Nero Su BIanco

Farewell, Lord of The Piano.

Miralem Pjanic.
Chi se lo sarebbe mai aspettato? Trovarsi all’una di notte a salutarti nonostante una stagione ancor tutta da giocare e, ce lo auguriamo tutti, da rileggere nei libri di storia sportiva che così spesso abbiamo revisionato a tinte bianconere negli ultimi anni.

Il tempo, così indomabile e disarmonico, ci usura e ci stritola come cantava Guccini in Farewell; forse nello sport questo avviene in maniera ancor più serrata.
4 anni sono tanti, sono pochi, chissà. Sono certamente volati, sono stati una montagna russa dove nell’apice di Cardiff, probabilmente, non stavi poi così bene ma avevi condotto un primo tempo da leone costringendo Navas a ricordarsi di essere un portiere con quel tuo tiro da fuori.
È vero, ci sono anche i punti bassi, e talvolta ho avuto l’impressione tu sia ben più forte di quello che abbiamo visto in campo.
La verità, però, è che come tutti i giri di giostra, prima o poi si arriva alla fine.

Quella sensazione di paura, emozione, di travolgente adrenalina, si affievolisce rapidamente per far spazio ad un nuovo giro, ad un’altra corsa.
È fatto così lo sport, non lascia tempo alla nostalgia ed al romanticismo.
Potrei dire tante cose, parlare di campo, parlare di tattica, ma preferisco fermarmi; il tuo toccante post di saluto al mondo Juve, al nostro mondo, mi ha commosso come il finale stupendo ma triste di un film.
Un film dove qualcuno se ne va ma lascia un ricordo indelebile.
Questo ricordo non è completo Mire, ed io vorrei diventasse un’opera d’arte da portare per sempre nei nostri cuori da tifosi.
Perché se c’è una cosa di cui sono certo è che tu sei Gobbo dentro, sei entrato in simbiosi con la nostra maglia e lasciarla ti farà molto male.
Puoi però ancora scrivere le pagine più importanti, lasciare un marchio indelebile delle tue abilità da direttore d’orchestra come Debussy o Tchaikovsky in una loro sinfonia.
Lasciarci qualcosa di indimenticabile, che ci faccia rimpiangere la tua dipartita.
Si, perché lo sport in fondo è fatto di attimi, prima di quegli attimi, nulla, dopo quegli attimi, nulla; solo il ricordo riporta a quell’attimo e tu, Mire, puoi ancora regalarci il miglior concerto.

Non ti dirò addio, ma arrivederci, perché in fondo la nostra casa sarà sempre anche la tua casa, e lo sarà fino alla fine. In bocca al lupo Mire, sono certo che mi mancherai.

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