Storie di Juve

Juventus-Argentinos Juniors, 6 a 4 dopo i calci di rigore

Una delle finali di Coppa Intercontinentale più belle di sempre decisa per la prima volta nella sua storia ai calci di rigore, con in mezzo una magia di Le Roi, ancora oggi ricordata tra le più incredibili mai accadute su un campo di calcio.

E’ l’8 dicembre del 1985 e quella che va in scena allo stadio Olimpico di Tokyo è la ventiquattresima edizione della Coppa del Mondo per club tra i detentori della Libertadores dell’Argentinos Juniors e i Campioni d’Europa della Juventus.

I bianconeri si presentano senza i pilastri Boniek, Rossi e Tardelli, ceduti rispettivamente a Roma, Milan e Inter; i nuovi innesti in rosa invece sono Manfredonia, Laudrup e Serena con Michel Platini a dirigere l’orchestra di Giovanni Trapattoni.

Nelle ultime sette edizioni la Coppa Intercontinentale era stata sempre vinta dai vincitori della Libertadores e la banda del “Trap” veniva chiamata a sovvertire questa tradizione contro Claudio Borghi e compagni.

Borghi, definito il “Picasso del calcio” proprio da Platini alla fine della partita, era la punta di diamante degli argentini insieme alle due ali Ereros e Castro, con i registi arretrati Videla e Batista a rendere la compagine dell’allenatore José Yudica una squadra di altissimo valore.

Soltanto il sabato la Juventus prende vi­sione del terreno di gioco, il National Olympic Stadium, dove appunto nel 1964 si disputarono i Giochi Olimpici. Il fondo è irregolare, la palla vi schizza sopra con imprevedibili saltelli che sfug­gono ai più celebrati maestri del palleggio.

Liberale, prodigo e munifico il commento di Trapattoni: “Su questo campo, la palla rimbalza come fosse un coniglio.”  

Il primo tempo è il classico studio tattico tra due squadre che si rispettano e non vogliono cedere il fianco prima di avere chiara la reale forza dell’avversario; la Juventus si difende in modo ordinato e cerca qualche sortita in area nemica sfruttando al meglio la tattica del contropiede, che per i primi 45 minuti di gioco non sembra regalarle particolari soddisfazioni.

Tutt’altra faccenda è la seconda frazione di gara, in cui le due squadre decidono che è giunto il momento di consegnare al mondo del calcio una delle partite più belle della storia.

Il primo squillo è della Juve che si vede annullare un goal di Laudrup per fuorigioco dall’arbitro tedesco Roth; sono gli argentini però a passare in vantaggio al 55’ grazie a una verticalizzazione che mette Ereros in condizione di trafiggere Tacconi con un delizioso pallonetto dal limite dell’area.

La Vecchia Signora sembra scossa ma riesce comunque a non perdere la testa, ed è grazie a una pennellata di Platini per Serena che quest’ultimo viene atterrato in area da Olguin, per un calcio di rigore che Le Roi trasforma spiazzando il portiere e ristabilendo così la parità del match.

La partita adesso è bellissima e tutto può accadere, tranne quello che nessuno mai avrebbe voluto vedere e che a distanza di anni ancora non è possibile dimenticare.

Sugli sviluppi di un calcio d’angolo Mauro viene anticipato in area di rigore; la palla viene rimessa fuori da un difensore dell’Argentinos sulla testa di Bonini ai 25 metri che la ributta in mezzo per Platini; stop di petto del francese che inizia a mandare fuori tempo il difendente Pavoni; la palla inizia a scendere, tocco di destro vellutato a scavalcare la sagoma del malcapitato numero 2 dei “rossi” che perde definitivamente il momento dell’intervento; ricade ancora la palla e via con il sinistro nuovamente al volo, questa volta in direzione della porta a incrociare con la sfera che si insacca alla sinistra del portiere Vidallè.

«Chi era a Tokyo a mezzogiorno di domenica 8 dicembre 1985 — in Italia levataccia alle quattro del mattino per la diretta di Canale 5 riservata alla sola Lombardia (la TV commerciale non era ancora esplosa come fenomeno di massa) — non dimenticherà mai non soltanto il fatto che la Juventus sia arrivata dopo lungo inseguimento sul tetto del mondo.

Non dimenticherà soprattutto l’incredulità e poi la rassegnazione di Michel Platini dopo l’annullamento di un suo bellissimo gol. L’arbitro Roth, uno dei più quotati dell’epoca, aveva visto un fuorigioco di Serena, invalidando la splendida rovesciata del fuoriclasse francese: “Soltanto un tedesco avrebbe potuto negarmi una gioia simile!”, esclamò Platini al termine della gara». – archivio portale Juventus, Wikipedia.

Si continua a giocare e Borghi decide di salire in cattedra nonostante Platini stia disputando una gara superlativa, forse per gelosia, chissà, i grandi campioni hanno sempre da fare i conti con la propria vanità.

Al 75’ è proprio lui a lanciare in verticale Castro che seppur leggermente defilato riesce a trovare una magistrale traiettoria forte e precisa che infila per la seconda volta Tacconi.

Manca ormai un quarto d’ora e l’inerzia della partita sembra essere dalla parte degli argentini; al minuto 82, invece, da una respinta corta della difesa dei “rossi”, Laudrup intercetta la sfera ai trenta metri e la gira sulla desta per Platini; Il danese segue l’azione puntando l’area di rigore; Le Roi neanche ci pensa e di piatto destro al volo scavalca la difesa andando a chiudere un uno due che sorprende la retroguardia dell’Argentinos e mette davanti alla porta Laudrup, che aggira il portiere restando prima in equilibrio, nonostante il tentativo di atterramento di Vidallè, per poi mettere in rete da posizione impossibile trovando un’angolazione di tiro davvero inusuale.

La parità è ristabilita e i tempi supplementari ormai prossimi serviranno alle due squadre solo ad aumentare stanchezza e tensione che avranno il loro epilogo ai calci di rigore dove sarà Tacconi, parando due penalty, a mandare sul dischetto decisivo il 10 bianconero Michel Platini per il match point.

Sarebbe un delitto descrivere quel momento, e sapete perché? Beh, i grandi campioni fanno esattamente come Le Roi in quelle occasioni: portiere da una parte e palla dall’altra, nervi saldi, senza tanti fronzoli e con lo sguardo di ghiaccio; a noi rimane solo di alzarci in piedi e applaudire, e se si ha la fortuna di essere dalla parte dei vincitori, di ricordarne la grandezza nel tempo.

Sì, proprio il ricordo rende immortale l’attimo e le gesta che lo hanno riempito.

In quell’occasione va doverosamente ricordato che la Juventus diventò la prima squadra al mondo a vincere tutte le competizioni ufficiali della confederazione di appartenenza, un record ulteriormente migliorato quattordici anni dopo con il trionfo nella Coppa Intertoto.

Inoltre, Cabrini e Scirea diventarono i primi giocatori nella storia del calcio a vincere tutte e tre le principali competizioni UEFA per club, con Giovanni Trapattoni che divenne il primo e unico allenatore, a livello continentale, ad aver trionfato in tutte le manifestazioni ufficiali per club a cui prese parte.

Il 10 a cui annullarono “Il Goal”, infine, venne premiato come miglior giocatore dell’edizione: serviva di ricordarlo?

Simone Pompili

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