Spazio Liga

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Nel prossimo weekend torna finalmente la liga dopo la lunga pausa dovuta all’emergenza sanitaria causata dal coronavirus.

Il campionato iberico riprenderà con la giornata numero 28, con undici gare ancora da disputare e molti verdetti ancora da sancire.

La lotta al vertice

La lotta al titolo è come da tradizione un duello fra blaugrana e blancos. I due giganti sono rispettivamente primo e secondo con i catalani un punto avanti.

Tuttavia per entrambe le compagini non si è trattato di una annata trionfale sino a questo momento.

Barcelona (58 punti)

Il tecnico Valverde nonostante la vittoria degli ultimi due campionati a gennaio ha pagato con l’esonero un feeling mai nato con l’ambiente societario.

Al suo posto è subentrato l’ex Betis Quique Setien, il quale nonostante il primato in classifica fatica ad ottenere l’appoggio assoluto di pubblico e stampa, anche grazie alla brutta sconfitta subita contro i Blancos nel Clásico.

Ad oggi i blaugrana paiono un vecchio leone sonnolento, una rosa forse stanca per vari motivi in alcuni elementi, costruita con poco criterio, con evidenti falle, ma che può comunque risultare letale se lo decide.

Messi rimane l’anima e il cuore di questa squadra, goleador ed assist man; assieme a Suárez, Busquets e Piqué rappresenta i giocatori più positivi nella prima parte di stagione.

Da rivedere De Jong e Arthur, nuovi acquisti da cui ci si attendeva qualcosa di più, ma forse poco compatibili tatticamente fra loro.

Insufficienti per ora gli apporti di Dembelè (infortuni e comportamento), Vidal (problemi ambientali), Junior Firpo (scarso impiego) e Rakitic (fine ciclo).

Real Madrid (57 punti)

I blancos di Zidane hanno iniziato la stagione a marce ridotte, le difficoltà del post Cr7 si sono fatte notare. La squadra sembrava mancare di solidità nel reparto arretrato e la pressione mediatica stava schiacciando le merengues.

Tuttavia l’allenatore francese ha dimostrato, ancora una volta, che non è solo un figurante molto fortunato, ma un coach di altissimo profilo. Ha saputo gestire il momento difficile e ha ridato fiducia alla squadra puntando su una nuova solidità difensiva e su una linea verde che toglierà grosse soddisfazioni.

La stagione vista finora ha confermato quanto di buono si diceva di un talento come El pajarito Valverde, la centralità e l’importanza di Casemiro e Kroos nello scacchiere tattico del nostro ex numero 21.

L’entusiasmo portato dai giovani brasiliani Rodrygo e Vinicius Jr, insieme al francese Mendy è stato prezioso.

Ci si attendeva di più dai pezzi da novanta della scorsa campagna acquisti. Hazard si è visto più a tavola che sul campo da gioco e Jovic pare avere le stigmate del fenomeno potenziale tutto vizi e feste una volta smessa la camiseta blanca.

La squadra ha dimostrato una buona tenuta difensiva: Ramos, Carvajal, Courtois e Varane sono una certezza in tal senso e Marcelo, aldilà degli artriti col pubblico madridista, resta un terzino eccellente. Purtroppo senza le reti del ritrovato Benzema i blancos faticano più del solito a trovare la rete, ma l’entusiasmo non sembra mancare ai ragazzi di Zizou che in questo mini campionato faranno di tutto per far capitolare i rivali catalani.

La lotta per le coppe

Nove punti dietro il Madrid inizia il gruppone in lotta per i posti UCL e UEFA. Cinque squadre in cinque punti, ma solamente due andranno a partecipare alla prossima Champions League e due andranno in UEFA League.

Al momento il nuovo Siviglia del duo Monchi-Lopetegui comanda il drappello con una lunghezza di vantaggio sul duo Real Sociedad-Getafe.

Il quotato Atletico Madrid del Cholo Simeone sta deludendo le attese, con un sesto posto a quota 45 punti.

I pipistrelli di Valencia chiudono a 42 punti, lievemente staccati, ma ancora in grado di rientrare nella lotta per le coppe.

Siviglia (47 punti)

Il ritorno di Monchi in patria ha portato una ventata di novità al Sánchez Pizjuan, con notevoli cambiamenti nella rosa e alla guida tecnica.

