IL CIELO SU TORINO

Piemontese, falso e cortese.

Ci sono frasi ricorrenti che accompagnano la vita di noi sabaudi, frasi che ti identificano agli occhi dei forestieri e che sono tatuate sulla pelle come marchi a fuoco.

“Piemontese, falso e cortese” è una di quelle più difficili da accettare ma altrettanto ahimè veritiera. Non siamo esattamente la popolazione più sincera d’Italia, spesso ci nascondiamo dietro una maschera per nascondere le nostre vergogne ed i nostri sbagli, come se mostrare una debolezza fosse sintomo di una debacle. Sia mai che gli altri siano più bravi di noi.

Questi lunghi giorni di degenza devono aver in qualche modo aiutato il nostro mister ad integrarsi sempre più nella nostra città, talmente tanto da farlo diventare come noi, falso e cortese.

La dichiarazione rilasciata dal mister ieri è il tipico tentativo nostrano per giustificare le debolezze di un team che non risponde ancora come vorrebbe lui. La tipica espressione linguistica di chi sente di avere un macigno sulle spalle ma che non ha ancora capito come levarsi questo peso sapendo che tre quarti di tifo non aspetta altro che il masso cada e lui venga schiacciato. Quello che manca ancora al mister per diventare un vero piemontese è l’eleganza nel saper dire le bugie. Quella che fa la differenza tra una falsità detta in maniera grossolana e una detta con stile.

Il suo predecessore, il conte Max, era un abile addomesticatore di media. Era capace di far credere a tutti che Sturaro fosse l’erede naturale di Deschamps senza lasciar dubbi a nessuno. Era così scaltro ed elegante che sarebbe riuscito a far passare per naturale che in porta avrebbe giocato un terzino. Mai si sarebbe sognato di parlare di orari, temperature, secchezza dell’erba, posticipi ed anticipi.

Caro mister, se davvero vuole essere come noi, impari ad avere l’eleganza che ci ha sempre contraddistinti. Perché altrimenti la figura barbina è dietro l’angolo e gli stolti che fino a poco tempo fa mangiavano nel nostro piatto trovano fiato per esprimere nefandezze. Non caschi nella trappola, sia più intelligente e faccia come i toscani che l’hanno preceduto, ascolti il consiglio di chi le ha sempre voluto bene. Parola di piemontese.

Marco Pavanello

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