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SPECIALE NINO ORI: I SOLDI NON FANNO LA FELICITÀ, MA…

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Nei giorni scorsi, si è chiuso l’esercizio finanziario 2019/20. Chiusura col botto, nel senso che la Juventus ha realizzato delle plusvalenze record, soprattutto nel finale di giugno. Cosa ne pensi?

Il rapporto Deloitte Football Money League, quello che la Deloitte pubblica ogni anno tra gennaio e febbraio (con la Juventus negli ultimi 7-8 anni sempre tra il 9° e l’11° posto), prende in esame per le società calcistiche solo tre tipologie di ricavi: quelli riferibili alle gare (stadio, matchday), quelli da diritti (tv, radio, media) e quelli commerciali (sponsor, merchandising, marketing). E non quindi le plusvalenze derivanti dalla gestione dei cartellini dei calciatori. Plusvalenze invece importanti per il conto economico delle società, e anche per il fatturato complessivo ai fini del Ffp Uefa.
Non amo l’eccessivo ricorso alle plusvalenze perché, soprattutto in caso di scambi a prezzi “troppo elevati” (per esempio, Cancelo-Danilo e Pjanic-Arthur), possono contribuire a risolverci un problema oggi, rischiando però di crearcene uno domani, in termini di ammortamenti. Concorrono anch’esse al sostegno e al consolidamento della stabilità economica del club, ma non sempre hanno effetti positivi sulla cassa.
Negli ultimi 3 anni avevamo realizzato plusvalenze per 151 mln, poi 102, l’anno scorso addirittura 157. Arrivando grosso modo alle stesse plusvalenze della scorsa stagione, possiamo dire che a spanne il risultato finale dell’esercizio sarà probabilmente simile a quello dell’anno scorso: perdita di 40-50 mln… vista la situazione, un passivo più che accettabile, nonostante la riduzione dei ricavi dovuta al covid. In ogni caso, avendo investito molto negli scorsi anni (anche in settori non legati al campo), la società è decisamente solida: chi fattura 500-600 mln l’anno come la Juventus regge bene anche un paio d’anni di perdite, perfino a fronte di circostanze imprevedibili come quelle di quest’ultima stagione. Nella quale, ricordiamolo, il gruppo ha comunque immesso circa 200 mln di liquidità (i 2/3 dei 300 mln di aumento di capitale), adeguando inoltre il contratto con Jeep, sponsor principale.
Dopo gli oltre 80 mln di plusvalenze realizzati tra luglio ’19 e gennaio ’20 (Cancelo, Kean, E.Can, Han, Mancuso, altri minori), in conseguenza dello stop per il lockdown, con la stagione sportiva che si chiuderà due mesi dopo quella contabile, l’obiettivo finanziario per la Juve diventava quello di chiudere l’esercizio con un passivo simile a quello del bilancio precedente. Le ultime plusvalenze realizzate per oltre 70 mln (Pjanic, Moreno, Muratore, Sene, Mavididi, altri minori) rappresentano una boccata di ossigeno per il conto economico. Semplicemente, avendo investito molto in Under23 e Primavera (oltre ai tanti giocatori in prestito), avevamo a disposizione più risorse di altri per uscirne meglio. E, avendo fatto per tempo (e per primi) l’accordo con i nostri giocatori per la riduzione degli ingaggi, il fatto che la stagione proseguisse oppure no era diventato per noi quasi ininfluente.
L’arrivo di CR7 nel 2018, insieme agli investimenti strutturali, era servito proprio (anche) a creare una base stabile di ricavi commerciali, non necessariamente legati ai risultati del campo, in modo da dipendere sempre meno dai diritti tv e dalle plusvalenze. Quest’anno, data l’eccezionalità della situazione, si è dovuto fare di necessità virtù. Ora auspichiamo che sui parametri Ffp per la stagione in corso vengano comunque applicati dei correttivi. Questa non è una stagione come le altre. Come abbiamo visto, la necessità di fare plusvalenze l’hanno avuta perfino squadre “di stato” come Barça e Real. I mancati incassi sono (o sono stati) un problema grave per tutte le grandi, quasi insormontabile per buona parte delle altre.

