Nero Su BIanco

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI

Parliamoci chiaro.
Sono da sempre il più becero ed ‘assatanato’ degli ‘italianisti catenacciari e contropiedisti’, sia in campo (livello bassino) che sugli spalti (livello top, tifando Juve da oltre 50 anni).
Poi però, seguendo da un numero incalcolabile di decenni il calcio, non devo essere uno statistico eccelso per sapere che ad arrivare primi in QUELLA competizione, di rado, davvero di rado sono stati i miei interpreti preferiti. E quando han prevalso, nella quasi totalità dei casi, non sono riusciti a lasciare il segno o a ripetersi nel tempo.

Tante finali raggiunte sono onore e riconoscimento di un livello sempre altissimo, certamente. Ma perderne tante, percentualmente così tante è purtroppo non sfortuna o non solo, ma il segno di un problema di approccio/mentalità, rispetto al quale ci si deve attrezzare, punto.
Soprattutto l’evento finale, dove in soli 90’ DEVI prenderti dei rischi e DEVI creare delle alchimie tra psiche e condizione atletica che esulano dal semplice evento sportivo e si inseriscono in una dimensione non proprio sovrannaturale ma certamente trascendente quanto imprevedibile.
Vince quella competizione e quell’ultima magica e crudele partita, quasi sempre un certo tipo di calcio, un certo tipo di mentalità che non si costruisce in poco tempo a meno che non ci si trovi in mano, per grazia ricevuta, una squadra già preparata da altri e più o meno votata al “gioco dominante”, al “possesso e gestione della palla” o alla “imposizione del gioco all’avversario”. E questo non per ‘zone pure’, ‘tiki-taka’ o al contrario ‘verticalizzazioni incessanti’, né modulini e schieramenti iniziali vari, è ben altro.

Chi ha visto (visto davvero pero eh) le partite della Juve in questa parte di stagione ed è in possesso di quei minimi ma indispensabili, seppur rudimentali, requisiti con capacità di lettura e strumenti analitici per esprimere giudizi, al di la di inutili questioni che oscillano tra il ridicolo ed il patetico (dita nel naso, tuta, teoriche appartenenze, “stili” et similia), al netto del condizionamento frenante autoimposto dall’attuale allenatore di somministrare “rivoluzioni” a dosi programmate per non sconvolgere equilibri e calciatori, non può non essersi accorto del cambiamento e dell’evoluzione lenta ma progressiva … che piaccia o no.

Ogni volta che Maurizio Sarri ha preso in mano una squadra (Empoli, Napoli, Chelsea) in questi due lustri di calcio professionistico, ha inizialmente ‘deluso’ qualsiasi aspettativa, fino al punto di sfiorare sempre l’esonero e con classifiche molto basse in fase iniziale. Mesi ci sono voluti ogni volta, mesi per far diventare ogni gruppo una squadra, ma poi però … che squadra !
Con dei supercampioni già fatti è sicuramente più complicato.
Se sei obbligato a non prescindere dai risultati è molto più complicato.
Se il contesto complessivamente anziché darti il tempo necessario ti aggredisce, facendo tra l’altro stoltamente il gioco dei ‘giornalisti’, che neppure speravano di riuscire a seminare zizzania dopo averlo addirittura esageratamente idolatrato non anni, ma pochissimi mesi fa.
Se arrivi in una squadra ‘non tua’,
forte sicuramente, ma in fase di ‘invecchiamento’ e neppure una sola pedina ti è concesso di portare.
Insomma caro Maurizio, se vuoi davvero la Juve, devi mettere in conto una moltiplicazione esasperante dei problemi già vissuti.

Anche un ‘italianista’ e bravissimo allenatore come Max Allegri, quando al 2’ anno di Juve ha programmato la fase di abbandono della “scia Conte” che gli aveva fruttato comunque scudetto e finale UCL, ha incontrato serissime difficoltà … 12’ in classifica con un distacco importante, giocatori irriconoscibili ed una sensazione di pavida impotenza. Ma si vedeva, si vedeva, e chi sapeva scriveva,
che a breve ci sarebbero state le condizioni per riprendersi la vetta. Bravi, bravissimi poi allenatore e calciatori a riuscirci. Bene anche la Società. Si, perché già si sentenziava in giro e sugli spalti bianconeri, rispetto ad una squadra ed un allenatore che per aver scelto di abbandonare il “Conte-sound” avrebbe compromesso irreparabilmente risultati e ciclo avviato. Ricominciamo ? I cicli finiscono, la storia ormai indelebile invece di questi 8 anni è stata tracciata proprio nel solco di cambiamenti di uomini (e che uomini), metodologie di lavoro e cultura del risultato, senza intaccare (incredibilmente) il cammino complessivo … sfiorando però, più di una volta il punto di rottura e persino la sconfitta epocale.

Ora, e lo sapevamo bene, il passo è più ampio, storico e condizionante. Ma io riterrei devastante anche il solo pensare di tornare indietro … tornare comunque ad un approdo ricco e felice, ma se così sarà, a mio avviso dovremo tornare a sperare nella ‘legge del Caos’ per evolverci, diventare qualcosa di diverso, qualcosa di più. Poi, nella prossima stagione praticamente senza sosta, si potranno concertate una serie di scelte e di aggiustamenti per rendere tutto più solido e fluido al tempo stesso. Ma si farà con un organico già inserito in alcuni principi, già emancipato. E questo, ripetiamolo, a prescindere da chi dovesse sedere sulla nostra panchina, perché la scelta è stata fatta, giustamente fatta, non rispetto ad un uomo o ad una particolare ‘filosofia’, ma rispetto a dei risultati cui ambire ancora più grandi. Perché quello che abbiamo imparato meglio di chiunque altro è che alla fine, “vincere è l’unica cosa che conta”, e lo sanno bene tutti, ma proprio tutti. Perché chiunque competa, quella insegue, la vittoria, ma per continuare a vincere bisogna saper cambiare e saper soffrire.
L’evoluzione ha un prezzo, soprattutto se si ha sempre meno voglia di potersi ‘accontentare’.

Insomma sarà stato che in questa stranissima stagione calcistica, dopo gli sprazzi (e quasi mai per 90’) di grande incisività, e viceversa i tanti ‘spazi di attesa’, ho rivisto troppe volte Juve inter del’8 marzo scorso, godendo non solo di una vittoria (seppur in un momento particolare per tutti), ma di una prestazione importante e convincente costruita sul ritmo e sull’incisività, giocando contro un allenatore decisamente attento e famoso per saper ‘spezzare’ gli avversari che fanno tanto possesso.
Sarà che persino in coppa Italia, dopo la “pausa” più lunga e inattiva nella storia del calcio degli ultimi decenni, in questa lentissima ripresa agonistica sono riuscito a vedere qualcosa di importante in prospettiva anche se con una lentezza e pesantezza davvero virali !
Domani, anzi ormai questa sera, ricominciano gli esami. In bocca al lupo ragazzi. 🤍❤️🖤

di Paolo carraro.

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