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#rawdiamonds: Tahith Chong

Con quella pettinatura difficilmente passi inosservato, se aggiungiamo il fatto che hai un mancino vellutato e fisicamente sembri disegnato per fare il vuoto, mi pare ovvio che gli occhi attenti degli scout bianconeri (e di molti altri club) cadano sul buon Chong.

Biografia

Di nazionalità olandese, ma nato il 4 dicembre 1999 a Willemstad (Curaçao), Tahith vanta origini cinesi e delle Indie Occidentali, come si può evincere dal cognome. Sin dalla tenera età spicca rispetto ai compagni, tanto che a dieci anni firma per un club prestigioso come il Feyenoord.

Non passa molto tempo che dalla vicina Inghilterra molti mettano gli occhi sull’esterno del Caribe, approfittando della mancanza di decisione degli olandesi che non chiudono in maniera decisa il contratto del giovane.

Si scatena un’asta fra le big inglesi, Chealsea, Arsenal e Manchester United. A spuntarla è lo United che pianifica un futuro in grande per l’esterno d’attacco, acquistandolo nell’estate del 2016.

Nonostante la rottura di un legamento crociato Tahith cresce in modo esponenziale guadagnandosi un posticino fra i grandi già a inizio del 2018, venendo convocato proprio in occasione della gara contro la Juventus a Torino.

Caratteristiche tecniche

Tahith è il figlio dell’evoluzione tecnico tattica della Premier League degli ultimi anni, ma ricorda anche le ali vecchio stile, uno scout del Manchester United disse di lui che a fine gara spesso ha gesso sugli scarpini, metà gesso della linea laterale e metà dell’area di rigore.

Giocatore di ottima tecnica di base, anche se fatica nell’uso del piede debole, abbina una grande facilità di calcio e di lancio a una fisicità straripante.

Fisicamente longilineo, rapido sia sul breve che sul lungo, molto energico ed elettrico nella gestione del corpo e del pallone, cercando in maniera ossessiva la profondità ed il dribbling. Se schierato sull’out di destra tende a rientrare spesso per cercare la battuta a rete anche dalla lunga distanza. Ama cercare l’assist per i compagni, cercando spesso la giocata decisiva, con personalità, ma anche commettendo qualche imprudenza di troppo in fase di impostazione.

Tatticamente ci sono margini di miglioramento, ma per generosità e volontà risulta già un esterno integrabile in un sistema associativo, sebbene la sindrome del dribblomane si manifesti spesso in lui. La lettura del gioco è buona, ma va misurata in contesti più competitivi per poterne saggiare i limiti.

A livello di velocità e di gestione del corpo risulta praticamente ingiocabile per i pari età, ma proprio la sua superiorità ne mina in qualche modo lo sviluppo, rendendo necessario un maggiore minutaggio contro avversari più smaliziati e fisicamente prestanti.

Evoluzione

I compagni di squadra nelle giovanili mancuniane aiutano molto a definire il modello di riferimento per Chong. Infatti il soprannome del ventenne olandese è Arjen, come Robben, di cui non condivide sicuramente il parrucchiere, ma di cui possiede la nazionalità e lo stile di gioco estremamente pulito tecnicamente, caratterizzato dall’iconico movimento a rientrare da destra per il tiro.

Robben può essere definito, al netto degli infortuni, l’archetipo dell’ala moderna e come punto di arrivo risulta sicuramente ambizioso, ma le capacità per arrivare ai livelli dell’olandese ci sono tutte: tecnica, rapidità, estro, generosità e comprensione del gioco.

Tutto questo ben di Dio va però trasportato ad un livello di competizione più alto rispetto alle giovanili dei Reds. Come sempre la scelta del prossimo step della carriera di Tahith Chong si rivelerà fondamentale per la sua crescita.

Per la Juventus un parametro zero proveniente da Manchester, sponda United, con poche presenze in prima squadra, grande potenziale e in aria molto swag risveglia graditi ricordi, se non lo aveste capito parliamo del mio grande amore calcistico Paul Pogba.

L’acquisto del giovane originario di Curaçao potrebbe essere visto come la ripresa del progetto Pjaca o Coman, un esterno di grande dinamismo e tecnica in grado di crescere alle spalle dell’undici titolare, all’inizio spaccando la gara da subentrato, per poi diventare sempre più importante col passare del tempo.

Proprio il precedente di Pjaca può provocare qualche titubanza, il croato infatti, aldilà dei gravi infortuni patiti, faticó molto a ritagliarsi un po’ di spazio durante la sua prima stagione in bianconero, nonostante venisse da annate da protagonista alla Dinamo e in nazionale. Per un giovane risulta spesso duro trovare spazio con la casacca della Juventus e per un profilo con tanto bisogno di minuti come Chong potrebbe risultare complesso avere un impatto alla Pogba.

Stefano Follador

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