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Sarrismo gioia e disperazione

Nos sumus Sarriani qui fuimus ante allegriani”, è in questa parafrasi di una frase del poeta latino Ennio -letteralmente significa “Noi che un tempo fummo allegriani siamo sarriani”- che può condensarsi tutta l’essenza di quello che ad oggi, dopo una delle attese più logoranti della recente storia del calcio mercato, potrebbe essere la svolta per il nome del Mister che siederà sulla panchina della Juve.

In un mese si sono susseguiti e rimpallati nomi, si è scatenata una guerra tra bande del giornalismo ufficiale che difendeva Sarri e di quello ufficioso che teneva (e tiene ancora) per Guardiola, ma soprattutto si è consumata una guerra preventiva tra i neosarristi juventini contro i vetero sarristi napolisti e gli anti Sarriani bianconeri, roba che manco nei sistemi di alleanze delle guerre mondiali è così complicato.

Il sogno Guardiola su cui tutti avevamo sognato, scommesso, fantasticato si è sciolto come i nostri corpi al sole torrido di questo giugno aggressivo, quasi a voler infliggere l’ultimo colpo alla strenua resistenza portata avanti per settimane con la speranza sempre viva che in qualcuno ancora resiste.

Nessuno si illude che, sciolto il mistero gaudioso del nome dell’allenatore, si potrà adire placidi e quieti alle sospirate ferie estive perché ora più che mai si dovrà entrare nel vivo della lotta e della polemica.

Ci sarà da demolire a colpi di piccone quella ridda di luoghi comuni sull’allenatore di Figline Valdarno che a certa parte del tifo bianconero ha fatto storcere il naso perché a rappresentare la Juve, l’araba fenice oramai risorta dalle ceneri di Calciopoli e proiettata nell’Olimpo del calcio che conta, sì, la Juve quella della nuova maglia senza le strisce del logo figo e di Ronaldo, ci sarà dalla prossima stagione un allenatore che indossa la tuta, uno che si mette le mani nel naso (orrore! Chi mai tra i mortali osa farlo?), uno che è vecchio perché ha sessant’anni, uno che dice parolacce, che dà del fr… ad un altro allenatore. Inconcepibile, scandaloso, inimmaginabile.

E lo stile Juve? Andrea Agnelli l’ha rinchiuso nello scantinato e si presenterà d’ora in poi tutto giulivo in bermuda, infradito e rutto libero? Inizieremo tutti a fumare?

La scelta di Sarri, che era già nella rosa dei papabili fin dai tempi di Cardiff, è sine dubio coraggiosa, rivoluzionaria, spiazzante. Guardiola avrebbe rappresentato un ulteriore upgrade, quasi naturale sulla scia dei colpi di mercato cui la Juve ci ha abituato ogni anno, Sarri è percepito come un downgrade, non tanto -si badi- dal punto di vista calcistico. Sarri, ricordiamolo, è quello che ha fatto esplodere il fenomeno Higuain, che ha portato una squadra di giocatori di medio tasso tecnico a fare 91 punti e a farci cagare nelle mutande fino alla fine. Sarri è stato il primo tecnico italiano a vincere dopo tanto tempo un trofeo europeo, ma soprattutto Sarri è uno che viene da una gavetta lunghissima, è abituato a lottare, ad adattarsi, anche a sessant’anni, come provano le sue scelte al Chelsea, in questo può incarnare lo spirito Juve indossando un’altra pelle.

Noi prepariamoci a cambiare, come quel poeta latino di Rudiae che, una volta acquisita la cittadinanza romana, dichiarò che in lui albergavano tre cuori. Il nostro sarà sempre bianconero e dopo essere stato Allegriano potrà forse essere sarriano.

Scassandra

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