Voli Pindarici

Così, come se niente fosse.

Ci risiamo.
Beh, si.
Un’altra storia che finisce, un altro epilogo indegno, un’altra forma di ingratitudine.
Va bene non rientrare nel progetto, ma scaricare così un simbolo è un’altra caduta di stile di un modo di vedere il calcio, che profuma più di banconote che di rispetto.
Da indispensabile a dimenticato, da tutto a nulla.

Cos’è stato Mario Mandzukic per la Juventus?
Attaccamento, passione, amore, dedizione, professionalità, carisma, abnegazione.
Uno che ci crede, ci crede sempre.
Anche quando in campo la rassegnazione aleggia nell’aria anche quando a casa, sul divano, la delusione ha preso il sopravvento, Mario è lì, a tutto campo, con grande senso del sacrificio, di responsabilità a lottare con la faccia metaforicamente e realmente insanguinata.

Esterno d’attacco, centrocampista, terzino, impiegato da Allegri in svariati ruoli.
Per molto tempo è stato il perno su cui ruotava tutto, lui che sapeva adattarsi a qualsiasi esigenze della squadra, un camaleonte che trova sempre un posto dove essere necessario.

E’ stato il gol in finale di Champions contro Il Real Madrid, quella rovesciata che ha riacceso speranze, sogni.
Di quella stagione, quella prodezza, fu premiata come la più bella.

E’ stato l’inizio di stagione da Killer, dell’anno scorso.
Quei gol che pesavano come macigni, troppo importanti e troppo determinanti.

E’ stato la doppietta al Bernabeu, quel primo tempo da non crederci, quella rimonta incredibile.
Anche quel sogno, poi interrotto, portava la sua firma.

E’ stato le reti contro Inter, Napoli, Milan, contro le nostre acerrime rivali.
Quelle battaglie che non avremmo voluto mai perdere, quelle più sentite, quelle per cui non contano punti, classifiche.
In quelle battaglie, Mario, è stato il primo dei guerrieri.

E’ stato l’abbraccio profondo, sentito, sudato, caloroso dato ai suoi tifosi.
Ombroso, con la faccia sempre arrabbiata, ma quanto bene ci ha dimostrato.
Si è sentito parte di noi, uno di noi.

Un giocatore silenzioso, che lascia volentieri agli altri le luci dei riflettori, la scena, il successo.
Ma, l’unico capace di prendersi sulle spalle il bene, il futuro, il destino della squadra.
Personalmente, se mi avessero chiesto a quale calciatore non avrei mai rinunciato, avrei fatto il suo di nome. Unicamente il suo.

Umanamente e calcisticamente auguro ogni bene a Mario Mandzukic, un’infinità di cose belle.
Ci sono pochi giocatori al Mondo che meriterebbero di non essere mai messi da parte.
Con lui se ne va un pezzo della mia passione per questa squadra e forse anche un pezzo del mio amore per questo sport.
Che ci sta mettendo tanto del suo per congelare, svilire, sopprimere, le nostre emozioni.
Emozioni che, continuando cosi, probabilmente non avremo più voglia di impiegare.
Faremo fatica a riconoscerci in quel rettangolo di gioco, se gli unici che lottano con noi e come noi fanno tutti una fine indegna.
Cosi, come se niente fosse.

Cinzia Perruccio

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