Storie di Juve

Andreas Möller, il bianconero con la Ruhr nel destino

Andy, quell’insolente addio, l’arrivo di Lippi e il castigo di Monaco di Baviera.

Classe 1967, Möller cresce calcisticamente nell’Eintracht Francoforte; centrocampista offensivo viene spesso utilizzato sin da giovane anche da seconda punta o da ala.

Nel 1988 si trasferisce a Dortmund, città che sorge nella parte orientale della Ruhr, una megalopoli di 5.3 milioni di abitanti dove Möller conquista il suo primo trofeo da calciatore professionista: la Coppa di Germania.

Il suo arrivo a Torino è datato 1992, un anno che, ricordandolo oggi, farà tremare i polsi di molti tifosi, poiché rappresenterà l’inizio della costruzione di quella Juve che da lì a qualche anno diventerà tra le più forti formazioni bianconere di sempre.

In quella stagione veniva riconfermato Giovanni Trapattoni in panchina; a centrocampo rientrava dal prestito all’Inter Dino Baggio (subito rinominato Baggio 2 per non confonderlo con l’allora capitano Roberto); in attacco arrivavano Ravanelli e Vialli, quest’ultimo strappato alla Sampdoria per la cifra di 30 miliardi.

In difesa, uno sconosciuto Moreno Torricelli si apprestava a vestire la maglia della Vecchia Signora, dopo che il Trap se ne era innamorato durante un’amichevole primaverile contro i dilettanti della Caratese, dando così vita a una delle più belle favole calcistiche di quegli anni; infine approdavano a Torino i due stranieri David Platt e Andreas Möller, a completamento di un corposo rinnovamento della rosa.

E’ certamente un anno particolare quello scelto da Andy per approdare in Italia.

Lunedì 17 febbraio 1992 davanti al Pio Albergo Trivulzio (ente pubblico milanese che ospita una casa di riposo per anziani) un’autocivetta dei carabinieri attende il momento giusto per far scattare l’operazione.

In macchina c’è anche il giovane sostituto procuratore della Repubblica Antonio Di Pietro, che sta indagando su un giro di tangenti nella sanità meneghina. D’accordo con il magistrato, l’imprenditore Luca Magni entra nell’edificio per consegnare una “mazzetta” da 7 milioni di lire all’ingegnere Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio ed esponente del partito socialista.

Intascati i soldi, Chiesa viene tratto in arresto per concussione e messo sotto interrogatorio.

È l’episodio chiave che scatena una bufera giudiziaria nello scenario politico nazionale e nel mondo dell’imprenditoria e dell’alta finanza. L’inchiesta viene denominata “Mani Pulite”.

I miliardi per acquistare Möller invece sono 3.5!

Il suo esordio in Italia avviene nella coppa nazionale contro la Fidelis Andria, in cui Andy si toglie lo sfizio di segnare il primo goal italiano.

Riesce ad andare in rete anche nel suo prologo in campionato, dove la Juventus travolge l’Atalanta per 4-1 in casa; non sarà però un cammino entusiasmante quello dei bianconeri in Serie A.

Le prestazioni sono altalenanti e gli uomini di Trapattoni non si inseriscono mai in maniera decisa nella lotta scudetto con il Milan di Capello, che alla fine si laurea Campione d’Italia – nonostante le importanti performance di Möller e le reti di Baggio che alla fine del torneo saranno 21.

“Con la maglia bianconera posso giocare nel campionato più difficile e tecnico del mondo, e anche in una grande vetrina internazionale come la Coppa Uefa. Certo, non è facile giocare in Italia e, confesso, qualche problema ce l’ho; a me piace giocare a briglia sciolta, poter spaziare a destra e a sinistra e, non sempre, me ne rendo conto, questo è possibile.

Ma credo di essere pronto a sacrificarmi, di poter ancora maturare tatticamente.” – Andreas Möller

Tutt’altra faccenda è invece il cammino in Coppa Uefa che la Juve già aveva vinto per la seconda volta due stagioni prima.

La Vecchia Signora infatti anche in quella circostanza si apprestava a fare la storia del calcio europeo andando a conquistare la sua terza vittoria del torneo e a diventare la prima squadra a riuscirci in quella manifestazione.

