#Accadde Oggi, J - Pensieri Sparsi

Il pallone che rotola nel fango 19 anni dopo

Perugia, 14 maggio 2000. Un arbitro calvo, un ombrello, un pallone tra le mani fatto continuamente immergere nelle pozzanghere. E poi dopo 74 estenuanti minuti d’attesa il pallone riprende a rotolare davvero e si insacca alle spalle di Edwin Van Der Saar, portierone olandese di transizione tra Peruzzi e Buffon. Lo scaglia Alessandro Calori, difensore del calcio di provincia, scoperto dal Pisa di Anconetani e consacrato dal Perugia di Gaucci e successivamente discreto allenatore, ma non di più.

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Perugia-Juve è ripresa da 4 minuti dopo l’intervallo più lungo della storia: Calori manda all’inferno la Juve di Ancelotti

 

In quella stagione la Juve di Ancelotti era partita prestissimo, a luglio del ’99, a causa dello spiacevole contrattempo dell’Intertoto, quella coppetta estiva da vincere per non rimanere fuori almeno dall’Europa di servizio, dopo 55 gare consecutive in Champions condite da tre finali ed un’eliminazione thriller in semifinale col Manchester United. Coppetta che fu vinta nell’agosto di quella non troppo calda estate, contro un volenteroso Rennes, una coppa che troppo coppa non era, in quanto le vincitrici erano tre ed il trofeo veniva consegnato definitivamente alle tre vincitrici, ma ci permise di accedere ad una Coppa UEFA che perdemmo però già agli ottavi nel campo fradicio di Vigo, non bagnato  da un nubifragio, ma dagli impianti di irrigazione degli spagnoli. Coppa che finì poi nella lontana Turchia, abbracciata a Copenaghen da quel Galatasaray che incrociò molte volte il destino bianconero, l’ultima una quindicina d’anni dopo in un pomeriggio di neve, fango e trattori . Agghiacciante. 

Già, il fango. Quello di Perugia, che come ad Istanbul nel dicembre 2014, ebbe il potere di avvolgere una Juve con l’acqua alla gola, pronta a festeggiare un titolo che la vedeva a metà marzo, a 9 giornate dal termine, con un vantaggio di 9 punti sulla Lazio. Invece le scorie dell’estate prima uscirono di colpo,perchè Milan prima e la stessa Lazio poi in soli 14 giorni portarono il vantaggio a soli 3 punti. (Una scena che sembrava stesse per replicarsi anche aprile della passata stagione, prima che subentrassero Santon, Orsato, Higuain e gli alberghi fiorentini a risolvere la matassa). Poi a Pasqua, a tre dalla fine, il nuovo +5 sembró ridare quel minimo di serenità per tirare dritti fino al traguardo. Ma domenica 30 aprile, a Verona, contro una squadra salvissima, Fabrizio Cammarata, cresciuto con Del Piero nelle giovanili bianconere vincendo scudetto e torneo di Viareggio nella primavera 1994, fece due reti alla Juve che si ritrovò così con due soli punti sugli uomini di Eriksson.

Il 7 maggio si celebra quello che bene o male si sta vedendo adesso da otto anni: il trionfo dell’antijuventinismo dilagante, in quel Juve-Parma che vede la Juve campione d’Italia per pochi minuti: il gol di Del Piero, primo su azione della stagione dopo 8 centri su rigore, che rompeva un incantesimo che durava da agosto,ma forse già da quel maledetto 8 novembre 1998, giorno del terribile infortunio di Udine.  Subito dopo segna il Parma, ma De Santis fischia prima che il pallone, colpito dall’inzuccata del futuro juventino Cannavaro, finisca in rete, per un fallo di confusione che non c’è, scaturito da un corner che pure era inesistente. Si aprono i processi, le urla al complotto, alla regolarità del campionato, in una settimana rovente che vede Moggi & Co tra gli imputati principali. La Lazio, seppur a fatica, passa a Bologna e resta a 2 punti.

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Il gol di Cannavaro, annullato, sette giorni prima di quello di Collina andato a segno

 

A Perugia alla Juve basta vincere, col pari sarebbe spareggio scudetto, dando per scontato il successo laziale sulla salva Reggina. Allora si spareggiava ancora, la classifica avulsa e gli scontri diretti sarebbero subentrati solo nel 2006. Una prima frazione in cui tutto fila liscio, non piove,  in cui si profila appunto lo spareggio, poi l’infinita attesa, quella manifestazione di Giove Pluvio sulla città umbra. Si riprende? Si gioca domani? Allora non vigeva la ripresa dal momento dell’interruzione, si giocava da capo, ma tanto era 0-0 e non si annullava niente. Invece si torna in campo quando il resto dell’ultimo turno di serie A ha già assolto gli impegni, compresa la Lazio, che dopo il 3-0 ai calabresi aspetta. Collina con l’ombrello e la Juve che si becca il gesto dell’ombrello e manda in fumo, anzi nel fango, uno scudetto assurdo.

Una Juve che nel fango non tiene botta evidentemente e così anche nel 2014 manderà nel fango gli ottavi di Champions. Per fortuna poi la Lazio due anni dopo lenì quel dolore restituendoci tutto in un pomeriggio storico. Ma gli dei del fango lasciarono un ricordo indelebile. E continuano anche 19 anni dopo, per bocca di chi il fango continua a tirarlo su ogni vittoria, anche se fuori c’è il sole.

 

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Fischio finale del Curi: niente da aggiungere

Diego Valceschini

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