INTERVISTE CALCIATORI

ESCLUSIVA RBW1897: INTERVISTA A GIUSEPPE FURINO

Giuseppe Furino classe 1946, ex capitano della Juventus, detentore di 8 scudetti, coppe nazionali, eroe di Bilbao 77 si racconta a radioblackandehite1897.com

Finale di carriera. In molti si ricordano l’ultimo quarto d’ora concesso da Trapattoni, e la sua indimenticabile intervista agli armadietti carica di commozione. Come ricorda quei momenti?

È stato un momento molto particolare della mia esistenza. Una vita dedicata allo sport, con abnegazione e lealtà verso di esso. Sono cresciuto in provincia di Napoli, nel Nolano, al paese di mio padre. Giocavo a pallone per strada, fino a che papà, Maresciallo dei Carabinieri chiese il trasferimento a Torino. Da buon juventino non mi sembrava vero poter abitare nella città della mia squadra del cuore. Ho avuto la grandissima fortuna di poter giocare nel club di cui ero tifoso, privilegio incalcolabile per un calciatore. Arrivai alla Juventus in adolescenza, scalando tutte le varie categorie, separandomi da Lei per l’esperienze al Savona e al Palermo per poi rientrare alla base. Ricordo con grandissima emozione il primo campionato vinto e i relativi festeggiamenti con la squadra. Sollevammo molti trofei negli anni a venire, togliendoci moltissime soddisfazioni. Avendo vissuto una vita agonistica talmente straordinaria e carica di vittorie, è chiaro che quando questa cessa, dentro di te prende spazio la commozione.

Nella finale di coppa del 77, ricordiamo un Furino inarrestabile, con una voglia di vincere eccezionale. Che ricordo ha del trionfo europeo contro l’Athletico Bilbao?

Il 1977 fu un anno davvero sorprendente. Sia per me che per i miei compagni, fu una stagione al di sopra delle righe, eccezionale. Riuscire a vincere la prima coppa europea fu avvenimento molto importante. La società teneva molto al conseguimento del trofeo, lo attendeva con ansia, perciò riuscire alzarlo al cielo per primo, mi inorgoglì al tempo e mi inorgoglisce ancora ad oggi. Fu un anno meraviglioso, vincemmo campionato e coppa, consegnando quella squadra ai libri di storia. Era un gruppo di calciatori con tantissimo carattere, e grande senso di appartenenza alla Juventus, nonostante ce ne fossero alcuni legati ad altre squadre come Boninsegna e Benetti, in quegli anni erano tutti juventini, come se la società gli fosse entrata dentro. Arrivammo alla finale sulle ali del bel gioco, con molto entusiasmo, trovandoci davanti ad un doppio confronto, e un avversario ostico ma che non godeva di grandi individualità. Furono due partite toste, sia a Torino che a Bilbao, fortunatamente concluse a favore nostro.


Giuseppe Furino con in mano la Coppa UEFA 1977

A chi gioca a calcio non è necessario spiegare il termine “cattiveria”. Chi era il più cattivo in quella Juventus?

Gianni Rivera disse che il più cattivo era Bettega. Io lo definirei in maniera differente. Roberto era il più determinato, è stato un grandissimo calciatore. Sapeva giocare a calcio, aveva fisico, grande tecnica e tatticamente era preparato. Lo trovavi a centrocampo nelle zone più calde e poi in area di rigore a sfornare colpi di genio. Per me è stato uno dei giocatori più forti che io abbia avuto come compagno. Ho grande stima per lui, personalità da vendere!


Bettega e Furino in campo.

Bettega il più cattivo, ma tra Furino e Benetti?

Nessuno dei due! (ride ndr). Benetti era potente, aveva un gran fisico, una robustezza fuori dal comune. E poi si impegnava moltissimo, anche in allenamento. Un giocatore roccioso. Ricordo un aneddoto dei tempi in cui militavo nel Palermo, si giocava contro il Cagliari ed ebbi un confronto a centrocampo con Riva. Uno scontro spalla spalla che vinsi abbastanza facilmente. La settimana successiva incontrammo la Juventus, e lo scontro di gioco durante il match si ripetè, ma questa volta con Benetti. Caddi a terra con la sensazione di aver impattato contro un muro. Questo era Romeo! Nonsostante una solidità muscolare fuori dal normale, è sempre stato un calciatore leale che non entrava mai per far male.


