DomenicaNO.. il punto!

Essere Massimiliano Allegri

Arrivi a Torino un pomeriggio di fine luglio, a dir poco a sorpresa, tra la contestazione generale, tra la tua nuova gente che alterna gli “Alè alè Antonio Conte” (che poco più di una settimana prima aveva lasciato, ancora più a sorpresa, presentandosi abbronzatissimo in una veloce intervista d’addio) al “Allegri uomo di merda“: proprio tu, in effetti, che negli ultimi anni eri stato l’avversario principe in Italia col tuo Milan.

Vinci lo scudetto subito, in un anno che, a detta di molti, campi di rendita dal lavoro svolto nei tre anni precedenti dall’ex allenatore bianconero: “poco conta” la variazione degli schemi e il passaggio dalla difesa a tre al 4-3-1-2

Riporti la squadra, clamorosamente, in finale di Champion’s League, lì dove tutti i tifosi speravano di arrivare da più di un decennio e, al ritorno da Madrid, sei acclamato dalla stessa gente che qualche mese prima ti insultava.

Perdi la finale in maniera rocambolesca ma forse meritatamente, reo, insieme alla squadra, di non avere quell’abitudine a certe partite e momenti chiave: sfiori comunque la stagione perfetta.

Passano ancora pochi mesi e il mondo si ricapovolge.

La partenza più brutta della storia juventina e un distacco di 11 punti dalla Roma capolista sembrano già essere il capolinea di quella che era diventata una favola.

Sul web impazzano i memes sulla seconda stagione di Allegri e gli sfottò alla Juve:

insieme ai tuoi giocatori incanali una rimonta durata mesi e culminata con l’ottantottesimo minuto di Juve-Napoli 1-0.

In Europa, nel frattempo, giochi a Monaco di Baviera da sfavorito, contro una delle regine d’Europa degli anni contemporanei. Perdi, nella maniera che fa più male, ma dai una lezione di tattica al mondo e, forse più dell’anno prima, urli allo stesso mondo che la Juve c’è, è tornata in Europa ai livelli che le compete.

L’anno successivo sembra essere quello perfetto, lo sprint finale di una maratona lunga quasi tre anni:

in Italia chiudi il campionato in scioltezza e vinci la tua terza coppa Italia su tre, proprio come gli scudetti.

In Europa metti dietro abbastanza agevolmente Dinamo Zagabria, Lione, Siviglia, Porto.

Ai quarti rifili 3 gol al Barcellona vendicando (in parte) la finale di due anni prima e in semifinale ti sbarazzi senza troppi patemi d’animo del Monaco dei vari Fabinho, Lemar, Falcao e Mbappe.

Ti presenti a Cardiff dopo mesi di padronanza assoluta di gioco e risultati, dopo una crescita costante in campo internazionale, da favorito contro il Real Madrid campione in carica.

Ci credono un po’ tutti, soprattutto dopo che Mario Mandzukic pareggia i conti in rovesciata.

Sembra essere il preludio al finale dei sogni.

E invece..

La squadra nel secondo tempo si scioglie sotto i colpi dei Blancos.

Il risultato, impietoso, fa malissimo: 1-4 e coppa a Madrid.

Una parte di tifoseria, fino a quel momento univoca nella tua acclamazione, perde la pazienza, ti indica come fautore della disfatta. E chiede la tua testa.

Resisti, raccogli i cocci, rimetti in moto la squadra dopo la cocente delusione e riparti.

Fai la tua quarta doppietta in Italia (in maniera abbastanza goduriosa stavolta), vero, ma manchi ancora quella maledetta coppa:

è sempre il Real Madrid a tagliarci le ali, ma stavolta non come a Cardiff.

Stavolta abbiamo espugnato il Santiago Bernabeu e sfiorato l’impresa delle imprese.

Non ce l’abbiamo fatta per un soffio e la delusione è perfino più cocente di quella maturata in Baviera due anni prima, ma abbiamo dimostrato nuovamente a tutti il nostro valore.

Gli animi di chi voleva la tua testa si placano, in parte.

Siamo in estate, 4 anni dopo il tuo arrivo a Torino e, stavolta, ad arrivare è il Marziano.

