Da un'altra angolazione

Gira la ruota – Di Enrico Tordini

Nel 2011 Antonio Conte era un giovane allenatore in ascesa, con un discreto curriculum in serie B, e la Juve una ex grande in (apparentemente) inarrestabile declino: cinque anni in mano alla banda dello smile di Cobolli e Blanc avevano quasi distrutto quel gioiello di società ereditata dalla gestione Giraudo-Moggi. Conte arrivò tra lo scetticismo generale, molti (sottoscritto incluso) pensarono a una mossa della dirigenza, inserire in società un allenatore amato dai tifosi per acquietare gli animi esacerbati dai sei anni più funesti della nostra storia, invece fu l’inizio di un percorso quasi trionfale.

Sono passati otto anni, da allora. La Juventus tremebonda e fragile di quegli anni si è trasformata in un cannibale che ha lasciato solo qualche briciola ai concorrenti, oltre ad essersi strutturata sotto il profilo societario. Anche Conte non è lo stesso: ha allenato la nazionale ed il Chelsea, con risultati eccellenti. E’ maturato, cresciuto, anche se fatica sempre a non far emergere il suo lato integralista.

Se le strade dovessero rincrociarsi scordiamoci quel che accadde otto anni fa, i fatti sono figli di circostanze ed eventi irripetibili. Diciamo che entrambi conoscono pregi e difetti dell’altro, come due vecchi coniugi, se decidessero di celebrare un altro matrimonio sarebbe una cerimonia matura e consapevole.

Se Antonio, invece che tornare all’antico amore, ascoltasse il canto delle sirene milanesi, il cinese è ricco e Marotta smania all’idea di circondarsi dei suoi fedelissimi per prendere in mano una società non facilmente gestibile, allora ci sarebbero buone chance di vedere ancora Allegri sulla nostra panchina: può darsi che la società abbia qualche coniglio dentro al cilindro e che aspetti il momento giusto per tirarlo fuori, ma al momento possiamo solo parlare di ciò che sappiamo.

Allegri ha ribadito di voler rimanere alla Juve, ponendo due opzioni: aumento di ingaggio e più voce in capitolo nella campagna acquisti. La prima non ci riguarda, a meno che non sia un escamotage per farsi cacciare e andare a Parigi. La seconda invece è una frase che andrebbe interpretata. Sembra, per dirla brutalmente, che Max abbia chiesto di poter scegliere i rinforzi per creare quella Juve che, parole sue, avrebbe in mente da sei mesi.

A me quelle parole fanno riflettere. Fanno riflettere perché ho sempre avuto la sensazione che la Juventus abbia “dovuto” reimmettere nell’asfittico circolo del calcio italiano un po’ di soldi, giusto per non far morire del tutto il movimento. In ogni caso è auspicabile che entrambi siano convinti di proseguire, tenere un allenatore che non fa più parte del progetto societario solo perché in scadenza contrattuale non giova a nessuno, direi.

Dando per scontato che Nedved, Paratici e Marotta non siano degli sprovveduti, io continuo a chiedermi il senso di alcune operazioni, inutile ricordare quali, ne abbiamo discusso tante volte. Farsi sfuggire Draxler e Witsel, tesserati per squadre straniere, per due spicci e ripiegare sul Hernanes e Rincon? Ha senso? Ha senso pagare 94 milioni di euro per un centravanti di 29 anni che, per la legge dei grandi numeri, aveva toccato il suo apice ed avrebbe, se non subito di lì a breve, imboccato la parabola discendente? Ha senso spendere 40 milioni di euro per Bernardeschi, se hai già Cuadrado, Dybala e Douglas Costa? Soprattutto se difesa e centrocampo necessitano di linfa nuova? Ha senso spendere 35 milioni per un trequartista e riciclarlo come regista?

Personalmente continuo ad avere dei grossi dubbi, l’impressione che certe scelte siano state dettate più da ragioni di opportunità politica che da necessità tecniche non mi abbandona.

Da qui la domanda: quanto ha inciso Allegri negli acquisti della società?

Non venitemi a rispondere che un allenatore deve pensare a mettere in campo i calciatori, che non è vero. Ovviamente le sue richieste devono essere commisurate al budget della squadra, ma il tecnico deve avere voce in capitolo, onde evitare, se possibile, di dover adattare calciatori ad un ruolo che non è quello naturale.

Questo auspicherei, chiunque sieda sulla nostra panchina il prossimo anno.

Enrico Tordini

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