STORIE DI CALCIO

#STORIEDICALCIO 1972-1973 Lo scudetto all’ultima curva e la beffa di Belgrado

Dopo il fallimentare europeo della nazionale vicecampione mondiale, con eliminazione ai quarti per mano del Belgio, nell’edizione poi vinta ai tedeschi dell’Ovest sull’Unione Sovietica, il campionato provava a lenire gli insuccessi internazionali presentandosi al via con alcuni colpi di rilievo:

La Juventus rinforzò l’organico campione uscente con due pedine del Napoli: il «gran colpo» dell’estatefu rappresentato dal nuovo numero uno Zoff, tra i migliori portieri della sua generazione — e che nel corso dell’annata stabilì l’allora record d’imbattibilità della Serie A a girone unico (903′), in essere per i successivi ventuno anni —, a cui si aggiunse una «scommessa» personale del general manager bianconero Italo Allodi, il trentaquattrenne Altafini in attacco; quest’ultimo, lasciato libero dai partenopei per via di un presunto declino fisico, al contrario a Torino andò incontro a una seconda giovinezza sottorete,in particolar modo subentrando dalla panchina.

Inserisci unL’attaccante Altafini e il portiere Zoff, neoacquisti della Juventus riconfermatasi campione d’Italia.a didascalia

Assolutamente non quotata nei pronostici estivi relativi lo scudetto era la neopromossa Lazio del presidente Umberto Lenzini, che tuttavia già vantando un buon organico in ottica salvezza, in estate si potenziò ulteriormente con gli innesti dei centrocampisti Frustalupi Re Cecconi oltreché dell’ala Garlaschelli, lasciando infine campo libero alle idee dell’allenatore Tommaso Maestrelli fautore di una squadra «mobilissima», ispirata alle contemporanee innovazioni portate dal totaalvoetbal olandese, «in cui tutti difendono e attaccano».

Simili concetti erano alla base dell’exploit di un’altra neopromossa, la Ternana prima rappresentante dell’Umbria in Serie A, e pochi mesi addietro vincitrice a sorpresa del campionato di Serie B, pur a fronte di una rosa non eccelsa, grazie soprattutto al credo calcistico del suo allenatore Corrado Viciani, un gioco corto fatto di possesso e pressing e anch’esso debitore verso le novità olandesi del tempo.

LA STORIA -La Juventus vinse il titolo, così come i suoi due precedenti (nel 1966-1967 e nel 1971-1972), grazie soprattutto a una serie di risultati positivi ottenuti nella fase finale del torneo. Il campionato iniziò il 24 settembre 1972; già una settimana dopo nessuna squadra poteva vantare più punteggio pieno. La prima a uscire dal gruppo di testa, dopo una parentesi della Roma, fu a sorpresa la neopromossa Lazio: i biancocelesti seppero resistere e, seppur superati dalle milanesi, le inseguirono tenacemente anche grazie ai gol dell’attaccante Chinaglia. Il 21 gennaio 1973 il simbolico titolo di campione d’inverno fu condiviso da Milan e Juventus a quota 22 punti, uno in più di Lazio e Inter.

Il 4 marzo la Juventus perse il derby torinese e il Milan, vittorioso a Vicenza, si staccò; un mese dopo, il 7 aprile, per i piemontesi le speranze di confermare lo scudetto parevano ormai vane dopo essere usciti sconfitti anche dall’anticipo di Firenze, tantopiù che il giorno dopo meneghini e laziali, entrambi corsari sui campi di Genova e Cagliari, andarono rispettivamente a +5 e +2. Tuttavia lo scenario si riaprì dopo appena due settimane. Nello scontro diretto all’Olimpico di Roma i biancocelesti batterono i rossoneri, in una partita macchiata da un giallo: gli ospiti stavano perdendo 1-2 quando Chiarugi, a pochi minuti dal termine, realizzò il gol del virtuale pareggio; l’arbitro Lo Bello annullò la rete per fuorigioco, poi giudicato inesistente dalla moviola. Fatto sta che grazie a questa vittoria, la Lazio raggiunse in testa il Milan, mentre la Juventus, piegando contemporaneamente il Lanerossi Vicenza, ritornò in gioco portandosi a −2.

