#RawDiamonds

#rawdiamonds: Adolfo Gaich

El Genocida del Gol

Córdoba è una splendida città nel mezzo dell’Argentina famosa per la sua scena musicale dominata dal “cuarteto”, las sierras montagne spettacolari dove la natura è ancora padrona, la cerveza, Paulo Dybala, Mario Alberto Kempes e, sopratutto, rifugio reale o millantato di gerarchi nazisti di altissimo profilo.

Ecco, in un contesto così chiamarsi Adolfo Gaich, scelta contestabile di doña Gaich, in un paesino di 1200 anime nel sud della provincia, tende a richiamare un po’ l’attenzione, sopratutto se sei un pennellone di 190 centimetri dalla chioma rossa e con un discreto talento per quel giochino noto come fútbol da quelle parti.

Biografia

Adolfo Julián Gaich nasce a Bengolea, Córdoba, il 26 febbraio del 1999.

Inizia a farsi le ossa nel Club Union de Bengolea, piccolo club locale, prima di iniziare a peregrinare fra diversi club dei campionati locali.

Come gran parte degli aspiranti calciatori argentini vale il detto “Dio è ovunque, ma riceve a Buenos Aires”; chiaramente il destino professionale del Tanque passava dai club della capitale, sempre attenti a scandagliare il mercato interno alla ricerca di giovani talenti.

Un primo provino con il River Plate va bene, anche un secondo con il Lanús, ma nonostante l’efficacia del 9 di Córdoba entrambi i club non credono in lui.

Troppo sgraziato, portamento più da rugbista che da calciatore, tecnicamente troppo grezzo.

In effetti, come ammette anche il suo primo allenatore al San Lorenzo, squadra che deciderà di puntare sul quindicenne Gaich, il ragazzo è un blocco di marmo grezzo, che ha bisogno di essere scolpito e modellato nella sua crescita.

Si accasa quindi al Ciclón, fortuna vuole che sia pure il club per cui tifa il padre, iniziando un processo di crescita costante ed inesorabile che lo porta a 20 anni ad essere titolare in prima squadra, scalzando un idolo come Nicolás Blandi, e a collezionare svariate presenze con le nazionali giovanili ed olimpiche, superando nelle gerarchie i più quotati Colidio dell’Inter e Maxi Gómez del PSV, oltre che agli interessamenti di diversi club europei.

Caratteristiche tecniche

Centravanti che fisicamente sembra costruito in laboratorio, la divertente somiglianza col personaggio Disney Incrediboy corrobora la tesi, è dotato di grande forza fisica, nonostante la stazza da corazziere possiede progressione e velocità sia sul lungo che sul corto, tanto che vederlo giocare nelle nazionali giovanili dava l’impressione che si trattasse di un fuori quota. Semplicemente dominante, anche se l’abitudine a lavorare solo di fisico può rivelarsi un arma a doppio taglio contro avversari di livello più alto.

Molto spigoloso di costituzione, si impone bene nei contrasti e nelle palle vaganti, paradossalmente sembra soffrire di più sui duelli aerei dove deve affinare tempismo e tecnica di salto, preferendo giocare palla a terra che sui lanci lunghi, tranne quando si tratta di cercare la profondità, dove fa valere la sua potenza.

Tecnicamente è evidente una crescita esponenziale nelle ultime stagioni, non è un predestinato, uno di quelli nati col talento cristallino, ma sta lavorando moltissimo per colmare le lacune tecniche che lo limitavano in gioventù e i frutti si vedono. Il piede forte è il destro, il sinistro è ancora da migliorare, ma vista l’attitudine al lavoro non credo sarà un problema.

In area si muove bene ed in maniera intelligente, attaccando spesso il secondo palo per sfruttare il mismatch fisico con il terzino avversario, un po’ alla Mandzukic durante l’ultimo Allegri.

Si destreggia bene in mischia, dove dimostra ottimo senso del gol e riflessi, ha margini di miglioramento per quanto riguarda la velocità di esecuzione e di colpire in acrobazia.

Pur giocando da centravanti classico non disdegna aiutare in copertura, anzi ha dimostrato attitudine al sacrificio molto positiva.

Nonostante la crescita tecnica il difetto maggiore resta una certa meccanicità nel primo controllo, preciso, ma lento, e nella conduzione della sfera, difetti che in Europa, sopratutto al alto livello possono costare caro.

Caratterialmente “El genocida del Gol” è un ragazzo molto forte, affidabile e un gran lavoratore. Riuscire ad arrivare al fútbol professionista da un paesino di 1200 anime sperduto nella Pampa non è da tutti, sopratutto dopo non aver mollato nonostante i rifiuti di vari club.

Non parla moltissimo con stampa e social e questo non è necessariamente un male, ma andrà verificata la capacità di adattarsi alla visibilità del calcio europeo.

Evoluzione

Come ognuno dei giovani prospetti che si palesano sulla scena l’esercizio più divertente è quello di accostarlo a un giocatore che gli somigli.

Per Gaich ho letto i nomi di Dzeko, Abreu e Lewandoski, ma personalmente la cifra tecnica del bosniaco e del polacco non sono raggiungibili dal centravanti del San Lorenzo. Un paragone che vedo più calzante è quello con il nostro ex giocatore Mario Mandzukic, per fisicità, per attitudine alla lotta e per capacità di attaccare l’area pur partendo defilato a sinistra.

Nelle ultime settimane agli interessi passati di Bruges (pareva fosse fatta durante la scorsa estate) e Lazio, si sono aggiunte le notizie di avvicinamenti di altri club di livello internazionale: Galatasaray, Benfica, Everton, Schalke 04, Roma, Milan, Fiorentina, ma sopratutto Juventus e Barcellona.

Sappiamo bene che il 99% delle voci mercatare sono emerite cavolate, ma solo il fatto che Gaich venga accostato a club come i bianconeri o i blaugrana è sufficiente per capire che, almeno potenzialmente, stiamo parlando di un ragazzo valido.

Personalmente credo che le caratteristiche fisico tecniche dell’argentino, unite ad un prezzo relativamente contenuto (12 milioni di €) aiutino molto a stuzzicare gli appetiti anche di club affermati, ma da qui a vederlo titolare nella nostra rosa ne passa di acqua sotto i ponti.

Al momento credo che il futuro di Adolfo in un grande club possa essere più quello dell’arma tattica o del facilitatore di gioco per i compagni, un po’ alla Benzema con Ronaldo al Real (col dovuto rispetto).

Molto passa dell’evoluzione del giocatore e, come sempre, dalle scelte professionali. Nell’incontrare la società e il tecnico che vedano il potenziale e che decidono sia giusto investirci; questo il centravanti di Boedo lo sa bene visto il suo passato.

Un giudizio definitivo è difficile da dare, anche perché le gare da professionista sono state ancora poche (23 con 6 reti nelle ultime due stagioni) e quelle con le nazionali giovanili sono ingannevoli vista la soverchiante fisicità di Gaich.

Dubito lo vedremo in maglia bianconera, nonostante Paratici credo stia cercando un centravanti con caratteristiche piuttosto simili all’argentino, anche aldilà della situazione Higuain che pare all’ultimo giro di valzer.

Tuttavia non si può che non augurare una buona carriera a questo ragazzone che per volontà, carattere e crescita rappresenta un grande esempio di come con il lavoro si possa andare oltre i propri limiti.

Stefano Follador

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