Caro amico ti scrivo

Una ferita mai rimarginata

#SpecialeHeysel

In Esclusiva

Vi riportiamo una testimonianza diretta di Paolo Pasello, raccolta per noi da Matteo, suo figlio, nonché membro della nostra community.

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Ricordare ciò che è accaduto a Bruxelles il 29 maggio del 1985 è un esercizio di memoria, che riapre una ferita che non si è mai rimarginata del tutto.
La Juve aveva conquistato la finale della Coppa dei Campioni e il clima che si respirava tra i supporters bianconeri era qualche cosa di indescrivibile,soprattutto  dopo la delusione di Atene di due anni prima.
In quattro amici, dopo mille peripezie per procurarci il prezioso biglietto della partita, partimmo da Rovigo la sera del 28 maggio alla volta della capitale belga in auto, una Fiat Ritmo, macchina scomoda e rumorosa, ma l’entusiasmo era tale che a Bruxelles ci saremmo andati anche a piedi.

Arrivammo alle 8 della mattina e vedere gruppi di tifosi inglesi, arrivati il giorno precedente, girare portando con sé cartoni di birra e bottiglie di altre bevande alcoliche, ci fece intuire che qualcosa non andava…

Ma c’era fiducia nelle forze dell’ordine locali, speravamo avrebbero scoraggiato ogni forma di possibile violenza.
Nel pomeriggio ci dirigemmo verso lo stadio, e salimmo sull’Atomium, il monumento simbolo di Bruxelles, costruito in occasione dell’Expo del 1958, dal quale si dominava lo stadio della finale.
Intorno alle 17, in un clima di confusione generale e senza che l’accesso fosse regolato da controlli, entrammo nello stadio nella curva “NO”; non ci è stato nemmeno controllato il biglietto che conservo ancora integro.
Lo stadio, un impianto fatiscente con le curve in terra battuta a gradoni sostenuti da cordoli in cemento, si riempì ben presto e verso le 18, per intrattenere il pubblico, inizió una partita tra squadre composte da giovanissimi.

Tale evento di contorno ha distratto un po’ gli spettatori, ma al termine dell’incontro, intorno alle 19,20, si scatenó l’inferno.
La tristemente famosa Curva “Z”, opposta a quella in cui eravamo noi, era divisa in due da una leggera rete metallica, simile a quelle che vengono usate per i pollai: da una parte i tifosi juventini, dall’altra quelli del Liverpool.

Sotto la spinta del tifosi inglesi la folla cominciò ad ondeggiare paurosamente e nel giro di pochi istanti vedemmo centinaia di persone scappare verso il centro del campo e altre distese per terra. Poco dopo alcune ambulanze sono arrivate sul terreno di gioco.

Non avevamo compreso subito la gravità dell’accaduto; in pochi minuti nello stadio si diffuse la notizia che vi era stato un morto e le voci che si accavallarono e giungevano a ritmo frenetico erano di un bilancio più grave, ma sicuramente non quanto fosse in realtà.

Solo dopo parecchi minuti entrarono in campo diversi poliziotti a cavallo che non fecero altro che aumentare il panico e la confusione.
A quel punto in molti pensammo che la partita potesse essere annullata e il pericolo, vista la carente organizzazione dell’evento, era che i tifosi (inglesi e italiani) potessero essere fatti uscire contemporaneamente, e che di conseguenza si potessero scatenare nuovi scontri con bilanci incalcolabili.
Dopo un breve consulto tra di noi, decidemmo di lasciare lo stadio in fretta.

Prendendo la Metropolitana ci siamo portati in centro città, dove trovammo un Pub in cui vedere in tranquillità la partita.

Apprendemmo solo dalla Tv la gravità degli scontri.

In molti hanno criticato la decisione di fare ugualmente disputare la partita e la polemica, a distanza di 34 anni, non si è ancora spenta. Questa querelle è stata alimentata da opinionisti e giornalisti non imparziali che non erano presenti, con il solo scopo di delegittimare la vittoria della Juventus.
La decisione di far giocare le squadre ha consentito ai tifosi inglesi, molti dei quali si vergognavano di quanti accaduto, di uscire dallo stadio molto prima della fine della partita, evitando quindi uno scontro con i tifosi italiani.
Al di là delle polemiche e dei giudizi, resta il fatto che 39 persone hanno perso la vita in un giorno che doveva essere di festa, viene invece ricordato come un giorno triste che, purtroppo, non ha insegnato nulla visto che ci sono ancora idioti capaci di inneggiare ricordando la tragedia dell’Heysel.

Paolo Pasello
Rovigo
Presidente Juventus Club ROVIGO

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