Voli Pindarici

Ancora una volta, Gianluigi Buffon

Era il 19 Maggio del 2018.
Juventus-Verona.
Un altro scudetto da festeggiare, il settimo.
Ma, soprattutto una di quelle giornate che si fa fatica a dimenticare.
Il più grande di tutti, il numero uno, la nostra storia, ci lascia, ci saluta.
Un addio che abbiamo metabolizzato con fatica, con nostalgia.
Perché sì era la sua vita, ma attraverso la sua è passata anche la nostra.

Tutte le generazioni unite, tra lacrime, emozioni e ricordi.
La consapevolezza di tutto ciò che era stato, Gigi che con noi è stato all’inferno e poi in Paradiso, Gigi che ha segnato un’epoca bianconera, per molti giovani, me compresa, l’unico portiere visto tra quei pali.
Come se ci fossimo strappati un pezzo di maglietta e avessimo lasciato quel buco, senza rattopparlo.
Un vuoto, impossibile colmare il vuoto del nostro Capitano.

Il PSG, quella scelta un po’ discutibile, a tratti egoistica, quell’ossessione, quella Coppa che tormenta lui, tormenta noi.
La Francia, Parigi, la Tour Eiffel, i croissant, la Gioconda (Ridatecela) Vanno bene un anno. Una vacanza abbastanza lunga.
Poi, meglio tornare a casa.
Casa, vuol dire famiglia e per uno come lui, casa e famiglia si riassumono attraverso la parola Juventus.

Serve un uomo carismatico, serve un leader, serve uno capace di farsi sentire, serve uno che quei colori li ha cuciti addosso, uno che possa ricordare, dimostrare ai “novelli” il valore della nostra squadra.
Uno che prima di ogni altra cosa è una leggenda bianconera, poi un calciatore.
E quindi Andrea Agnelli ci ha pensato poco, ed ha chiamato lui, proprio lui.
Non un ruolo in primo piano in quello che è il suo mestiere, ma un ruolo in primo piano da Juventino, da tifoso.
Una cosa strana sì, a tratti inspiegabile e senza senso, ma bella.
Bella comunque.

Paradossale che nella sua seconda vita alla Juventus, Gigi si trovi a debuttare proprio contro il Verona.
Una partita sofferta, difficile, nervosa, più complicata del previsto.
In salita sin da subito.
“Una partita che per me non può essere normale” citando le stesse parole di Buffon.
Match che lo vede protagonista, quel miracolo su Lazovic, lasciato completamente solo in area, sul finale, ci ha confermato, che per alcuni fuoriclasse, per quelli che hanno fatto la storia, le lancette corrono diversamente, il tempo sembra non passare mai, che se sei il portiere più forte del Mondo, lo sei per sempre, anche a quasi quarantadue anni.

Ed allora chi lo dice che magari, quatto quatto, zitto zitto non arrivi a riprendersi un posto diverso.
Per ora, è semplicemente bello e rassicurante saperlo tra di noi.

Cinzia Perruccio

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