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Una nuova pelle per la Signora: benvenuto Mister Sarri!

A sorpresa nella quiete postprandiale del pomeriggio domenicale la notizia che turba la fase digestiva di migliaia di tifosi: Maurizio Sarri è il nuovo allenatore della Juventus. Dopo quasi un mese di incertezza, di notizie vere o presunte, di guerre tra bande, finalmente la panchina della Juventus ha un nuovo inquilino, quello meno atteso e auspicato.

A caldo è difficile dare un giudizio sereno su questa novità, ché la gamma delle emozioni è vastissima.

Si prova a ricostruire la dinamica oscurissima degli eventi, a pensare a come si sia giunti all’annuncio e perché, se Sarri era la scelta della Juve sin dall’inizio, ci sia voluto tutto questo tempo. Si può pensare ad una trattativa Guardiola sfumata proprio negli ultimi giorni, –perché quella c’è stata, ficcatevelo bene in testa-, ma ora a cose fatte contano i fatti e i fatti dicono che Maurizio Sarri è l’allenatore della Juventus.

Accolto da una selva di alti lati già quando egli era solo un’ipotesi o un piano B, adesso gran parte del tifo juventino sta sfogando il proprio scontento, rinnovellando tutte le mende dell’uomo in tuta e profetizzando come Cassandra, tutte le sventure che si abbatteranno sulla Continassa.

Non occorre avere una eccellente memoria per ricordare come fu accolto Allegri all’indomani dell’addio di quel tale che oggi è allenatore dell’Inter: proteste, una muraglia e di pregiudizi e di scontento che nel caso di Max acciughina fu abbattuta solo dagli strepitosi risultati ottenuti sul campo. Se si volesse credere alle coincidenze questa sarebbe la prima che unisce i due tecnici toscani, vite parallele e visioni inconciliabili.

Sarri e Allegri, l’uno l’antitesi dell’altro si avvicendano sulla panchina della Juve, dopo essere stati per anni accostati e paragonati: il belgiuoco che non porta vittorie, l’allegrismo concreto, cinico e vincente. Si sono sopportati e sofferti, spesso ignorati e oggetto di reciproche frecciate e provocazioni: paragonati impietosamente l’uno all’altro come in quei cartoni animati giapponesi della nostra infanzia. Eppure il destino li ha uniti beffandosi come al solito di chiunque. E chissà se Allegri sapeva, nella conferenza di addio alla Juve, che le sue parole sul belgioco sarebbero state profetiche. E chissà se Sarri, quando minacciava querele a chi lo aveva accostato alla Juve, era al corrente di cosa sarebbe successo nel giro di pochi anni. Nella vita non bisogna desiderare troppo le cose perché potrebbero avverarsi e così è avvenuto puntualmente in questo caso. Da un lato Sarri, l’uomo della rivoluzione con dodici uomini, l’uomo del #finoalpalazzo, che un popolo di tifosi intero ha amato e sostenuto proiettando su di lui un’ansia revanchista che egli è quasi giunto a concretizzare arrivando con 91 punti a far sentire il fiato sul collo alla corazzata Juve, armata invitta da otto anni; dall’altro Allegri, l’uomo e l’allenatore capace di catalizzare su di sé i sentimenti più contrastanti di una tifoseria che è giunta a detestare le sue stesse vittorie, perché ritenute insufficienti per la propria ansia di infinito racchiusa in una coppa dalle grandi orecchie.

In mezzo c’è la Juve: una squadra che per un mese ha tenuta ferma l’attenzione dei media di mezzo mondo, ha fatto andare su e giù la borsa, ha visto accostare a sé i nomi dei migliori allenatori sulla piazza, Guardiola in Europa e Sarri in Italia, nomi che la dicono lunga anche sulla natura del cambiamento che è in atto alla Juve e che da tifosi dovremmo avere il coraggio di vivere e accompagnare. Nel silenzio assordante della società, mentre le voci disegnavano la geografia di ipotesi più o meno vere o più o meno false, la Juventus preparava la sua metamorfosi, perché è di questo che si tratta ed è questo che vedremo negli anni a venire.

In natura cambiano pelle gli animali quando fanno la muta, quando passano ad una fase successiva dello sviluppo. Nessuno pensava che anche la Zebra cambiasse pelle, ma alla Juve tutto è possibile.

Benvenuto Mister Sarri, abbiamo amato e seguito Allegri, ameremo e seguiremo con orgoglio anche lei #finoallafine!

Scassandra

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