Hanno salutato il tecnico Joaquín Caparros, Saravia, Ben Yedder, Andre Silva, Rog, Gonalons e Quincy Promes, mentre sono arrivati in Andalusia l’ex DT madridista Lopetegui e diversi rinforzi come: Rony Lopes, Dabbur, De Jong, Ocampos, Oliver Torres, Joan Jordan, Diego Carlos, Koundè, Fernando e Reguilon.

Il nuovo corso caratterizzato da un 4-3-3 improntato al possesso palla sta avendo un buon successo, al netto di qualche acquisto sballato (Dabbur e Lopes), anche se preoccupa la mancanza di un centravanti di valore che possa risolvere la anemia dell’attacco sevillista, ad oggi il capocannoniere è l’ex Milan e Genoa Ocampos con 10 centri.

Ad ogni modo ad oggi il Siviglia è in corsa per il terzo posto, in linea con le massime aspettative possibili, ha rinnovato la squadra scovando e valorizzando profili di qualità come Joan Jordan, Fernando, Reguilon e Diego Carlos. Insomma Monchi in patria resta “El planificador”.

Real Sociedad (46 punti)

Una delle sorprese di questa prima parte di Liga è sicuramente l’attuale quarto posto degli uomini di Imanol.

La “seconda” squadra basca ha finora sovvertito i pronostici proponendo un gioco offensivo e gradevole, guidata dall’ex bimbo prodigio Martin Odengaard, giovane norvegese in crescita logaritmica.

Al fianco del ragazzo di scuola madridista operano altri giocatori di buon livello, alcuni più conosciuti (Oyarzabal, Willian José) altri meno appariscenti, ma molto interessanti (Mikel Merino, Portu, Monreal, Zaldua).

Imanol e i suoi ragazzi hanno volato sulle ali dell’entusiasmo e sembrano proprio non volersi fermare.

Getafe (46 punti)

Antitetici all’idea che noi tutti abbiamo del calcio spagnolo tutto tecnica, barocco e giocate di fino ci sono i bad boys di José Bórdalas. Il técnico rivelazione della passata stagione continua si dimostra coerente al suo credo tattico, fatto di alta intensità, gioco ruvido e estrema ricerca della verticalità.

La poca abitudine all’impiego su tre fronti si è fatto sentire, nonostante una rosa ampliata rispetto alla scorsa stagione, ma Getafe resta sempre un’oasi duro per tutti.

Quest’anno Cucurella si sta dimostrando fondamentale, assieme ai veterani Jaime Mata, Ángel Rodríguez e sopratutto al centrocampista uruguayo Arambarri.

La cifra tecnica della squadra è tutt’altro che eccezionale, ma le idee precise e la loro applicazione maniacale sta ottenendo risultati impensabili per Bórdalas.

Atletico Madrid (45 punti)

I primi due terzi di stagione ci mostrano i colchoneros in difficoltà. Il ricambio generazionale è stato piuttosto traumatico e i ragazzi chiamati a sostituire vecchi totem come Godin, Juanfran stanno facendo del loro meglio, ma l’impressione è che sia finita l’era del Cholismo duro e puro e che ci sia bisogno di nuovi stimoli.

L’attacco in assenza di Diego Costa fatica, Morata lo conosciamo bene e sappiamo i suoi limiti emotivi che gli hanno precluso una carriera all’altezza delle qualità tecniche che ha. Il colpo dell’estate Joao Felix sta faticando moltissimo e forse qualcuno penserà che i danari spesi potevano essere impiegati diversamente. Gli altri acquisti estivi come Herrera, Trippier e Felipe stanno apportando il loro contributo alla causa biancorossa. Gli idoli Saul e Giménez sono calciatori su cui contare ad occhi chiusi.

Chi sta deludendo di più sono gli uomini di fantasia, quelli che dovrebbero accendere la miccia dell’entusiasmo e del gol: Lemar, Joao Felix e Vitolo, con il solo Correa ad essersi espresso in modo positivo.

Simeone dovrà scegliere se ritornare all’Atletico Madrid vecchia maniera, con contropiede e “once colgándose del travesaño” a proteggere il fenomenale Oblak o se terminare la trasformazione in una squadra più votata al gioco offensivo. Il successo di ciò che resta della stagione passa da qui.