Le operazioni concluse in questi giorni ci dicono che Miralem Pjanic, uno dei punti fermi degli ultimi 4 anni, sarà un nuovo giocatore del Barcellona. Per te, una dolorosa rinuncia, o è giusto così?

Direi entrambe le cose. Ci priviamo di un uomo “da Juve”, ma anche di uno fra i migliori centrocampisti che abbiamo avuto in squadra in questi anni. A me il giocatore piace molto, da sempre. Tra l’altro, per Pjanic lascio che parlino i fatti e i numeri, anche perché le valutazioni tattiche preferisco lasciarle fare a quelli bravi.
Finora, 172 presenze (giocando 13000 minuti) con 22 reti e 32 assist. Per citarne uno bravo, senza volerli confrontare, Pirlo con noi fece (giocando di più) 19 reti e 31 assist. In termini di numeri, in questo fantastico decennio, nel nostro centrocampo solo Vidal e Pogba hanno fatto meglio di lui. Peraltro, se a Berlino siamo arrivati con i 4 fenomeni Marchisio-Pirlo-Pogba-Vidal, a Cardiff ci siamo andati con il centrocampo a due Khedira-Pjanic. E il risultato è stato simile.
Vero che quest’anno il bosniaco ha fatto meno del solito (3 goal e 2 assist), ma mi pare di poter dire che in questa stagione comunque nessuno dei nostri abbia particolarmente brillato a centrocampo. E la presenza di C.Ronaldo non gli ha più consentito di rimpinguare il suo score calciando le punizioni. Ha invece ancora la possibilità, grazie all’atipicità della stagione 2019/20, di aggiornare il suo palmarès in bianconero con qualcosa di davvero importante. Ovviamente glielo auguro…

Una curiosità. Prima hai definito Real Madrid e Barcellona “squadre di stato”. In che senso? Puoi chiarire questo aspetto?

Naturalmente, la mia era un’esagerazione. Ma neanche troppo, soprattutto se si considera la loro posizione rispetto a quella della Juve. Noi siamo l’esatto opposto di una squadra di stato, appoggiata politicamente (o finanziariamente) dall’Italia. Da noi, se potessero, ci cancellerebbero.
Il Real (Spagna), il Barça (Catalogna/Spagna) e anche il Bayern (Baviera/Germania) sono trattate come squadre di stato, spesso anche più delle loro stesse nazionali. Per esempio, nel consiglio di controllo del Bayern ci sono Audi, Adidas, Allianz, Deutsche Telekom, alcune importanti banche e il governatorato della Baviera. Insomma, somiglia molto a una specie di nazionale bavarese… Real e Barça sono public companies, ma non sono nemmeno società per azioni e, a seconda del tipo di utili, pagano imposte (in qualche caso, simili a quelle delle onlus) molto diverse dalle società italiane. Il Real è la squadra della nazione spagnola, il Barça di quella catalana. Entrambe hanno avuto la possibilità di non inserire a bilancio nei passivi i debiti con le banche pubbliche. Entrambe hanno goduto di supervalutazioni di proprietà immobiliari cedute allo stato o comunque a enti pubblici, etc. Per quanto riguarda le altre superpotenze europee, credo sia perfino inutile parlare degli sceicchi di Psg e Man.City, o delle proprietà russe di Monaco e Chelsea, o della proprietà americana (ma domiciliata alle Cayman) del Man.Utd.
Ecco, la Juventus ogni anno deve confrontarsi con quella roba lì. Senza appoggi e con tutta l’Italia contro, dai media alle istituzioni calcistiche e non. Ma con un’unica certezza: quella di appartenere da quasi un secolo (il 24 luglio saranno 97 anni) sempre alla stessa famiglia.

Di Nino Ori

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