Masopoust è un patrimonio nazionale e non si muoverà da qui per nessun motivo!”. La Juventus non si arrese e mise sul piatto anche la costruzione di alcune fabbriche F.I.A.T. sul territorio cecoslovacco ma a quel punto giunsero a sorpresa le dichiarazioni dello stesso Jozef Masopoust:” Non m’interessa l’Italia e tanto meno la Juventus sto bene al Dukla!” frasi di circostanze o frasi sincere di Masopoust? Non lo sapremo mai ma a quel punto anche la dirigenza bianconera dovette desistere!
Ma torniamo alla squadra e alle sue vittorie.
Nel frattempo la carriera di Masopust andava terminando e vide la sua trasformazione in giocatore/allenatore e quindi definitivamente in allenatore: nel 1969 Josef guidò il Crossing Molenbeek alla promozione in prima divisione belga. Ma anche se il suo nome fosse Masopust e fosse lo sportivo più noto del paese, trovare un accordo con il regime non fu per niente facile e difatti gli fu consentito di giocare all’estero solo verso la fine della sua carriera e solo a 37 anni, nel 1968, divenne formalmente un professionista ma la Juventus rimase per lui un sogno.


Comprensibilmente, il regime era preoccupato di creare un pericoloso precedente e perdere in futuro altri giocatori, i quali potevano avrebbero potuto desiderare di essere ceduti oltreconfine, allettati da stipendi più cospicui.
Un sogno mancato per La Juventus ed un sogno mancato anche per lui, probabilmente, ma circa un trentennio dopo un altro giocatore cresciuto nel Dukla Praga verrà a far grande la Juventus diventandone un simbolo e una bandiera e vincendo con la maglia della Juventus quello stesso trofeo vinto da Masopoust negli anni ’60 il Pallone d’ oro… Il suo nome: Pavel Nedved, ma questa signori è un altra storia.
Una curiosità i destini di Juventus e Dukla Praga non s’incrociarono mai sul campo… Ma solo a livello di mercato, un mercato che ai tempi di Masopoust, oltre la cortina di ferro, non era tollerato!

Di Danilo Crepaldi

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