Con Cristiano Ronaldo i tifosi pretendono la Coppa.

I cori, diversi ma chiari nei significati cosi come 4 anni prima, non lasciano dubbi, non c’è via di scampo.

L’anno sembra essere di quelli importanti:

in Italia non c’è storia, la squadra raccoglie quasi tutti i punti disponibili nel girone d’andata.

In Europa si parte a molla con 4 vittorie su 4 e la qualificazione messa in sordina.

Poi arrivano due sconfitte, contro United e Young Boys, che fanno udire qualche mugugno, con una Juve prima sfortunata e poi svagata.

A marzo il campionato è virtualmente chiuso, ma hai perso l’andata a Madrid coi Colchoneros 2-0 e la stagione, a detta di tutti, sembra compromessa.

Passano tre settimane di insulti, polemiche, dibattiti sul dopo Allegri e nasce quel #AllegriOut sui social, gli stessi che abbandoni per preparare al meglio la partita, perfettamente (neanche a dirlo) sul piano tattico; lo stadio e i giocatori, soprattutto uno, fanno il resto.

3-0 e pallone a Casa Ronaldo.

Sembra di nuovo tutto in discesa, sembrano profetizzarsi quei cori di luglio.

Dura un mese, poi l’Ajax, arrivato nel peggior momento possibile per noi, spegne nuovamente i sogni e le ambizioni europee.

Stavolta la spaccatura con buona parte della tifoseria è profonda, si moltiplica l’ingratitudine e il web è implacabile, quell’hashtag si moltiplica e la testa richiesta è sempre proprio la tua, “colpevole” di non aver dato un gioco ad una squadra che “poteva dare di più”.

La testa, stavolta, cade davvero.

I motivi, non del tutto chiaramente, ma fra le righe, li spiega il Presidente (impeccabile, come sempre) in una conferenza nella quale vien fuori tutta la tua professionalità, tutto l’attaccamento (stavolta vero, mica come quell’altro) alla maglia/famiglia Juve, vien fuori l’Uomo e Signore prima e oltre l’essere Allenatore.

E non poteva essere altrimenti.

5 anni di gestione del gruppo (dentro e fuori dal campo), modi di porsi, rapporti con la stampa e media, insomma di stile, impeccabile:

tutto ciò che si poteva chiedere ad un allenatore da Juve, l’hai fatto.

Sei stato, per dirla come piace a te, il fantino ideale per un cavallo di Razza.

Il sarto più adatto a cucire e ricucire un rapporto che, in 5 anni, ci ha regalato 5 Scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane e tante, tante soddisfazioni in giro per l’Europa.

Quella Coppaccia, che ormai malediciamo più che sogniamo, non sei riuscito a riportarla, ma entri di diritto nella storia della Juve.

Come tu stesso hai detto, sei un vincente.

Da piccolo eri juventino, ma non l’hai sbandierato ai quattro venti per poi, che ne so, mollare tutto un pomeriggio di mezza estate.

Lo dici solo oggi, al momento dei saluti (e questo ti fa onore), tra gli applausi di tutti, di chiunque sa che trovare un altro Massimiliano Allegri sarà difficilissimo sul piano dei risultati, altamente improbabile al limite dell’impossibile per tutto ciò che comprende e significa fare il tuo Mestiere che, fattelo dire, qui da noi, hai svolto alla stragrande.

Te ne vai con stile e affetto, in punta di piedi ma mai banalmente, ridendo e commuovendoti senza risparmiare però qualche colpo di fioretto qua e là.

Restando nel cuore di molti, voglio pensare tutti, anche di chi, ingratamente e, a mio modo di vedere le cose, ignorantemente, da un pezzo ti voleva fuori dalle palle.

Essere Massimiliano Allegri in questi anni è stato un bel gioco, una sfida difficile e un lavoro troppo spesso infame.

Ma credimi quando dico che non sono mai stato così sicuro nell’affermare che si, ne è valsa la pena.

E, con la stessa commozione che t’ha spezzato la voce nel ringraziare i tuoi ragazzi, è giusto una buona volta farli a te, i complimenti:

Innanzitutto, e infine, c’è da fare i complimenti ad Allegri.

Grazie Mister, per sempre tuo tifoso.

Nico Domenicano

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