Nero Su BIanco

Non sono tifoso juventino, sono juventino


La dipartita di Anastasi mi porta nuovamente a riflettere sulla Juventus e sulla sua unicità per me, come immagino possa essere anche per voi che vorrete leggermi.
La storia di questo ragazzo del sud che ce l’ha fatta, che riesce a coronare il sogno bianconero di miriadi di suoi coetanei di ogni generazione ed epoca mi fa pensare…
Da tifoso juventino a calciatore della Juventus…
In pratica il massimo.
Per pochi fortunati eletti.

Per tutti noi altri però quel sogno chiamato Juventus rimane lo stesso, continua nelle pieghe del nostro cammino di uomini e ci rimane addosso per tutta la vita.
No, non come una seconda pelle, ma come una prima pelle, più forte, magica e bella, a sostituire quella che la natura ci aveva donato.

Se sei juventino (perché lo sei, non è che lo decidi a tavolino, è lei che ti sceglie e tu non puoi che accettare questo privilegio e onore) ti sarai sentito dire miliardi di volte che: “È facile essere tifoso della Juve, hai scelto la squadra che vince e del potere”.
Quante volte ti sarai arrabbiato o te la sarai presa per questo e avrai perso tempo a spiegare a chi non vuol sentir ragioni, a far capire a chi pensa stupidamente di aver già capito tutto. E invece non ha capito un cazzo.
Poi cresci e ti ci abitui, comprendi che l’indifferenza è la risposta migliore e con leggerezza ti fai pure una risata alle faccia loro. Perché quello che conta è dentro di te, la spiegazione è più semplice di tanti giri di parole e tu l’hai sempre saputa e protetta.
Tu non sei tifoso juventino.
Tu sei innamorato cronico della Juve.
E c’è tutta la differenza del mondo in questo passaggio.
Il tifoso e ancor più il simpatizzante possono essere soggetti all’andamento sportivo della squadra e avvicinarsi o allontanarsi in base a questo oppure ad un campione piuttosto che un altro che veste la casacca di una certa compagine; chi ama invece è legato visceralmente da un vincolo struggente di passione e fascino, ammirazione ed estasi, sentimento e appartenenza.
E quando da piccolo il tuo sangue si è tinto per incanto di bianconero a te di vincere o perdere non importava nulla, tu eri semplicemente attratto da quella squadra di Torino col nome accattivante e niente ti avrebbe potuto far cambiare idea né minimamente far vacillare, nemmeno 9 anni di buio totale o quasi a livello di vittorie e trofei, proprio mentre ti eri avvicinato al calcio.
Nulla più della Juventus avrà la capacità di farti sentire giovane, quel potere incantatore di farti vedere quando sei bambino i tuoi eroi come degli adulti quando invece sono solo ragazzi, e di farteli vedere come tuoi coetanei quando ad essere grande oramai sei tu e loro invece sono ancora sempre e solo dei ragazzi, con tutte le immaturità che quella fase della vita racchiude.

Se sei juventino (perché ci nasci e a tavolino non decidi nulla, a tavolino al massimo vedrai nella tua vita che ci assegnino scudetti che erano roba tua e te li scippino meschinamente) ti sentirai dire: “Ma come si può mai tifare per una squadra che non è quella della tua citta? Sei senza radici!”.
Stolto!!!
Chi ti ha detto così è solo uno stolto, uno arido e privo di fantasia, di apertura mentale, di immaginazione, di capacità nell’andare oltre ciò che è scontato, ovvio, banale.
Se apolide significa dover sopportare il peso di stare lontano dal mio amore, di non potergli stare vicino tutte le volte che vorrei o quante lui ne avrebbe bisogno, allora si, sono orgogliosamente apolide e morirò da apolide.
Come se uno potesse limitarsi ad amare soltanto una donna della propria città, altrimenti sembrerebbe insolente e irriconoscente a invaghirsi di una bella e seducente forestiera.
Moglie e buoi dei paesi tuoi insomma.
Ma a questo detto, gli ho sempre preferito l’altro: al cuor non si comanda.
Ed è la Juventus infatti a comandarmi, a regolare le scadenze della mia quotidianità pur se distante circa 600 chilometri.
E io ne vado matto, perché sono pazzo di lei.

Tempo fa ho realizzato un video per i 120 anni della Juventus che ha avuto un discreto successo in rete e nel quale ho descritto con parole e immagini tutto ciò che la Juve è stata nella sua storia.
Per me è l’amore unico, lo è stato e lo sarà per sempre.
Lei e nessun’altra mai.
Nel cuore di un uomo possono coesistere più affetti, ma se si parla di calcio non vi può essere spazio che per una sola scelta, per due soli colori, per una sola ragione di vita.
La “J”.
Le strisce.
Il bianco e il nero, l’alfa e l’omega della mia anima.
Non c’è cosa al mondo che mi rappresenti meglio, a nient’altro mi sento di appartenere maggiormente, nulla può completare la mia esistenza più di lei.

Ti amo, per sempre tuo.

Lorenzo Nicoletti

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