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SPECIALE NINO ORI – SE LA JUVE FA LA JUVE!

Se noi non siamo come voi, una ragione forse c’è…

Perché le fake news, a prescindere dal fatto che siano credibili o meno, vengono create e diffuse con tanta facilità? Perché il pubblico, a cui sono rivolte ci trova dentro ciò che fa comodo (o che dà conferma) alle idee che gli piacciono e/o ciò che va contro le idee che non gli piacciono o che detesta. Un meccanismo estremamente semplice, una sorta di autocompiacimento.

Il principio è tutto di seguito…

“Può darsi che quella cosa sia falsa ma, siccome mi fa comodo, intanto la commento e la diffondo. Troverò molti che ci crederanno e comunque, quand’anche non ci credessero, quella notizia (vera o falsa) circolerà, e se ne parlerà”.

Nel mondo del calcio italiano, i temi più facilmente oggetto di fake news sono solitamente due: il calciomercato e la Juventus i sogni e l’incubo. Il calciomercato perché, correndo dietro a voci e spifferi non dimostrabili né verificabili, permette di sognare e solletica l’immaginazione del direttore sportivo o dell’allenatore che c’è dentro ognuno di noi. La Juventus perché provoca incubi ai 2/3 di coloro che in Italia si occupano di calcio e/o se ne interessano, anche come semplici tifosi.
La Juventus è tifata da circa un terzo degli italiani che si interessano al calcio. Ma non ci sono vie di mezzo: o la si ama, o la si odia. Vince troppo per poter suscitare indifferenza. In sostanza, chi in Italia parla di calcio (giornalisti, addetti ai lavori, tifosi… tutti) sa che, se dice cose negative (vere o false che siano) sulla Juve, incontrerà il favore di chi la odia (2 tifosi su 3), e che desterà comunque interesse. In positivo per chi la odia e in negativo per chi la ama.

L’ultimo decennio di dominio è destinato a rimanere nella storia, anche perché apparentemente inaspettato. Nei 4-5 anni del post-calciopoli erano stati distrutti il patrimonio sportivo, le competenze, la solidità finanziaria, la reputazione internazionale, l’essenza stessa della juventinità. Non era facile, né immaginabile, che chi veniva da quelle macerie, dopo la distruzione finanziaria e sportiva subita nel 2006, scegliesse di rialzarsi e riuscisse in pochi anni a tornare a dettar legge in Italia e a giocarsela alla pari al vertice del calcio europeo. Eppure, è accaduto. Proprio negli anni più bui, quelli con la dirigenza meno adeguata, la Juventus ha progettato e costruito (pagandoselo) il proprio stadio, primo caso in Italia. E ha iniziato a investire nell’area e nelle strutture che circondavano quello stadio, cominciando a realizzare quel progetto che lo staff di Giraudo aveva immaginato negli anni ’90.

Senza fake news e polemiche? Figuriamoci…

Lo Stadium. L’area complessiva è di ca. 355.000 mq. La Juventus aveva acquisito per 99 anni i diritti di superficie dell’area dello stadio Delle Alpi (ca 90.000 mq), pagandoli 25 mln. A questi, negli anni si sono aggiunti i costi per la parziale demolizione, per la costruzione e realizzazione del nuovo impianto, per le opere di urbanizzazione, per la realizzazione di Area 12, JMuseum e, in tempi successivi, di JMedical, Megastore, etc. Di fatto, i costi complessivi hanno superato i 155 mln, contro i 130 inizialmente previsti.
Quando lo stadio è stato progettato e realizzato, date le condizioni finanziarie della società, si è reso necessario trovare un compromesso tra sogni e realtà. La Juventus, oltre all’esborso di 25 mln per i diritti di superficie, si è finanziata per la parte restante con mutui per 70 mln, accesi presso l’Istituto per il Credito Sportivo, con la cessione a NordiConad dell’Area12 per ca 20 mln e, soprattutto, con 42 mln provenienti dalla cessione nel 2009 dei diritti di intitolazione dello stadio a Sportfive.
Quella con Sportfive (società francese che oggi si chiama Lagardère e aveva il compito di trovare lo sponsor entro 12 anni) è stata un’operazione da 75 mln, 42 dei quali versati a inizio contratto. Ha permesso alla Juventus di non dover cercare uno sponsor per lo stadio in un periodo di crisi economica, di avere da subito i 42 mln necessari al completamento dei lavori, di continuare a incassare corrispettivi annui per l’intitolazione un impianto che per oltre 6 anni si è chiamato Juventus Stadium, e di acquisire (3 anni or sono) un nuovo partner come Allianz, col quale trattare i nuovi diritti dal 2023, e non solo.

