#PremierLegends

DENNIS BERGKAMP, “NON-FLYING DUTCHMAN“

Ci sono storie e storie.

Alcune non hanno bisogno di presentazioni, altre basta semplicemente dire un nome, altre ancora si reggono su semplici parole.

DECIDERE.

EMOZIONARE.

VOLARE.

La favola di DENNIS BERGKAMP rientra nell’ultima categoria di storie dette precedentemente e le parole sopra elencate fanno da copione al percorso calcistico di uno dei più grandi calciatori del panorama mondiale degli ultimi anni.

Bergkamp muove i suoi primi passi nell’Ajax dove, sin da subito, si fa notare come un talento dotato di straordinarie qualità tecniche: quando ha la palla fa ciò che vuole, fa segnare gli altri e per 3 stagioni consecutive è in vetta alla classifica marcatori dell’Eredivisie.

Bergkamp vince anche una Eredivisie nel 1990, per due volte la KNVB beker nel 1987 e nel 1993, una Johan Cruijff Schaal sempre nel 1993, una Coppa delle Coppe nel 1987 e una Coppa UEFA nel 1992 contro il Torino.

In Italia qualcuno si accorge di lui.

Osvaldo Bagnoli, allenatore dell’Inter dal 1992 al 1994, lo volle così fortemente da far sborsare al Presidente Ernesto Pellegrini una cifra intorno ai 18 miliardi di lire.

Ed è proprio in questo momento che abbiamo bisogno della prima parola del nostro racconto.

DECIDERE.

La scelta di Bergkamp di venire in Italia fu principalmente dettata dallo stile di gioco che Bagnoli aveva in mente per la sua Inter.

Dennis amava giocare in verticale, nonostante con Van Gaal la situazione era leggermente diversa.

Nel 3-4-3 con i Lancieri, Bergkamp era vertice alto di un rombo a centrocampo con la possibilità, fronte alla porta, di avere almeno due opzioni di passaggio.

Nell’Inter, invece, Dennis viene schierato quasi sempre come seconda punta, con ampia possibilità di movimento ma quasi sempre stoppata dalla necessità di avere soltanto un opzione di passaggio nella cosiddetta “zona Cesarini.”

Nonostante le enormi difficoltà tattiche e di ambiente, l’olandese fa capire chiaramente di avere qualcosa di speciale.

Vede spazi che gli altri nemmeno immaginano, tocca la palla in maniera sontuosa ed apre falcate impensabili per qualunque centometrista.

E’ proprio questo suo enorme distacco tecnico e di pensiero che fa legare poco con qualsiasi altro giocatore dell’Inter.

E quindi seconda parola magica: EMOZIONARE.

Come in una poesia di Pascoli dove il racconto prende forma in maniera Fanciullesca, Bergkamp sa di doversi giocare ( a 25 anni) una carta necessariamente in stretta connessione col suo modo di vedere calcio.

19, 2 miliardi di lire.

Londra, “Gli Invincibili.”

In undici stagioni di Premier League Dennis Bergkamp dimostra tutto quello che era davvero capace di fare.

Nel 1998 viene eletto miglior calciatore del campionato inglese, aggiudicandosi sia il premio di giocatore dell’anno della FWA sia quello di Giocatore dell’anno della PFA. 

Vince 4 FA CUP, 4 Community Shield e 3 Premier League.

Bergkamp è il “10” per eccellenza.

E’ il trequartista per eccellenza di un 4-2-3-1 mostruoso.

Kolo Tourè e Sol Campbell al centro della difesa, Gilberto Silva e Viera in mezzo al campo e poi tanta, ma tanta qualità: Pires, Ljiunberg, Bergkamp ed Henry.

Quella squadra era una creatura mitologica, un misto tra l’impenetrabilità di Alcatraz e la bellezza estrema de “Les Fleurs du Mal” di Charles Baudelaire.

Ed è proprio in quell’ambiente di fenomeni che Bergkamp modella a suo piacere il significato di felicità calcistica.

Nell’Inter doveva preoccuparsi soltanto del buon risultato mentre quello che a lui interessava davvero era scendere in campo e fare soltanto una buona partita.

E’ proprio per questo motivo che la parola VOLARE è quella che deve chiudere questo meraviglioso cerchio che vi ho raccontato.

Dennis era così spaventato dagli aerei che durante la firma del suo contratto con l’Arsenal fece inserire una clausola che lo esentava da trasferte troppo lunghe.

Controcorrente ed ambiguo, perchè a lui è sempre piaciuto far volare piuttosto che volare.

Far volare, esatto, come quella sensazione che sentiamo dentro ognuno di noi quando rivediamo le gesta di un fuoriclasse come Dennis Bergkamp.

Perchè se dovessero chiedermi, un giorno, qual’è stata la giocata più bella vista in un campo di calcio, io risponderei quella di Dennis Bergkamp.

Il 2 marzo 2002, in un Newcastle-Arsenal, l’olandese si inventò una giocata senza precedenti, difficile da capire anche per i più grandi esperti di fisica quantistica.

La vera bellezza del gesto non sta tanto nella difficoltà tecnica o atletica, ma quanto nell’idea di base della giocata.

Spalle alla porta e con una difesa schierata ed in pressing, qualsiasi giocatore avrebbe fatto la sponda per il compagno a rimorchio da dietro.

Ma Bergkamp no.

Lui aveva già previsto tutto nei 40 metri di scatto che si era fatto per poi ricevere palla.

Con la difesa piazzata e un passaggio non irresistibile in arrivo, decide di controllare la sfera a seguire con un tocco d’effetto, aggirare l’avversario e piazzare alle spalle del portiere.

Una cosa mai vista, un giocatore mai visto.

Perchè giocatori come lui si vedono rare volte, anzi, forse non ne vedremo più.

Dennis Bergkamp, “l’Olandese non-volante”.

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