Valencia (42 punti)

L’inizio di stagione è stato piuttosto convulso per la società di Peter Lim, non che sia una novità. L’addio di Marcelino è stato accompagnato da polemiche roventi sul patrón singapurense, uno dei personaggi più peculiari del fútbol ibérico. Aldilà delle motivazioni dell’addio, l’ex tecnico dei murcielagos assicura che è stata la vittoria in Copa del Rey a costargli il posto, Marcelino ha seminato bene e il subentrato Celades sta gestendo abbastanza bene una squadra di talento e prospettiva che per qualità vale un posto nelle coppe.

Parejo resta un califfo del centrocampo e davanti l’arrivo di Maxi Gómez ha portato gol e fisicità. Ferran Torres cresce mese dopo mese e pare già un insostituibile. Rodrigo e Wass stanno dando un ottimo contributo di assist sulle fasce, ma al Nuevo Mestalla si deve cercare più solidità nel reparto arretrato per nutrire maggiori ambizioni. La difesa infatti resta un punto debole dell’undici di Celades che dovrà sicuramente correre ai ripari se vuole conquistare un posto UEFA e mantenere la panchina anche l’anno venturo.

La terra di mezzo

Alle spalle del gruppone con ambizioni europee seguono una serie di club con situazioni fra loro molto differenti.

Il Villarreal a 38 punti farà di tutto per rientrare in bagarre Europa League, mentre il Granada appaiato in classifica può dirsi fin qui soddisfatto per la salvezza tranquilla quasi raggiunta.

Alcune realtà storiche come Athletic e Betis hanno ambizioni maggiori che un comodo piazzamento a metà classifica. Altri come Osasuna, Levante e Deportivo Alaves sono felici per essersi quasi conquistate un posto nella Liga che verrà.

Villarreal (38 punti)

Il Sottomarino Giallo incute sempre una certa simpatia, ma i fasti dell’epoca Riquelme o di Pepito Rossi sono ricordi lontani. La squadra è costruita per ben figurare a metà classifica e magari approfittare degli scivoloni di chi guida il gruppo.

Quest’anno nonostante un’andamento irregolare fra le fila dei gialli stanno ben figurando Gerard Moreno, l’eterno Cazorla, l’ex Fulham Zambo Aguissa e la coppia difensiva Albiol-Pau Torres in odore di selección.

Ci si aspetta qualcosa di più dal giovane talento Chukwueze, 21 nigeriano molto interessante, ma che ancora non si è espresso al massimo.

Granada (38 punti)

La neopromossa biancorossa è partita a razzo in autunno, togliendosi lo sfizio di battere pure il Barcellona.

L’inerzia iniziale è poi scemata, con un lungo periodo negativo, ma oramai la squadra sembra aver ritrovato la propria dimensione in una salvezza tranquilla con ambizioni di metà sinistra della classica.

Se il ritorno di Soldado in Spagna non è stato per ora troppo fortunato, ci hanno pensato altri compagni di squadra a disimpegnarsi in modo egregio: Victor Díaz, grande assistman, Machis ex meteora Genoana e Yangel Herrera centrocampista venezuelano.

I biancorossi sono una squadra molto ostica, che non molla mai il colpo, quadrata e che sebbene non spicchi per talento offensivo può mettere in difficoltà anche club più quotati.

Athletic Bilbao (37 punti)

La iconica squadra basca staziona al decimo posto, distante dalle noie della retrocessione, ma anche dai sogni di gloria europei.

Il San Mames resta un fortino difficile da espugnare, la squadra ha una forte identità e coesione, come è normale che sia quando si rappresenta un popolo, ma l’Athletic vanta anche un attacco piuttosto asfittico, fra i peggiori del campionato.

Iñaki Williams sembrava tante volte sul punto di esplodere, ma non è mai successo. Il leader carismatico Arduriz ha lasciato il calcio a 39 anni e il peso dell’attacco resta tutto sulle spalle di Iker Munían che purtroppo sta affrontando una stagione caratterizzata da qualche lezione di troppo.

Gaizka Garitano però può contare con i servigi di Raúl García, goleador e faro del mediocampo e su una linea difensiva affidabile composta da Yuri Berchiche, Yeray Alvarez, Inigo Martínez e Ander Capa.

Osasuna (34 punti)

Altra neopromossa che sta disputando un campionato positivo è la matricola guidata da Jagoba Arrasate.

