Ad Est della Signora

E VUJADIN NON DIVENNE BIANCONERO

<Vujadin, amico mio, vorrei tanto che lei diventasse un giorno l’allenatore della Juventus>.
Furono queste le parole con cui Giampiero Boniperti si congedò da Vujadin Boskov dopo una battuta di caccia al cervo in quel di Novi Sad, erano gli anni ’70 ed alla guida dei bianconeri era appena approdato Giovanni Trapattoni. Quella fra Giampiero Boniperti e Vujadin Boskov è la storia di una bella amicizia nata negli anni ’50, quando entrambi vennero convocati con la Rappresentativa del resto d’Europa. Proseguita fra battute di caccia che legarono due terre lontane: la Vojvodina, patria di Vujke, e il Piemonte, casa di Giampiero. Due uomini diversi, uno figlio della borghesia sabauda, l’altro del popolo della Backa. Uguali eppure diversi, che si attraevano, ma non quel tanto che bastava per legarsi insieme alla storia della Juventus. La storia di un’occasione perduta non da Boskov ma dalla Juventus stessa, per colpa di una politica che mai dovrebbe entrare nel calcio.
Tra gli anni ’70 e’ 80 il tecnico di Cusano Milanino scrisse pagine epiche della storia della Juventus, raggiungendo l’apice, ovvero la conquista di quella Coppa dei Campioni che la società bianconera, all’epoca con sede in Piazza Crimea a Torino, aveva sempre inseguito. Trapattoni e i suoi ragazzi, guidati in campo da “Le Roi” Michel Platini, la conquistarono nella notte più triste, quella dell’Heysel. Era dunque tempo di cambiare, di rinnovare, ma la tragedia spinse Boniperti a non farlo, confermando ancora Trapattoni. Boskov nel frattempo aveva allenato in Olanda ed in Spagna, conducendo il Real Madrid alla finale di Coppa dei Campioni persa con il Liverpool, per poi approdare ad Ascoli via Sporting Gijon. I contatti con Boniperti, considerato un amico, erano saldi. Vujadin Boskov doveva rappresentare il dopo Trapattoni.
Quando il telefono della casa in cui viveva squillò, Vujke sussultò. Dall’altra parte la voce suadente di Italo Allodi, re del mercato calcistico nostrano dell’epoca, gli annunciò che la Juventus era interessata a lui.
<Ma sai l’Italia è strana e prima dovresti fare un po’ di gavetta, ci sarebbe l’Acoli… >
Vujadin nonostante avesse già allenato una squadra del calibro del Real Madrid accettò, l’idea era quella che poi sarebbe arrivata per lui la Juventus. Ereditò una situazione disperata, un ultimo posto difficilmente rimediabile eppure sfiorò la salvezza e poi, da uomo vero, si prese l’onore e l’onere di condurre “il picchio” ascolano nuovamente in serie A, proprio nella stagione in cui la Juventus, ancora targata Trapattoni, vinceva il suo ventiduesimo scudetto.
Il “Trap” si congedò da campione d’Italia dalla Torino bianconera per accasarsi nella Milano nerazzurra. Il posto lasciato vacante era ora libero per Vujadin Boskov, che nel frattempo coadiuvato da Aldo Sensibile aveva ricondotto l’Ascoli nel paradiso chiamato Serie A.
<Comunisti alla Juve non ne voglio! >, con questa frase Gianni Agnelli spezzò i sogni di Giampiero Boniperti, il quale imbarazzato comunicò la decisione inappellabile presa dall’Avvocato. Vujke sorrise, ringraziò l’amico Giampiero e disse <L’avvocato ancora non ha capito che “Fudbal je Fudbal I Politica je Politika” >
La storia insomma prese una piega diversa e Vujadin andò a far grande la Sampdoria, alla Juve giunse Marchesi che dette il là ad uno dei periodi più duri della storia bianconera… Con Boskov chissà se la storia avrebbe fatto un altro corso…

Danilo Crepaldi

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