Eppure, ci è toccato sentir dire e leggere (anche da firme importanti, granata ma prestigiose) che nell’occasione “il Comune di Torino ha regalato lo stadio alla Juventus”.
Poco male, perché con la Continassa è andata anche peggio. In quel frangente, abbiamo assistito tra gli altri agli show radiofonici di un giornalista granata (all’epoca anche leader politico) che, dandoci dei ladri, gridava allo scandalo e predicava “vergogna assoluta a chi, in consiglio comunale a Torino, ha fatto questo regalo immondo”.

Va detto che all’epoca nella zona interessata si segnalavano le seguenti “attrazioni”: l’ex ghetto popolare delle Vallette (considerato per decenni tra i peggiori di Torino), il supercarcere (una specie di lager, anche nell’aspetto), la centrale termica (agghiacciante, vedere per credere), il macello comunale… oltre a un inservibile rudere (la Continassa) occupato da nomadi. Intorno, alcuni edifici diroccati, prostitute, clandestini, spacciatori, ratti grossi come gatti, immondizie ed erbacce quasi ovunque. Nell’area erano presenti anche l’ex PalaStampa e l’ex Arena Rock (diventata successivamente un kartodromo). Nessuno avrebbe investito in una realtà del genere… a meno di averci costruito uno stadio sopra.
Infatti, prima della Juventus negli anni nessuno aveva mai manifestato alcun interesse verso l’acquisizione di quell’area. Il Comune di Torino ha colto la possibilità di incassare denaro da una zona in passato considerata poco vivibile, e di trovarsela riqualificata (a spese della Juve, e non proprie), migliorando la qualità di vita e il benessere sociale, a tutto vantaggio anche degli abitanti presenti e futuri, e dello sviluppo di attività commerciali. Un’intera area (beni e attività) rivalutata grazie al miglioramento della reputazione complessiva del quartiere.

La Continassa. L’area assegnata alla Juventus è di 176.000 mq. Ci sono poi altri 81.000 mq (l’area complessiva è di 257.000 mq) che rimangono al Comune di Torino. La Juventus ha acquisito i diritti di superficie per i 38.000 mq edificabili, pagandoli 11,7 mln. Quindi, il costo è pari a € 308/mq, con buona pace di chi parlava di 0,58/mq. La società si è fatta comunque carico anche delle bonifiche ambientali, degli oneri di urbanizzazione, degli oneri tecnici e di progettazione e di costruzione per l’intera area, per un totale di ca 11,3 mln. Oltre ovviamente ai costi previsti per la realizzazione di tutte le opere del JVillage: la sede amministrativa, lo Juventus Training Center (campi d’allenamento, studi televisivi, sala stampa), il JHotel, la World International School, il Concept Store. Per finanziare l’intera operazione, la Juventus ha dato avvio all’operatività dell’apposito fondo immobiliare JVillage, il cui valore complessivo è superiore ai 100 mln.

In sostanza, tanto nei momenti difficili quanto in quelli positivi, la Juventus ha sempre pianificato e programmato, continuando a investire per il presente e il futuro, coniugando tradizione e innovazione, con l’obiettivo di primeggiare e di rimanere ai vertici, in campo e fuori.
La narrazione mediatica spesso ha raccontato, racconta, e ancora racconterà… altro.
Finché la Juve fa la Juve, sarà sempre così. Spiace. Per gli altri.

Di Nino Ori

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1 pensiero su “SPECIALE NINO ORI – SE LA JUVE FA LA JUVE!”

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