L’undici navarro staziona a centro classifica lontano dalle previsioni di iniziò anno grazie al grande lavoro del tecnico e a una rosa composta quasi esclusivamente da giocatori nazionali, con soli 4 stranieri.

Uno di questi è l’argentino Chimy Ávila, goleador e leader emotivo e tecnico assieme a Roberto Torres, Rubén García e al equadoreño Estupiñan.

Il club navarro propone un gioco molto aggressivo, con tanta intensità e recupero palla alto, molto moderno ed efficace. La posizione in classifica è assolutamente meritata, visti anche i mezzi economici abbastanza limitati.

Betis Siviglia (33 punti)

C’erano grandi aspettative sul nuovo Betis targato Rubi, ex tecnico dell’Espanyol, aspettative che ad oggi sono state profondamente deluse.

In effetti più di una volta la panchina del tecnico è stata salvata da magie in zona Cesarini dei suoi uomini più talentosi.

Ad onor del vero gli addi di Junior Firpo, Lo Celso e Pau López sono stati piuttosto pesanti, ma dalla campagna di rafforzamento è arrivato un giocatore squisito come Fekir che non ha deluso le alte aspettative.

Fra gli acquisti estivi sta deludendo Borja Iglesias, pagato ben 28 milioni di euro, che si sta facendo preferire per vena realizzativa Loren Moron.

Positiva invece fin qui l’esperienza dell’ex Barca Emerson, laterale destro che non sta sfigurando, mentre sulla altra fascia Alex Moreno, arrivato dal Rayo Vallecano, non pare al livello di Firpo.

Il nocciolo duro formato dai vari Joaquín, Bartra, Canales e Sidnei non sta facendo male.

Purtroppo però spesso le porte girevoli nello spogliatoio non rendono e in inverno per far migliorare il centrocampo betico sono arrivati l’argentino Guido Rodríguez e sopratutto il talento catalano Carles Aleña che si possono rivelare aggiunte importanti per questo finale di stagione.

Il treno europeo sicuramente è andato, ma se Rubi vuole continuare a lavorare pure la stagione ventura nello splendido capoluogo andaluso sarà meglio che inizi a sfruttare a pieno la ricca rosa a disposizione.

Levante (33 punti)

Ci si aspettava un Levante invischiato nella bagarre salvezza fono all’ultima giornata ed invece i ragazzi di Paco López, nonostante il cammino irregolare stazionano al tredicesimo posto con otto preziosi punti di vantaggio sulla zona rossa.

La squadra più piccola di Valencia non gioca certo il calcio gourmet dei grandi salotti del buen fútbol però ha concretezza, sa soffrire e applicarsi, sfruttando a pieno l’annata d’oro del portiere Aitor Fernández e del jolly del centrocampo José Campaña.

L’”equipo ascensor”, soprannome guadagnato grazie ai frequenti cambi di divisione con promozioni e retrocessioni continue, propone un calcio ordinato, fatto di baricentro basso e rinuncia del possesso. Un po’ vecchio stile, ma che ad oggi sta raccogliendo i suoi frutti.

Per chiudere in maniera tranquilla la stagione però sarà necessario una iniezione di gol e rendimento da parte Borja Mayoral, finora insufficiente a dispetto delle grandi aspettative.

Gli undici gol del capocannoniere Roger Martì sono più del doppio di quanto raccolto dal ragazzo di scuola madridista, troppo poco per un talento del suo calibro.

Deportivo Alaves (32 punti)

Il piccolo club basco guidato da Asier Garitano probabilmente sperava di trovarsi un po’ più distante dalla lotta per non retrocedere, anche se i sette punti e tre squadre di distanza dal diciottesimo posto sono un buon cuscinetto.

Le buone medie realizzative degli avanti Joselu e Lucas Perez, venti gol in due finora a fronte dei solo nove del resto della squadra, sono stati poco sfruttati a causa di una difesa molto fisica, ma ballerina.

Pare che la salvezza sia vicini, ma forse al Mendizorroza aspiravano a un piazzamento migliore.

La lotta per non retrocedere

I piani bassi della Liga sono occupati da Valladolid, Eibar, Celta Vigo, Mallorca, Leganes e Espanyol.

Proprio la squadra catalana sembra avere già un piede nella fossa, sorprendentemente.

Anche la neopromossa Leganes sembra poter salutare la Liga al termine della stagione, mentre il Mallorca può ancora dire la sua visto che Celta ed Eibar distano solo una e due lunghezze.

