"Il Fazioso"

Paura, eh?

Quando Antonio Conte da Lecce, già giocatore, bandiera, capitano e allenatore della rinascita bianconera, ha firmato per l’Inter, anche io sono rimasto un po’ destabilizzato. Arrabbiato, deluso, confuso, spaventato, nonostante ritenessi corretto, da parte della Juventus, non richiamare il fuggitivo in quella che è sempre stata casa sua.

Conte all’Inter? Ma no, dai!

E invece, sì. Lo sapevamo che sarebbe successo. Conte voleva tornare in Italia. Conte voleva tornare alla Juve, ma non è stato accettato dalla dirigenza (o parte di essa). Conte voleva mostrare al mondo la sua grandezza, vincendo uno scudetto proprio contro la Juve, partendo da outsider.

Per qualche giorno, anche io ho temuto Conte all’Inter. Anche perché, in quei giorni, la Juventus diceva addio ad Allegri e, sui giornali, come sempre sembrava che noi fossimo in procinto di vendere chiunque (il fallimento era alle porte, ci dicevano!), mentre l’Inter sembrava dover comprare il mondo…

Ma il calciomercato terminò e io, con maggiore distacco, provai a fare una cosa molto semplice: guardare le rose delle due squadre.

Una squadra, la Juventus, legittimamente tra le prime 6/8 in Europa negli ultimi anni, che acquista giocatori quali Ramsey, Rabiot, Higuain, Danilo, Deligt, a fronte di una sola cessione eccellente, Cancelo. Una squadra che, quindi, nonostante avesse vinto 8 scudetti consecutivi, si è ulteriormente rinforzata. Dall’altro, una squadra qualificatasi a stento per la Champions, che vende Icardi, Perisic e acquista giovinotti di belle speranze quali Barella, Sensi e la coppia di ex attaccanti dello Uniterd, Lukaku e Sanchez.

Sarà che io di calcio capisco poco, anzi, pochissimo, ma a me tutta la faccenda non tornava: come può una squadra mediocre, senza acquisti di grande livello (perché possono raccontarmela come vogliono, ma Sensi e Barella alla Juve farebbero panchina pure a Rabiot), e inserita in un contesto notoriamente incasinato e instabile, aver colmato il gap tecnico, e anche mentale, nei confronti di una squadra che vince da 8 anni e che è zeppa di campioni?

Lo scrivevo, spesso, ma c’era sempre chi mi diceva:

  • sì ma l’Inter ora ha Conte;
  • sì ma l’Inter ora ha Marotta;
  • sì ma la Juve ora ha Sarri;
  • sì ma l’Inter è forte.

Che l’Inter fosse forte, continuava a sembrarmi una follia. Non si è davvero rinforzata, perché Icardi è più forte di Lukaku e Sensi e Barella compensano la cessione di Perisic. Erano da quarto posto, non possono essere diventati da primo posto con una rosa molto ristretta e dovendo competere su tre fronti.

Che la Juve avesse preso Sarri, mi sembrava, al limite, qualcosa che rinforzasse la propria forza: il tecnico toscano può non piacere per i modi, ma che fosse un ottimo mister non credo potesse essere oggetto di discussione. Anzi, Sarri rappresentava una ventata di novità per una squadra, fortissima e ricca di campioni, che usciva da un ciclo, vincente, durato cinque stagioni con Allegri.

Che l’Inter abbia Marotta è, sicuramente, un valore aggiunto importante. Eppure, a me raccontavano sempre la storia che fosse Paratici il vero deus ex machina del club bianconero…

Conte, veniamo a Conte…

Come può, un allenatore, essere così dannatamente forte, da poter trasformare una squadra da quarto posto (ottenuto con molta fatica all’ultima giornata), in un team capace di interrompere un dominio che dura da 8 anni?

Mi spiace, ma io non riuscivo proprio a seguire il ragionamento. Per me nel calcio contano prima di tutto i campioni e, solo successivamente, lo staff tecnico. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, a mio modo di vedere conta molto più il DNA di una società, la sua storia, l’ambiente di riferimento, rispetto allo staff tecnico.

Conte, pensavo, probabilmente partirà molto bene, ma occorrerà vedere intanto come lo assimilerà l’ambiente, e poi come reagirà lui stesso dinanzi alle prime, inevitabili, sconfitte e polemiche.

Ma c’erano tanti, troppi colleghi di tifo che mi dicevano: “occhio, perché Conte è Conte“. Sì, certo, ma Conte non trasformerà mai Candreva in Zambrotta; oppure, “la prima Juve di Conte vinse con Matri e De Ceglie“, sì, certo, ma aveva Pirlo, Buffon, Del Piero, Quagliarella, Vucinic, Vidal, Marchisio, Chiellini, Bonucci, Barzagli… dove sono gli equivalenti di questi bianconeri nell’Inter di oggi? E, comunque, quella Juve aveva solo il Milan come competitor. Un Milan stanco, con campioni ormai spenti e un Berlusconi già più di là che di qua…

Ripeto: siccome non sono ironico né immodesto quando dico di capire poco di calcio, in me restava il dubbio che avessero ragione loro.

Così, attendiamo questa partita per vedere se avevo ragione io, o loro.

Direi, a spanne, che avessi ampiamente ragione io, ed è ormai chiaro a tutti. Oddio, mi è capitato qualche vedova che anziché godersi la vittoria ne ha approfittato per attaccare Allegri, ma se di calcio capisco poco, di certi astrusi ragionamenti che chiamano in causa persone che non ci sono più (sportivamente parlando), allora posso tranquillamente alzare le mani in segno di resa.

Siete più tranquilli, ora?

Avete avuto paura, lo so.

E’ legittimo, anche se insensato.

Certo, ci vorrà un po’ per scrollarsi di dosso l’Inter, mentre il Napoli si è già fatto fuori da sé, non tanto nei numeri quanto nella convinzione (e dire che Ancelotti doveva essere il miglior acquisto dell’era DeLaurentiis…), ma la superiorità della Juve è evidente.

Una superiorità nel numero di campioni che scendono in campo, nel numero di giocatori di qualità di cui Sarri può disporre, e in una tradizione vincente che, da quelle parti, non possono pensare di acquisire solo perché ingaggiano quanti più juventini possibile…

Lo capisco: avete visto Conte Antonio da Lecce come il Salvatore, l’unico artefice delle vittorie di questi otto, meravigliosi, anni. Ma la vostra interpretazione è sbagliata: gli artefici di queste vittorie sono da ricercare altrove, da Agnelli alla proprietà (che, comunque, ha sempre qualcosa da farsi perdonare), fino alla nostra storia, quella di un club che vince da sempre, da prima che ci fosse Conte Antonio da Lecce in campo, in panchina o in tribuna.

Ora, spero che siate più sereni, e che ci rimaniate anche se dovesse arrivare qualche pareggio o, dio non voglia, una sconfitta. Perché alla fine, nel calcio contano i valori che si possono mettere in campo e, salvo rare parentesi, i campionati li vince chi è più forte.

Cioè noi…

Emiliano Faziosi

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