La Juventus, ironia della sorte, si impone in finale battendo nella doppia sfida la squadra che aveva permesso ad Andy di entrare di diritto nel giro degli attaccanti più forti di quegli anni: il Borussia Dortmund.

Möller segna il goal del definitivo 3-0 nella gara di ritorno del Delle Alpi (l’andata si era conclusa 3-1 per i bianconeri fuori casa) aiutando così i piemontesi, non solo ad alzare la Coppa Uefa, ma a stabilire pure l’ennesimo record in Europa, e cioè vincere con il maggior scarto in una doppia finale di questa competizione.

Già, proprio contro il suo amato Borussia.

Chissà cosa avrà pensato Andy quella sera mentre festeggiava con i suoi compagni la vittoria di un così importante trofeo, e all’oscuro di ciò che sarebbe poi accaduto qualche anno dopo…

Intanto la Juventus, anch’essa ignara, stava per inanellare negli anni subito immediati a quel trionfo, un filotto di vittorie di trofei che l’avrebbe portata a vincere anche la sua seconda Coppa dei Campioni nella stagione 95/96.

Andreas Möller era ormai un ricordo; il tedesco era già stato allontanato da Torino e tra le motivazioni, le più importanti sono riportate in questo stralcio di articolo di Repubblica del 1994, in cui l’allora dirigenza bianconera cercava di spiegare così le proprie scelte.


L’insulto etnico e il luogo comune a sfondo razziale non sono previsti dal tariffario-multe della Juventus, ma si tratta di tabelle destinate ad un repentino rinnovamento.

Del resto, è l’ora delle grandi e piccole metamorfosi; così Andreas Möller dovrà pagare qualche decina di milioni (dai venti ai trenta) per quel ‘mafioso’ sussurrato all’ arbitro Nicchi, e sarà comunque poco. Perché certe parole non hanno prezzo.”

«Per la prima volta in tre settimane, Boniperti e Bettega interpretano un fatto nell’identico modo, senza attenuanti, senza concessioni. Moeller si vedrà dunque alleggerire lo stipendio: le tariffe juventine prevedono dieci milioni di multa per ogni giornata di squalifica, ma qui esiste l’aggravante dell’aggettivo e la recidiva del comportamento.»

“Poi dovrà cercarsi una nuova squadra. Il suo contratto non sarà rinnovato per ragioni economiche, disciplinari e tattiche; perché Moeller, in crisi da tre mesi, incide sul bilancio, sulla tranquillità dello spogliatoio e sul gioco di Roberto Baggio. Il quale, insieme e d’accordo con Vialli, non ha mai potuto soffrire il tedesco.

Il calcio vive una nuova realtà economica e noi ci adegueremo. Non è un problema solo bianconero. I cambiamenti di scenario non devono però essere intesi come rivoluzione tattica: non esiste modernità se per questa si intende il gioco a zona. Ne è una conferma ideologica l’assunzione di Marcello Lippi, ormai sicura.” – fonte La Repubblica

Alda Merini scriveva: “La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice.”

E’ quanto accadde a Andy il 28 maggio del 1997 all’Olympiastadion di Monaco di Baviera, contro la Juventus, in finale di Coppa dei Campioni.

Inutile ricordare che la Juve ci arrivava da detentrice del titolo; superfluo menzionare il palo colpito da Zinédine Zidane; pleonastico ripensare al goal annullato a Christian Vieri; malinconico richiamare alla memoria che Del Piero dovette subentrare dalla panchina perché reduce da infortunio e che illuse tutti con quella magia di tacco, che solo una lacrima salata potrebbe davvero descriverne l’essenza più vera.

Andreas Möller non segnò in quella partita, ma alzò davanti a tutti la sua Coppa, la sua felicità, quella prima volta della Ruhr, come a volersi mostrare in tutta la sua adorabile insolenza: sì, perché si può perdonare anche questo a un giocatore che, nel bene o nel male, avrà sempre un posto nella stanza dei ricordi di ogni tifoso Juventino.

Simone Pompili

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