Valladolid sembra godere di maggiore tranquillità, ma meglio non battere la fiacca, quattro punti sono un margine troppo esiguo per concedersi del relax.

Valladolid (29 punti)

Sicuramente se potessero schierare il presidente Ronaldo risolverebbero gran parte dei problemi della squadra.

I bianco malva stanno vivendo una stagione strana con momenti positivi alternati da gravi blackout difensivi, nonostante ciò la difesa non è un colabrodo, ma la mancanza di affidabilità è un problema.

Tuttavia la difficoltà maggiore è la cronica difficoltà ad andare in rete. Le punte Guardiola, Sandro e Enes Unal hanno marcato rispettivamente 6, 3 e 4 reti ciascuno, numeri da migliorare se si vuole affrontare ciò che resta del campionato con una certa tranquillità.

Fra i più positivi della stagione spiccano i centrocampisti difensivi Rubén Alcaraz e Joaquín Fernández, oltre al centrale ghanese Salisu.

Eibar (27 punti)

I ragazzi di Mendillabar non vengono da un buon periodo. I mesi di gennaio e febbraio sono stati molto negativi con una sola vittoria ottenuta con il Levante e una serie di sconfitte pesanti contro avversari diretti (Mallorca e Alavés) e addirittura con l’eliminazione dalla Copa del Rey per mano del Badajoz.

Il cileno Orellana è il cardine dell’undici basco, ma sembra sempre più un predicatore nel deserto, con i giocatori tecnicamente più dotati che faticano ad esprimersi, Inui e Pedro León su tutti.

È urgente un cambio di rotta per portare la nave in salvo. Si sapeva a inizio stagione che sarebbe stata dura, ma gettare tutto al vento così sarebbe imperdonabile.

Celta Vigo (26 punti)

Una squadra che non ci si aspettava di vedere quaggiù è senza dubbio l’undici galiziano. Il cambio di guida tecnica di novembre non ha dato i frutti sperati e Oscar García non ha migliorato di molto la deficitaria classifica del predecessore Escribà.

La Rosa confezionata era progettata per lottare per un posto in Europa.

Gli arrivi di Denis Suárez, Santi Mina e Rafinha non lasciavano presagire una stagione con lo spauracchio della retrocessione, ma i nuovi acquisti hanno faticato molto e il solo Iago Aspas, bandiera galiziana, non è bastato.

C’è da lavorare molto per sistemare la fase difensiva e ritrovare fiducia perché il punto di vantaggio sul Mallorca non basterà.

Mallorca (25 punti)

Gli isolani non hanno avuto vita facile, ma stanno lottando col coltello fra i denti per restare in Liga.

La difesa è un colabrodo e nonostante i 9 centri di Ante Budimir la cifra tecnica dei rossi non pare alla altezza per la salvezza.

La squadra di Vicente Moreno continuerà a lavorare sodo, ma deve sperare nel suicidio sportivo di Celta o Eibar per salvarsi.

Leganes (23 punti)

Ci si attendeva che il piccolo club madrileno potesse faticare molto per la salvezza, ma la perdita del centravanti titolare Braithwaite, grazie a una strana clausola, passato al Barcellona ha dato un colpo durissimo alle aspirazioni e all’entusiasmo alla squadra allenata da Javier Aguirre, subentrato a Mauricio Pellegrino.

Il buon lavoro fatto negli ultimi mesi può dare ancora una speranza ai Pepineros, ma sarebbe un miracolo sportivo la salvezza.

Espanyol (20 punti)

Nessuno si aspettava los pericos così in basso, con un piede praticamente in Segunda.

L’addio di Rubi in estate, assieme ai pezzi pregiati Hermoso e Iglesias, non è stato assorbito bene e sulla panchina si sono susseguiti Gallego, Machin e infine Abelardo.

Gli acquisti sono stati molti e tutti stanno fallendo a livello diversi.

Il talento ex Vélez Matias Vargas è sentati un corpo estraneo per tutta la stagione, De Tomas, Cabrera ed Embarba giunti a gennaio forse faranno qualcosa di più, ma le prestazioni collettive sono state semplicemente orribili fini ad oggi.

Nonostante lo sforzo economico pare molto difficile che la squadra catalana possa uscire dal pantano della zona retrocessione, anche se la qualità degli elementi della rosa e senza dubbio migliore della classifica.

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