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Dopo l’oscurità arriva sempre la luce. Ma anche no.

Ci hanno fregato con la nenia del bel gioco, dell’evoluzione estetica, del vincere divertendo.
Ci siamo cascati con tutte le scarpe e per percorrere quella strada sbrilluccicosa abbiamo perso il concetto di squadra, di umiltà, di cattiveria, di saper soffrire insieme, di saper difendere, lottare e sudare per la maglia.
Senza anima, senza carattere, senza cuore, senza coraggio di essere un qualcosa, un’idea, un concetto, nel bene o nel male.
Siamo lì, un ibrido nella melma del guado, impantanati senza le forze o i mezzi per venirne fuori.

Il percorso di Allegri con la Juve era probabilmente giunto al termine, un cambio per l’ambiente era necessario, ma non un cambio a prescindere.
O si trovava un soggetto adatto oppure era meglio non azzardare e non forzare certi equilibri. Ferrari o Panda che fosse, quella macchina funzionava in modo affidabile e portava nel portabagagli un progetto vincente e continuativo quasi decennale.

Nedved contraddicendo la visione di Allegri, che sosteneva ci volesse un cambio di 6/7 giocatori importanti, ha preso la sua posizione, che era quella che la squadra fosse difficilmente migliorabile come parco giocatori e che il problema maggiore fosse da imputare alla guida tecnica, rea di non ottenere il massimo dai giocatori a disposizione (dimenticandosi però, Pavel, che né Marotta né Paratici avevano mai accontentato le richieste specifiche di Allegri sul mercato, il quale però aveva sempre avuto il merito – o la colpa? – di far tornare sempre i conti, trovando la quadra).

Sarei dunque curioso di chiedere a Nedved, ma anche a Paratici, se siano ancora dell’idea di un anno fa, se la rosa è praticamente non migliorabile e se le responsabilità sono quindi ancora della guida tecnica.
Perché se mi rispondessero di sì, allora significherebbe che avrebbero cannato in pieno la scelta dell’allenatore da loro voluto e dovremmo sceglierne un altro; mentre se mi rispondessero di no significherebbe che dovremmo andare a fare un mercato importante per dare allo stesso tecnico una squadra molto più rinforzata, il tutto nelle difficoltà di un mercato post covid.
In ogni caso ci sarebbe stato un grave errore di valutazione.
E Agnelli fu molto chiaro quando parlò di divisioni societarie dei compiti e di responsabilità…

Possiamo naturalmente salvare ancora la stagione a livello di risultati, ci sono i due trofei più importanti ancora in palio, ma la scollatura che si vede nella squadra e la media delle prestazioni a 360 gradi (considerando approccio alla partita, gestione della medesima, sapersi adattare alle difficoltà di una gara, imporre il gioco, controllare l’avversario, saper difendere, creare pericoli, leggere le partite e le sostituzioni in corso, la capacità di cambiare gli schemi o il canovaccio tattico se i piani prendono una piega imprevista, la tenuta fisica e atletica dei giocatori – che era uno dei punti che più si contestavano ad Allegri e al suo staff -, la solidità mentale, la gestione di alcuni giocatori come Can e Mandzukic – che ieri paradossalmente se ancora in rosa sarebbe stato costretto a schierarli titolari -) non inducono certo all’ottimisno e portano a riflettere sul futuro del mister.
Al di là dei risultati.

Lorenzo Nicoletti

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