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La isperazzione ei giocztori milznisti dopo il tonfo a Verona

Nelle ultime giornate la situazione fu confusa: i laziali mostrarono segni di cedimento, i lombardi non seppero approfittarne appieno e i piemontesi provarono con successo a inserirsi. A un turno dalla fine, la classifica recitava: Milan 44 punti, Lazio e Juventus 43. I rossoneri avevano di fronte l’avversario sulla carta più abbordabile, il Verona; tuttavia in settimana erano stati impegnati nella vittoriosa ma sfiancante finale di Coppa delle Coppe a Salonicco, e per questo chiesero, inutilmente, di posticipare la trasferta veneta. Il 20 maggio, al Bentegodi gli «sfiniti» uomini di Nereo Rocco andarono inaspettatamente sotto di quattro gol: il risultato finale, contro ogni pronostico, fu una netta vittoria 5-3 per gli scaligeri. Frattanto la Juventus, all’intervallo, perdeva di misura in casa della Roma; il contemporaneo 0-0 della Lazio al San Paolo avrebbe portato allo spareggio tra meneghini e capitolini.

I minuti finali furono movimentati, soprattutto per quanto accadde sul campo di Roma: già Altafini aveva segnato l’1-1 al 61′ (risultato che, con tutte le squadre a quota 44, avrebbe portato a uno spareggio a tre), e quando Cuccureddu ribaltò la situazione trovando il 2-1 a 3′ dalla fine, la Lazio si lasciò superare dal Napoli. Decisiva fu la caduta dei rossoneri, in quella che passerà alla storia come la fatal Verona: il Milan si vide sfuggire la possibile stella, lasciando di fatto strada libera ai bianconeri per il loro quindicesimo scudetto.

Un momento di Milan-Atalanta del 15 ottobre 1972, terminata 9-3, tuttora un record per numero di reti segnate in una partita della Serie A a girone unico.

Tranquilli i piazzamenti europei di Fiorentina e Inter, mentre quello del Torino arrivò in pratica a 90′ dalla conclusione, dopo la sconfitta del Bologna a Milano. Deludente si rivelò il campionato della Roma che, nonostante il buon inizio, scivolò presto nella zona calda della classifica ottenendo solamente l’obiettivo minimo della salvezza, peraltro raggiunta sul filo di lana all’ultimo turno e per differenza reti. Retrocedettero in anticipo due neopromosse, l’esordiente Ternana che non seppe capitalizzare la discreta verve mostrata in avvio, calando inesorabilmente alla distanza, e il Palermo; umbri e siciliani chiusero il campionato con appena 3 vittorie a testa. A far loro compagnia si aggiunse, dopo due stagioni, un’Atalanta che sembrava relativamente in salvo sino a tre giornate dal termine, prima di andare incontro ad altrettante sconfitte tra cui l’ultima e decisiva contro la diretta rivale Lanerossi, che condannò i bergamaschi alla Serie B per via della peggior differenza reti: a posteriori risultò fatale agli orobici il pesante 9-3 subìto contro il Milan a San Siro il 15 ottobre 1972, a tutt’oggi la partita con più gol nella storia della Serie A a girone unico.

La classifica dei capocannonieri fu vinta da ben tre giocatori — fin qui per l’unica volta da quando esiste la Serie A a girone unico —, tutti nomi inediti, alla pari con 17 gol: Savoldi del Bologna, Pulici del Torino e Rivera del Milan, quest’ultimo il secondo centrocampista (dopo Valentino Mazzola) a primeggiare nella classifica marcatori.

