Nero Su BIanco

DDR – Diritto Di Rivolta. Daniele De Rossi

Classe 1983 per questo figlio di Roma e della Roma.

Percorre tutta la sua carriera nella stessa squadra dove il padre è ancor oggi allenatore della ‘Primavera’.

Ottima tecnica, senso tattico sviluppatissimo fin da piccolo ed agonismo davvero TOP. Nelle giovanili passa da difensore ad attaccante, trovando poi nel tempo la sua collocazione a centrocampo, ma non certo definitiva visto che poi, per anni è stato ricollocato al centro della difesa pur restando inoltre uno degli incursori più risoluti degli ultimi venti anni.

Proprio la carica agonistica e qualche episodio non proprio da perfetto collegiale, ne rallentano un po’ carriera e persino il rendimento, nel Mondiale vinto in terra teutonica, nel 2006, ad esempio, si becca 4 giornate di squalifica per una gomitata a McBride proprio nella partita di esordio.

Tornerà si per segnare (con estrema sicurezza) uno dei rigori decisivi nella finale contro la Francia, ma questo episodio è emblematico nel rappresentare una carriera splendida ma che avrebbe potuto produrre molte più soddisfazioni se il ragazzo avesse imparato prima a contenersi e meglio a gestirsi.

Si potrebbe scrivere un libro in pieno stile Jeffery Deaver sulla sua storia, soprattutto quella fuori dai riflettori. Ora resta solo un segno, indelebile al momento, coperto da una barba che forse a breve sparirà, come tanti brutti ricordi.

Una carriera certamente da ‘predestinato’ che avrebbe potuto esser molto più semplice e godibile se il buon Daniele, anche nella vita privata, non si fosse ‘perso’ nel cercare e trovare rapporti ben oltre il limite della tollerabilità, ragione per cui il rendimento non è stato quello che avrebbe potuto e dovuto essere.

In quella fase della sua vita avrebbe dovuto accettare una delle tante proposte che tra Spagna, UK ed Italia fioccavano ogni stagione.

Allontanarsi da Roma ed ancor più dalla fauna che era ormai costretto a frequentare se non altro per l’amore nei confronti della figlia nata nel 2005 sarebbe stato davvero un toccasana.

Ma lui è andato avanti, da solo e contro personaggi oltremodo sconvenienti. Una vita fuori dal mondo sportivo che lo ha messo di fronte a situazioni di estremo pericolo, una vita lontanissima dalla cultura paterna e da quella sportiva più in generale.

Poco prima dei 30 anni una grande maturazione che ne ha fatto un leader sia nella Roma che in Nazionale.

In questi ormai otto anni di incontrastato dominio bianconero, De Rossi, raggiunta la maturità non solo calcistica, è andato sempre controcorrente cercando solo e sempre la “sua” verità. Esaltando quindi le imprese ed i risultati della Juventus fino a fargli incrinare il rapporto con una parte della tifoseria, riuscendo peró al tempo stesso a far ragionare almeno un po’ la parte sana.

I suoi atteggiamenti, nonostante una salda amicizia, sono andati in direzione esattamente opposta a quelli di Francesco Totti, ed ancor più le parole nel tempo:

“Stanno facendo qualcosa di incredibile lassù a Torino, qualcosa che resterà per sempre nella storia del calcio. Ma noi qui, noi ed anche i giornalisti, la televisione, facciamo fatica persino a capire, a rendercene conto”, dichiarava già nell’ormai lontano 2012.

Poi tornava in campo, per lottare e picchiare contro gli “amici” dell’odiata avversaria torinese, la stimata avversaria di sempre.

Questione di mentalitá, di “stile” a modo suo, di una visione del calcio che trova sempre meno adepti.

Sarà interessante seguire la sua molto probabile carriera da allenatore, oltre all’eredità paterna c’è certamente una naturale predisposizione.

Era ora di smettere. Il fisico definitivamente consunto dalle tante battaglie, la sua fisicitá ormai rallentata e doverosamente gestita col contagocce, ricordava e ricorda, insieme a quella di Giorgio Chiellini, meglio di chiunque altro i 300 guerrieri spartani delle Termopili, pronti a picchiarsi ed “uccidersi” in campo per la propria maglia e per la supremazia, amici leali pronti a coprirsi di complimenti fuori dal campo.

Ciao Daniele.

Paolo Carraro.

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