Notti Magiche

Dio c’è, l’ho visto sulla costa inglese

Abbiamo avuto Le Roi, e adesso abbiamo Il Re.
Abbiamo ammirato l’arte di pittori della pelota come Raffaello e Pinturicchio, o tutto il genio e la sregolatezza del Cabezon oriundo.
Siamo stati senza dubbio tifosi privilegiati e fortunati, perché, come diceva il Dottore Umberto Agnelli, “tutto il meglio del calcio è passato dalla Juve”.
Ma a Dio non siamo mai arrivati.
Forse perché da “piemontesi tosti”, timorati e rispettosi ci sembrava esagerato ambire a tanto, meglio non esagerare con i deliri di onnipotenza, l’Avvocato questo lo sapeva bene, non oltrepassare il segno e non andare sopra le righe, anche se si avevano mezzi, prestigio e potenza per poterlo fare. Perché l’hybris poi conduce sempre ad una vendetta, ad una punizione divina.
Però se mi chiedete quale giocatore avrei voluto che la Famiglia portasse a Torino, io non vi rispondo né Pelè, né Maradona, o tantomeno Best, Cruijff o Messi.
Eh no, io punto più in alto, direttamente a Dio.

Matthew Le Tissier, per tutti LE GOD, è il campione che più di tutti avrei voluto vestisse di zebrato.
Un quasi francese prestato alla corona britannica, che ben prima dei miei occhi stropicciati da così tanta meraviglia rapì quelli degli osservatori dei Saints, i quali anticiparono tutti bruciando la concorrenza e lo portarono sulle coste meridionali inglesi.
La sua carriera in pratica nasce, splende e termina col biancorosso del Southampton, con il club dell’Hampshire Matt infatti tocca tre decadi di Premier, dal 1986 al 2002, collezionando 162 gol in 443 presenze e vari riconoscimenti a livello personale.
Non avremo mai una controprova che ci possa dire con assoluta certezza se il suo sconfinato talento e il suo carattere schivo e non scevro da vizi potessero adattarsi ad un calcio molto diverso da quello inglese come il nostro italiano.
Ma in cuor mio lasciate che abbia questa certezza, che questo centrocampista offensivo dal destro naturale e dal sinistro baciato comunque dalla grazia, sarebbe potuto essere una grande ala nella mia Juventus, con tutto il rispetto che devo a Thomassino Hassler e ad Angelo Di Livio.
Ma le giocate di Le Tissier, la sua tecnica elevata, le sue corse sulla fascia con le assistenze per i compagni e soprattutto le sue impressionanti e rare qualità balistiche specie dalla lunga distanza (una specie di Nedved ante litteram per l’ardire e la potenza di alcune traiettorie), me lo hanno fatto amare a dismisura. E desiderare ardentemente altrettanto.
Quanta sorprendente magia in tanti gol, quante perle preziose regalate a tutti gli appassionati di calcio!
Tiri, punizioni, rigori.
Prendevano traiettorie ai più impensabili.
Ma lui, in quanto Le God, trasformava l’impossibile in possibile.
E quel cartello, che campeggiava all’ingresso del The Dell, lo storico stadio dei Saints, lo ricordava proprio a tutti:
“Benvenuti nella casa di Dio”.

Lorenzo Nicoletti

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