Ad Est della Signora

La Belgrado bianconera

Tutti, o quasi, sanno il perché la Juventus, la squadra nazional popolare per eccellenza in Italia, vesta la
maglia bianconera. La storia, quella con la “S” maiuscola che sa offrire risposte a chiunque sappia e
voglia trovarle, narra che per un errore al posto delle maglie rosse del Nottingham Forest furono inviate
alla società sabauda allora presieduta dai fratelli Canfari le maglie bianconere del secondo club
dell’abitato, a cui oltre alle gesta calcistiche del Nottingham di Brian Clough vengono associate anche le
gesta del leggendarie di Robin Hood, ovvero il Notts County. La Juventus divenne quindi bianconera per
errore, da un errore nacque una leggenda. Quello che però è stato troppo spesso relegato nelle pagine
ingiallite e polverose dalla storia è il motivo per cui anche un altra gloriosa squadra balcanica vesta il
bianconero, ovvero il Partizan Belgrado. Se la Juventus deve i suoi colori sociali alla piovosa terra di
Albione, il Partizan li deve proprio alla Juventus! Ma andiamo con ordine così come il rigore storico impone.


Il Partizan, a differenza di altre squadre jugoslave che hanno visto la luce nell’immediato secondo
dopoguerra, non nacque sulle ceneri di altre società come è il caso, ad esempio, di Stella Rossa e
Dinamo Zagabria, ma fu fondato ex novo il 4 Ottobre 1945, giorno di San Francesco, per volere del
Fronte popolare, o partito comunista che dir si voglia, come espressione sportiva (il Partizan era ed è
ancora tutt’oggi una polisportiva) dell’ Armata Popolare Jugoslava. Il nome Partizan, che anche
nell’assonanza della lingua nostrana riporta ai partigiani ed alla resistenza contro il nazifascismo, fu
scelto in onore dei partigiani titini ed i colori sociali inizialmente erano rosso-bianco-blu, che avevano il
chiaro intento di richiamare i colori della bandiera jugoslava con tanto di “petokakra” (la stella rossa a
cinque punte che adornava la bandiera della Repubblica Confederata Socialista della Jugoslavia), così come
tutte le altre compagini jugoslave in bella vista. Il rosso e il blu complementari con il bianco (così come il
rosa lo fu per la Juventus) furono i colori che salutarono gli albori della seconda squadra più vincente e
tifata di Jugoslavia.

Il Partizan diventò bianconero solamente nel 1957 quando, galeotta fu una
tournée in Brasile, incontrò in una partita amichevole la Juventus, anch’essa in tour nel paese carioca,
ed il presidente dei piemontesi, Umberto Agnelli fece loro dono di una muta di maglie bianconere. Il
risultato di quella partita, purtroppo, si è perso nelle pieghe della storia, ma su proposta dei giocatori
stessi il bianconero venne dapprima messo sulle seconde maglie della squadra belgradese per poi,
prepotentemente, diventarne il colore principale, quello con cui il Partizan oggi è conosciuto nel mondo.
Questo fu possibile grazie alla legge dell’auto gestione voluta da Tito in cui club dell’ex Jugoslavia
vennero quasi immediatamente distaccati dai ministeri a cui erano stati associati.
Essendo nata come squadra dell’esercito jugoslavo lo stadio in cui giocano non può che chiamarsi
Jugoslovenska Narodna Armija (Esercito Popolare Jugoslavo); stadio che oggi è stato ribattezzato
“Partizan” e che conta 55.000 spettatori, di cui circa un terzo in piedi, ma che nel 1945 ne contava solo
35.000. Nelle idee del partito il Partizan doveva diventare la squadra più vincente di Jugoslavia ed
infatti con i suoi 11 titoli di campione di Jugoslavia ha un palmares di tutto rispetto, niente tuttavia se rapportato ai loro rivali della Stella Rossa, con cui danno vita a quello che è conosciuto in tutto il mondo
come il “Veciti Derbi” o per dirla in maniera nostrana il “Derby eterno”. Il fatto che il Partizan, pur
avendo una notevole importanza politica (non a caso fu scelto dalla federazione, su imbeccata del
governo, per rappresentare lo stato degli slavi del sud nella prima edizione della Coppa dei
Campioni) non sia stata la squadra più vincente di Jugoslavia, evidenzia molto bene le differenze fra lo
stato slavo e gli altri paesi socialisti. Infatti lo stato, pur entrando prepotentemente negli affari sportivi,
non ha mai cercato di influenzare i risultati ottenuti sul campo, a differenza dei governi di altri paesi del
blocco socialista quali URSS e Germania Est. Vincere si, ma non a tutti i costi! Il Partizan è ancora oggi,
in qualche modo, un’evoluzione del passato che fu ed ancora oggi è legato a doppio filo alla Juventus.
Una storia poco nota, una storia che non va dimenticata perchè sono le piccole storie a fare la storia.

Danilo Crepaldi

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