(FONTE: Wikipedia)

JUVE, DOPPIA DELUSIONE DOPO LO SCUDETTO  – Rinforzatasi con gli innesti di Dino Zoff in porta e José Altafini in attacco, al termine della stagione la Juventus si confermò campione d’Italia. Presentatasi al via dell’ultima giornata di campionato da seconda in classifica, a pari merito con la neopromossa Lazio, rivelazione dell’anno, e con un punto di svantaggio rispetto al Milan capolista, la formazione torinese riuscì a vincere allo scadere un incontro che stava perdendo all’Olimpico contro la Roma, con il decisivo 2-1 di Antonello Cuccureddu arrivato a soli 3′ dalla fine; contemporaneamente, coi biancocelesti sconfitti in casa del Napoli, e i rossoneri usciti clamorosamente battuti dal campo del meno quotato Verona, i bianconeri scavalcarono le due rivali e misero in bacheca il loro 15º scudetto.

In Coppa Italia, dopo avere superato dapprima il primo turno estivo, e poi il secondo turno giocato a fine campionato, il club piemontese si assicurò il diritto a disputare la finale, nella quale stavolta fu il Milan a prendersi la rivincita: dopo tempi regolamentari e supplementari chiusisi sull’ 1-1, con vantaggio bianconero di Roberto Bettega e pareggio rossonero di Romeo Benetti, i lombardi ebbero la meglio ai tiri di rigore.

Altra finale venne raggiunta in campo europeo, dove gli uomini di Čestmír Vycpálek, per la prima volta nella loro storia, giocarono l’ultimo atto della Coppa dei Campioni. Al termine di un cammino continentale che li vide eliminare i francesi dell’Olympique Marsiglia ai sedicesimi di finale, i tedeschi orientali del Magdeburgo agli ottavi, gli ungheresi dell’Újpesti Dózsa ai quarti e gli inglesi del Derby County in semifinale, nella decisiva sfida di Belgrado i torinesi nulla poterono contro il calcio totale degli olandesi dell’Ajax, al loro terzo trionfo consecutivo, e vincitori 1-0 grazie a un gol di Johnny Rep.

(FONTE: Wikipedia)

RIASSUNTO DELLA STAGIONE – Già detto della Coppa ei Campioni, in Coppa delle Coppe si registrò appunto l’unica gioia italiana: il Milan soffrì solo agli ottavi, eliminano il Legia Varsavia solo ai supplementari, mentre nella finale di Salonicco piegò il Leeds (detentore dell’ultima edizione della Coppa delle Fiere sulla Juventus due anni prima) grazie ad una rete di Chiarugi in apertura. Successo che poi si sarebbe rivelato fatale per le sorti del campionato. Rossoneri che comunque abbinarono il trofeo alla conquista della Coppa Italia, oltre che ad ottenere il diritto allla partecipazione nella prima edizione della Supercoppa Europea, in cui avrebbero affrontato l’Ajax.

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Milan in festa con la Coppa delle Coppe

In Coppa UEFA si giocava la seconda edizione del trofeo che aveva sostituito dal 1971 la Coppa delle Fiere: il Cagliari, alla prima partecipazione dopo lo scudetto 1970, uscì subito al debutto dopo una doppia sconfitta con l’Olympiacos. Il turno successivo fu fatale alla Fiorentina, che non riuscì a rimontare lo 0-1 in casa del Vitoria Setubal, otteneno un successo per 2-1 a Firenze che non bastò. Portoghesi che negli ottavi estromisero anche l’Inter, penalizzato dallo 0-2 in terra lusitana a cui fu inutile l’1-0 di San Siro. In torneo proseguì con un derby tedesco ai quarti (dove il Borussia M seppellì il Kaiserslautern per 7-1 in casa) ed uno inglese in semifinale, dove il Liverpool ebbe ragione a fatica del Tottenhamm. Nella doppia finale, il Liverpool dello scozzese Bill Shankly piegò per 3-0 il Borussia M nella gara d’andata, ed a nulla valse il 2-0 dei tedeschi nella gara di ritorno. Per i Reds fu il primo successo internazionale. In coppa Intercontinentale primo successo dell’Ajax, che ebbe la meglio sugli argentini dell’Indepeniente: dopo l’1-1 in Sudamerica, gli ajacidi vinsero per 3-0 in casa. In serie B ottennero la promozione Genoa, Cesena (per la prima volta) e Foggia. Per il Mantova doppia retrocessione, scendendo in C, insieme a Monza e Lecco, quest’ultima all’ultimo campionato di serie B.

 

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