Romeo Benetti in casacca bianconera.

Furino e Trapattoni. Uno allenatore in campo e l’altro in panchina, come era il rapporto del Mister con voi? È vero che nonostante un’apparenza da forte, con i giocatori non era in realtà così duro?

Il rapporto con i giocatori, era molto buono, aveva il supporto di tutti, soprattutto di Benetti, suo vecchio compagno di squadra e Boninsegna. Loro erano gli unici due che si permettevano di dargli del tu. Io non sono mai riuscito ad andare oltre al Lei. Anche lo stesso Dino Zoff, suo coetaneo ha sempre tenuta la mia stessa linea. Rispettavo molto il Mister, perciò ero molto cauto anche nella comunicazione con lui. Non aveva bisogno di essere duro, perché alla Juventus ha sempre trovato professionisti, che senza bisogno di chiederlo, si misero a disposizione della squadra. Trapattoni era un uomo di idee, e di queste se ne parlava apertamente.


La squadra festeggia Trapattoni dopo il successo in Coppa UEFA.

Un suo ricordo di Agnelli?

Agnelli in quel periodo non era solo il presidente della Fiat, ma era un vero e proprio personaggio che rappresentava un modo di essere. Era juventino, esattamente come me e Boniperti. Lo si percepiva, la juventinità era dentro di noi. Lo si vedeva spesso il sabato, sia in casa che in trasferta, prediligeva molto Roma, era quasi un seconda casa per lui. Ricordo un giorno prima di un Roma – Juventus venne a trovarci in un parco vicino al nostro albergo. Arrivó con la sua auto, di fianco a lui sedeva un giovane Montezemolo, scesero dalla macchina insieme a un cane, era un Husky, una razza insolita da vedere al tempo. Quella partita la perdemmo, e la settimana successiva avevamo il derby contro il Torino. Era l’anno in cui poi perdemmo il campionato, il presidente prima della sfida contro il Toro, ci raggiunse a Villa Agnelli per il consueto saluto pre match e arrivó ancora in compagnia dell’Husky. Alla vista del cane, io feci un sussulto, esclamando: “Oddio il cane”. Lui percepì la cosa e in maniera repentina la agganció alla partita precedente, disse: “Sarà mica colpa del cane, se abbiamo perso la partita?”. La mia risposta fu rassicurante: “No avvocato, non sia superstizioso.” Purtroppo perdemmo anche il Derby e quella fu l’ultima volta che vedemmo il cane al campo.

Quando guarda le partite della Juve di oggi non sente mai salire dentro di lei, l’impeto e la voglia di tornare a giocare ?

Un tempo si, molto. Oggi no, la vita avanza e va bene guardare la Juventus allo stadio o alla televisione.

In ottica di approccio alle finali, Ex calciatori come lei, Bettega, Tardelli, Montero, fosse il presidente della Juventus, li porterebbe alla Continassa a parlare con i giocatori?

Parlare non serve granché. I calciatori di oggi devono capire che l’aspetto mentale e fisico atletico è fondamentale quando si affrontano certe partite. Devi essere super concentrato e i due aspetti devono essere coordinati tra loro. Ci vuole carattere e tanta determinazione.

Facciamo un gioco. Una parola per descrivere i suoi compagni di quella Juve.

Zoff: mite

Gentile: polemico

Cabrini: giovane

Furino: vecchio

Brio: professionista

Scirea: il gioco del calcio

Causio: fantasia

Tardelli: fisicità

Rossi: imprevedibile

Platini: classe

Bettega: personalità

Trapattoni: tecnico


Festeggiamenti in campo

Un grazie speciale a Capitan Furia, autentica leggenda della storia bianconera, per la sua cortesia e disponibilità, e a Paolo Carraro ed Ercole Fragasso per il lavoro svolto.

Di Alessio Nevini

Di seguito il video tributo che radioblackandwhite1897.com ha dedicato a Furino.

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