Da un'altra angolazione

IL SARRI CHE VERRÀ


Qualcuno mi ha accusato di non prendere posizione, di essere troppo “democristiano”, come si diceva un tempo, e allora rompiamo gli indugi (oltre ai cog….i): sono per la riconferma di Sarri. Non lo avrei preso, io ero per dare un’altra chance a Max, con tutte le riserve del caso, e casomai comprandogli dei giocatori adatti ai suoi schemi, anche se non ho mai capito quali fossero, i suoi schemi. Ma adesso Sarri è il nostro allenatore, è stato chiamato per impostare una nuovfilosofia di gioco, e quindi si abbia il coraggio di percorrere la strada fino in fondo. Non so se Sarri sia l’allenatore giusto, sicuramente sbagliati sono i tempi e i modi che lo hanno portato a Torino: decisione che è parsa dettata più da uno scatto di nervi che da una pianificazione vera e propria.

In ogni caso, in un mare di incertezze e supposizioni, partiamo da un dato certo: se c’è una cosa sbagliata è ingaggiare un allenatore e pretendere che ricrei lo stesso gioco, lo stesso mood che era riuscito a portare in una delle sue squadre precedenti. Ogni squadra è figlia del suo tempo, dei suoi giocatori e delle alchimie, positive o negative, che si vengono a creare nel gruppo. Michels e Kovacs non sono mai riusciti a replicare la formula creata in quel laboratorio che erano l’Ajax e l’Olanda degli anni ’70, nonostante qualcuno si sia portato dietro Cruijff, cosiccome Sacchi non è mai riuscito a riformulare un qualcosa che si avvicinasse lontanamente al Milan del trio olandese. E non mi risulta che il Guardiola extra Barcellona, nonostante abbia guidato team di prestigio e con un budget altissimo, abbia fatto incetta di Champions, da otto anni in qua.

Un allenatore deve essere intelligente e duttile quanto basta per capire come ottenere il meglio dalla rosa che ha a disposizione, senza richiamare un passato più o meno glorioso. Sull’intelligenza di Sarri metterei la mano sul fuoco, sulla duttilità no, tanto per essere chiaro. Gasperini, per citare un nome molto gettonato, non proverebbe nemmeno a cercare di far giocare un gruppo di ultratrentenni gloriosi e sazi, pieni di trofei e anche di infortuni, come quella manica di ragazzotti affamati che si ritrova a Bergamo, figuratevi se un Khedira o un Matuidi possono reggere il ritmo di un Gosens o di un Malinowsky.

E quindi, non sapendo come finirà questa stagione, ribadisco che sono per la continuità. Sarri il prossimo anno avrà superato l’impatto con l’ambiente Juve, avrà le idee più chiare su chi gli serve (e chi non serve più) per mandare in campo una squadra decente e si potrebbe ragionevolmente sperare che il quadro, che al momento è poco più di uno schizzo, inizi a prendere forma. Ricominciare da capo con un Gasperini o un Inzaghi o un De Zerbi (Guardiola e Klopp costano troppo, non prendiamoci in giro) significherebbe aver buttato via un anno. Difficile che un allenatore inizi una cavalcata trionfale dalla prima stagione, a cominciare da quelli che ho citato, che hanno avuto tempo e modo per modellare una squadra ideale.

E pure Klopp e Guardiola, per quello.

Il problema vero, sempre a mio parere, è che oggi, quando analizziamo le prestazioni della squadra allenata da Sarri, diciamo le stesse cose di un anno fa, quando la Juve era allenata da Max: ci sono giocatori vecchi, finiti, gente che non è più da Juve, o che forse non lo è mai stata. Alcuni settori, il centrocampo su tutti, hanno bisogno di rinforzi, e che siano rinforzi veri e non parametri zero ingaggiati sperando di pescare il jolly. Se hai una moto vecchia e tecnologicamente inadeguata è inutile che tu pretenda di rivaleggiare con chi ne possiede una nuova fiammante, che ti lascia tre secondi per ogni giro di pista. Puoi prendere Marquez e il distacco non sarà più di tre secondi ma di due, ma sempre dietro arriverai.

Ecco, diciamo che Nedved e Paratici, anziché comprare una moto nuova, o far rimettere a punto quella vecchia, si sono limitati a cambiare il pilota. Pilota che, a differenza del precedente, non conosceva la moto, pregi e difetti, e ci ha messo del tempo per prenderci la mano.

Questo è quanto. Adesso vi lascio a sognare Gasperini, Zidane, Klopp, Guardiola e il resto della combriccola… noto che sono in ribasso le quotazioni di Antonio Conte, il valore aggiunto dei prescritti, l’uomo che aveva fatto tornare Gagliardini un vero calciatore e trasformato Sensi nel nuovo Iniesta. Ci si legge domani sera, dopo il Lecce…

Enrico Tordini

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