DomenicaNO.. il punto!

5 maggio 2002, godiamo ancora

Come raccontare il 5 maggio 2002 a chi non l’ha vissuto?

Difficile, improbabile, probabilmente impossibile.

Un salto all’indietro lungo ormai 17 anni che, nella memoria collettiva di chi ha avuto la fortuna (o sfortuna) di vivere quel giorno, non trova ancora eguali nei termini di una rivalità storica come quella tra le due società coinvolte all’epoca nello scontro al vertice.

I primi anni 2000 vedono ancora fulgido il magic moment del calcio Italiano in Europa e nel mondo, con squadre zeppe di campioni e ottimi giocatori e un susseguirsi di anni con repentini cambi di comando al vertice della classifica.

Appena due anni prima la stessa Juve, sotto il diluvio di Perugia, aveva perso il titolo all’ultima giornata proprio contro la Lazio, la stessa squadra che, due anni dopo, darà un contributo fondamentale a ricucire il tricolore su un petto a cui mancava da quasi 4 anni.

Non era l’epoca di Sky, che in Italia fece la sua comparsa giusto un anno dopo; i social non avevano ancora monopolizzato il web che a sua volta non aveva assoggettato la società.

Per guardare le partite si passava da Stream a Tele+, i primi esperimenti di Paytv che io ricordi.

La radio e le radiocronache erano ancora fondamentali nell’immaginario collettivo, i talk show e le trasmissioni sul calcio la facevano da padrone, pensate, ancor più di oggi che gli strumenti a disposizione sono decuplicati.

Erano gli anni di 90° minuto, il processo di Biscardi, Tutto il calcio minuto per minuto e Quelli che.. il calcio (tra le altre) all’apice del successo, con personaggi storici della televisione italiana a commentare domenica per domenica e noi a casa a seguire appassionati.

I luoghi di dibattito vero e acceso erano i bar, le scuole, gli uffici e sul lavoro, le parrocchie, in strada con un pallone e la maglietta del tuo giocatore preferito, ovunque.

Era un calcio ancora più “vivo” e acceso.

Quel campionato era stato a lungo condotto dall’Inter di Cuper e dallla Roma campione in carica di Capello, con la Juve di Lippi ad inseguire tallonando finoallafine, passando da un virtuale -5 a tre giornate dalla fine a un -1 all’ultima giornata, quando i nerazzurri erano ancora davanti.

Si arrivò alle porte dell’ultima giornata con, appunto, questa classifica:
Inter 69 punti, Juventus 68, Roma 67.

L’inter era impegnata all’Olimpico di Roma, gremito di bandiere nerazzurre; la Roma, che vedeva ormai ridotte le possibilità di bissare lo scudetto, era impegnata sul campo del Torino, mentre la Juve giocava a Udine, inondata di tifosi bianconeri.

Il racconto di quella giornata, a distanza di 17 anni, è qualcosa di ancora epico (soprattutto per noi juventini).

Un susseguirsi di emozioni:

0-1 a Udine dopo nemmeno un minuto, David Trezeguet

0-2 dopo 11 minuti, il Capitano, Alex Del Piero e partita congelata in attesa di buone nuove da Roma

A Roma l’inter va avanti con Vieri subito dopo, al 12°, 0-1

al 19° Poborsky fa 1-1

al 24° Di biagio fa 1-2

e la partita e le sorti di un intero campionato sembrano prendere una precisa direzione.

Al 45° però, poco prima di rientrare negli spogliatoi, Poborsky segna ancora, 2-2

All’intervallo la Juve è virtualmente campione d’Italia, a danno della rivale storica.

45 minuti in cui però, può (e deve, a detta di chi il titolo ce l’ha li, a un passo, come Vieri,Ronaldo e Materazzi) cambiare ancora una volta tutto.

E invece no, non cambia nulla, anzi, le cose peggiorano (per loro):

Simeone al 55° fa 3-2, l’Olimpico è ammutolito e a Udine si esulta, ma ancora è lunghissima e il calcio ci ha abituato a cambi repentini di risultati e storie.

Minuto 73°, incornata di Simone Inzaghi e 4-2 Lazio.

Esplode la festa a Udine, come a Torino, come in tutta Italia, quella bianconera.

Ricordo un Maresca impazzito in panchina con la radiolina a dare la notizia a Lippi che prima esplode e poi predica calma, l’attesa del fischio finale e poi una grande festa, forse la più lunga e goduta di tutta la storia bianconera.

L

Ricordo le lacrime di Ronaldo, immagine simbolo di quella sconfitta, che pochi mesi dopo andrà a Madrid.

Ricordo i cori, gli sfottò, i collegamenti coi tifosi interisti delusi in piazza del Duomo, a Milano.

Ricordo un Antonio Conte scatenato negli spogliatoi del Friuli godere con due anni di ritardo..

Ricordo me bambino davanti la tv, guardare un Mentana distrutto ma col sorriso (amaro) in viso commentare da Roma e Pippo Baudo a fare i balli nello studio della Ventura.

Avevo 10 anni ed è il primo ricordo veramente forte e lucido che ho della gioia che il calcio (e la Juve) ti può dare.

Ricordo la mia Lamezia, un paese di provincia, tutta bianconera, in festa come non mai.

All’epoca non potevo cogliere il senso di quella vittoria e quella gioia, di quella rivalità, senso che ho ben capito solo col tempo.

Un qualcosa di unico e raro, forse irripetibile, che è successo quel 5 maggio di 17 anni fa e che, giustamente, va ricordato, commemorato, tramandato.

Un ricordo che porterò sempre nel cuore e per il quale non smetterò mai di ringraziare quella fantastica squadra di cui, quel 5 maggio, mi sono definitivamente innamorato.

Buon 5 maggio

Nico Domenicano

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