Nero Su BIanco

91 volte Giampiero Boniperti

Da Valentino a Sandro…

Da Toro a Toro

Dal tetto del mondo alla panchina della leggenda

91 anni di Juve

Il Toro di Ferruccio Novo domina la scena. Gli anni passano ma la truppa di Valentino Mazzola continua a vincere.

Un quasi esordiente in Serie A ha la sfrontatezza di superare addirittura Capitan Valentino e il suo scudiero Gabetto nella classifica cannonieri del 47-48.

Ha battuto il suo idolo.

Addirittura si narra che Mazzola lo volesse subito in granata…

È un piemontese verace. Passato alla Juve per 60mila lire e qualche pallone. Equamente divisi tra le sue due squadre in cui aveva giocato da ragazzino. Non voleva far distinzioni.

Due glorie bianconere, Farfallino Borel e Renato Cesarini, lo svezzano a suon di controllo e tiro e lezioni di comportamenti con gli anziani dello spogliatoio.

È un centravanti micidiale.

Sarà il migliore in campo a Wembley in un roboante 4 a 4 tra il Resto d’Europa e i maestri inglesi, che non avevano più nulla da insegnare.

Carlo Parola, mister Panini, lo marca negli allenamenti. A suon di calcioni lo rende il più forte attaccante italiano.

Partecipa a due Mondiali, ma l’eco di Superga ha depredato la Nazionale dei suoi migliori compagni.

Nella Juve, da attaccante, vive l’epoca dei successi con i danesi. A suon di valanghe di reti.

Che gli valgono molti premi di rendimento. O bonus come li chiameremmo oggi. E questi consistevano in gite nelle tenute degli Agnelli, da dove si portava a casa una mucca. Sempre quella gravida. Per la disperazione del fattore del padrone….😁

Diversi anni di astinenza da trofei. Interrotti dall’arrivo di improbabili compagni d’attacco. Un bonario gallese minatore e un irriverente gaucho argentino.

Formeranno un trio irresistibile.

Per far spazio ai nuovi si sposta a centrocampo.

In quattro anni, tre scudetti e la prima stella.

Lascia il campo, che non calcherà mai più, nemmeno nelle partite di vecchie glorie o tra amici, consegnando le scarpe da gioco al magazziniere.

È la gara del 9 a 1 all’Inter Primavera.Gol della bandiera di tal Sandro Mazzola.Qualche anno da assicuratore.

Poi il ritorno alla Juventus.

C’è da affiancare Allodi.

Milan e Inter hanno dominato gli Anni Sessanta.

Si acquistano i giovani migliori. Ha gran fiuto nello scovare talenti

Si torna a vincere.

Dopo la debacle che regala a Radice ed al suo Toro un campionato già vinto, altra rivoluzione.

Pesca al Milan un allenatore neofita. Tutor lo definiremmo adesso

Più famoso come ex giocatore.

Con Trapattoni formerà il legame più saldo, duraturo e vincente nella storia del nostro calcio.

Tutte le coppe europee, dalla prima UEFA al San Mames, con solo Italiani in campo, al dramma dell’Heysel. Dove si attirò molt critiche, rispedite al mittente con la consueta determinazione.

Fino alle trombette di Tokyo e alle magie di Laudrup.

Tantissimi fuoriclasse assoluti. Platini il più celebrato. Zoff e Scirea i suoi diretti eredi in campo e fuori. Tardelli, Bettega, Gentile, Causio e molti altri i suoi discepoli e seguaci.

Leggendarie le sue uscite- fughe a metà partita.

Con il fido Giuliano ad accompagnarlo in auto per le vie di Torino durante tutta la ripresa.

Nei tempi di sponsor, diritti di immagine, procuratori, familiari, mogli e madri rappresentanti dei calciatori, recompre diverrebbe pazzo.

I rinnovi contrattuali si discutevano tutti, tutti, tutti nelle ore precedenti al vernissage di Villar Perosa.

La cifra la metteva lui. Non vi erano molte possibilità di botta e risposta o contrattazione.

Dopo sonore sconfitte o annate perdenti, ritagliava e leggeva i tabellini delle gare in questione di fronte al tremebondo calciatore. Chiedeva se dopo siffatta sconfitta si meritava un aumento. Non fiatava più nessuno.

Immaginate ora… dopo un tweet di un suo giocatore, o di fronte ad una consorte minacciosa di scappare da una società rivale 😅😅😅

Tornò dopo la parentesi dei nobili di Montezemolo. 😆

La restaurazione non a caso si fondo’ sul binomio con il Trap.

Oltre Una Coppa UEFA, tutta dei Baggio non si andò.

C’era Berlusconi, i tempi erano cambiati. Erano arrivati i procuratori. Lentini e Donadoni non si accontentavano più di quelle vacche gravide.

Le società, un tempo amiche, erano affascinate dai denari e dalle TV, dal latte dei Tanzi, dagli Oscar dei Cecchi Gori

Arrivò la Triade, ma è tutta un’altra storia.

Lui andò a svernare al Parlamento europeo. Non me lo vedo a suo agio con i convenevoli del politichese.

Lì non si poteva spedire nessuno a tagliarsi un capello troppo lungo per lo stile Juve.

Chi non voleva essere bianconero non meritava più di essere considerato.

È tutt’ora il nostro Presidente Onorario.

Lo abbiamo visto seduto su quella epica panchina, quella da cui è nato tutto.

E quella da cui è rinato tutto.

Insieme e solo a colui che è stato l’unico a superare i suoi 178 gol in campionato.

Tutti con la Juventus

Come tutti noi.

Sempre e solo con la Juventus

Auguroni Giampiero Boniperti.

Buon compleanno per i 91 anni in bianconero

di Daniele Mulazzani

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