Ad Est della Signora

Mladenovic: il nove slavo della città di Fiume.

 

La stagione 1990/91 era appena giunta al termine, una stagione ,opaca che tutti, i tifosi della Vecchia Signora, ricorderanno come la stagione di Maifredi, la stagione del mancato piazzamento europeo ed a fine stagione i bianconeri s’imbacarono per una tournée fra Messico e Stati Uniti con alcuni prestiti fra cui due pallini di Giampiero Boniperti Lajos Detari e Mladen Mladenovic.

Del secondo parleremo oggi!Furono queste le parole di Giampiero Boniperti che accolsero lo jugoslavo di etnia croata alla Juventus. Una sorta di “ragazzo fatti valere che se vali ti accoglieremo a braccia aperte”.
Ad esaltare i tifosi, tuttavia, non è il croato, all’epoca sconosciuto in Italia, ma l’altro prestito, l’ungherese Lajos Detari, uno dei tanti giocatori che all’epoca veniva paragonato a “Le Roy” Michel Platini.


Mladen era cresciuto nel Rijeka, il nove slavo della città di Fiume che un tempo era stata italiana, e lì si era messo in mostra diventando uno degli idoli dei tifosi dopo un gran gol all’Hajduk Spalato. Aveva tecnica ed un piede educato tanto che sia la Stella Rossa di Belgrado, quella che per intenderci dei vari Stojkovic, Savicevic, Jugovic, Mihajlovic ecc, ecc, che la Dinamo Zagabria di Boban e Suker si misero sulle sue tracce. A spuntarla furono i secondi ed alla Dinamo Zagabria che Mladen militava quando la Juventus s’interessò a lui. Lo voleva Boniperti uno sponsor importante non certo uno sponsor qualunque!
La tournée bianconera in Nord America portò nelle casse dollari e pesos ma nessuna a vittoria e a deludere furono proprio i due stranieri aggregati: Se per Detari, l’ultimo grande di Ungheria, le ragioni si poteva ricercare nella sua cronica indolenza a fronte di un talento cristallino per il croato, in quel momento ancora jugoslavo, si poteva, tranquillamente parlare di occasione persa.
Persa l’occasione Mladenovic si accasò a sorpresa nella Segunda Liga spagnola nelle file del Castellon, una destinazione che sembrava un ripiego ed una fuga dai Balcani straziato dalla guerra. Nei due anni nella comunità Valenciana pur non riuscendo a raggiungere la liga mise insieme 70 presenze e 21 gol e parve a tutti un giocatore di livello superiore. Nel frattempo, la Croazia, era diventata indipendente e nel 1993 Mladenovic tornò al suo Rijeka imponendosi come miglior marcatore della sua squadra e vincendo il premio di giocatore croato dell’anno. Questo bastò ad attirare le attenzioni dei “vatreni” ovvero della, neonata, nazionale croata.
Mladen ha appena realizzato ben 20 reti nel campionato croato ed in nazionale va a segno in un amichevole del 1994 terminata 2-2 contro l’Estonia mettendo a bottino entrambi i gol croati.


La Juventus sembrò rinteressarsi a lui per un breve periodo ma alla fine Mladen finì per trasferirsi nelle file del Salisburgo campione d’Austria in carica e ultimo finalista di Coppa U.E.F.A..Finale persa contro l’Inter.
A Salisburgo arrivò anche il debutto in Coppa dei Campioni dove Mladenovic si distinse nelle gare giocate dalla sua squadra contro il Milan di Capello. In quell’edizione della Champion’s League il suo Salisburgo uscì nel girone arrivando terzo davanti a Milan ed Ajax future finaliste, la gara di andata contro i rossoneri è ricordata per il caso della bottiglietta tirata al portiere Otto Konrad che costò la sconfitta a tavolino alla squadra di Fabio Capello. Mladen si consolò con la conquista dello scudetto austriaco e della Supercoppa nazionale dando un contributo di fosforo, corsa e gol notevoli.
L’avventura con Violett-Weiß dura un’unica annata, in quanto nell’estate del 1995 i primi acciacchi relativi all’età e gli yen offerti dal Gamba Osaka, ex squadra anche dell’ex juventino Sergej Alejnikov, lo indussero a sperimentare l’avventura in Giappone, dove restò per un solo anno periodo sufficiente per imporsi come uno dei giocatori più forti della J-League e ricevere i complimenti di un certo Dragan Stojkovic.
Probabilmente a spingerlo a tale scelta è stata anche la delusione per il ruolo di comprimario avuto nell’Europeo del 1996, dove si è dovuto accontentare di qualche spezzone di partita, chiuso com’era dalla presenza di Robert Prosinečki, Zvonimir Boban e Aljoša Asanović.
La nostalgia di casa e la volontà di chiudere nel campionato croato lo portò ad accettare l’offerta dell’Hajudk Spalato nel 1997 ed a chiudere la lunga carriera dov’era iniziata, vale a dire al Rijeka, dove regala gli ultimi sprazzi di classe e sagacia tattica. Quest’ultima la dimostra giocando anche nel ruolo di battitore libero, ideale anche per sopperire ad una ridotta mobilità in questa fase finale di carriera.


Una carriera che forse sarebbe potuta essere più blasonata e con il rimpianto di non essere riuscito a convincere la Juventus ad ingaggiarlo, ma Mladen Mladenovic fu una meteora bianconera ma una meteora di spessore e forse un rimpianto anche per la Juventus stessa.

Di Danilo Crepaldi

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