INTERVISTE CALCIATORI

Momo Sissoko, il globetrotter che alla Juve lasciò un pezzo di cuore

Cosa ti ha dato la Juve nella tua esperienza italiana e cosa pensi di aver dato tu alla maglia bianconera?

L’esperienza alla Juventus mi ha dato molto, mi ha fatto crescere tanto come uomo e vivere nella famiglia bianconera è stato un grande piacere. Io dal canto mio mi sono sempre messo a disposizione dei mister e dei miei compagni, sono molto orgoglioso di aver vestito una maglia gloriosa che ha una storia molto importante come quella bianconera.


Vieni sempre ricordato con piacere dai tifosi juventini per la generosità che in campo hai sempre mostrato.
Pentito di aver lasciato Torino proprio prima del periodo delle vittorie? Pensi che senza l’infortunio ti saresti giocato le tue carte anche nella Juve di Conte?

Sono un po’ deluso per non aver partecipato al ciclo vincente che è iniziato a Torino poco dopo che ci siamo salutati, ma così è il calcio. La vita è fatta di scelte ma la cosa più importante è l’aver lasciato una bella immagine importante nel club e nel cuore dei tifosi, che a distanza di anni continuano ad avere notevoli manifestazioni d’affetto nei miei riguardi.


Rafa Benitez è sicuramente l’allenatore a cui sei più legato, avete vinto la Coppa UEFA a Valencia e l’hai poi seguito a Liverpool. Oltre alla sua idea di calcio, era davvero un maestro anche fuori dal campo?

L’aver incontrato Rafa è stato fondamentale per la mia crescita calcistica ed umana. Mi ha acquistato dall’Auxerre quando avevo 17 anni e mi ha immediatamente fatto giocare nella Liga, in una squadra che ha vinto sia il campionato in Spagna che la Coppa Uefa. Prima ha trasformato i sogni di un giovane calciatore in realtà, poi mi ha portato con se in Premier dandomi la possibilità di giocare la Champions.


Hai giocato con un calciatore spagnolo che in un determinato periodo noi juventini avremmo tanto voluto che indossasse la nostra maglia… Che giocatore era El Niño Torres? Dal momento che hai avuto la possibilità di allenarti con lui puoi raccontarci qualche aneddoto?

Ho giocato con el Nino una stagione, l’anno che lui arrivò in Inghilterra. Era impressionante, era velocissimo, se gli buttavi la palla negli spazi e in profondità lui ci arrivava prima di tutti. Era devastante, una macchina da gol.


Con quale calciatore che non è mai stato tuo compagno di squadra avresti voluto giocare insieme e perché?

Mi sarebbe piaciuto giocare al fianco di Pirlo, un giocatore che aveva una rapidità di pensiero sopra la media.


Quale giocatore della Juve invece ti ha impressionato di più e per quale motivo?

Ho giocato con tanti campioni a Torino, tra i quali Buffon e Nedved, è difficile scegliere… però se devo fare un nome su tutti dico Del Piero, una grande persona, un vero leader nello spogliatoio, sempre disponibile con tutti, oltre che un grande giocatore.


Sei arrivato nel Psg di Ancelotti assieme a Matuidi e ad un giovanissimo Verratti, vedendoli allenare tutti i giorni gli avresti pronosticato un futuro così importante?

Verratti ha evidenziato una grande personalità nonostante fosse molto giovane, ha subito fatto capire che il PSG fece benissimo a puntare su di lui. Nonostante fosse giovanissimo è entrato subito nel cuore dei tifosi, era sempre piacevole parlare con lui di calcio in generale.
Matuidi ha fatto una grandissima carriera, lavorando duramente ogni giorno sul campo in allenamento si è meritato col sudore e i sacrifici ciò che ha ottenuto. Nessuno ti regala mai niente, l’essere diventato campione del mondo è il giusto premio per la sua costante crescita e la caparbietà che ha sempre messo in campo.


Una carriera da viaggiatore, che ti ha portato a girare il mondo e scoprire il calcio in Spagna, Inghilterra, Italia, Francia, India, Messico, Indonesia, Cina e Hong Kong.
Tralsciando il calcio per un istante, tutti questi paesi sono un bagaglio di vita non indifferente, che ti avrà fatto conoscere culture, tradizioni e stili quotidiani molto diversi tra di loro.
Quali tra questi ti ha colpito e affascinato di più?

Ogni paese ha la sua cultura e la sua lingua, ogni singola esperienza che ho fatto ha arricchito il mio bagaglio personale facendo di me un uomo migliore. Grazie a quanto ho viaggiato posso oggi parlare italiano, francese, cinese e spagnolo, sono veramente contento di tutte le scelte di vita che ho fatto e che mi hanno forgiato nel carattere e fatto crescere culturalmente. Per quanto riguarda il calcio, l’aver giocato in Premier League e in Serie A in due club come Liverpool e Juventus è stato veramente il massimo.


Se noi pensiamo a Momo Sissoko in bianconero, sono due le immagini che per prime ci vengono in mente: il tuo dare inizio con un bel lancio di destro all’azione che portò Krasic al gol all’ultimo secondo contro la Lazio, che ci fece pensare sul serio di poter arrivare allo scudetto dopo la serie B, e la punizione dal limite da te conquistata al Bernabeu che poi Del Piero trasformó in rete, regalando una storica vittoria in cui tu fosti grande protagonista lì in mezzo al campo.
Sono anche per te queste due le partite a cui sei più legato del periodo alla Juventus o ce ne sono altre?

La vittoria del Bernabeu è un ricordo indelebile, una serata indimenticabile! Ma il ricordo più bello tuttavia è sicuramente per me il gol segnato a Palermo. Di gol non ne ho segnati tanti, li ricordo con facilità, e quello oltre ad essere decisivo devo dire che fu il frutto proprio di un bella giocata.

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