Nero Su BIanco

4.5.1949 – 4.5.2019

70 . . . +31 e +39

Caro Marco.
Oggi è il 4 maggio, il 4 maggio del 2019.
Esattamente 70 anni fa, di ritorno da Lisbona, in Portogallo, dopo un’amichevole giocata contro il Benfica, l’aereo della squadra di calcio del Torino, del “Grande Torino”, verso le 5 del pomeriggio, mentre era in volo dalla mattina (sai, a quei tempi tutto era più lento, i calciatori come gli aerei), in una giornata col cielo carico di pioggia e tanta, tanta nebbia, si va a schiantare contro la Basilica di Superga, a pochissimi chilometri dall’aeroporto.
E muoiono tutti.
I calciatori, i ragazzi del Toro e della Nazionale, dirigenti e giornalisti al seguito ed il personale di bordo.
Quando muore qualcuno è sempre un momento brutto, che sia un pilota o un muratore, un insegnante o un cameriere, un calciatore fortissimo o uno invece molto scarso … è un dramma per tutti.
Un drammatico evento che ci rende tutti uguali.

Pensa, 70 anni sono passati, settanta anni che la città di Torino e l’Italia tutta, tutto il mondo dello sport e non solo piangono e ricordano quella tragedia.
E sempre a maggio, ma il 29 maggio di 34 anni fa, morirono tanti tifosi della Juventus, nel lontano stadio che si chiamava Heysel, a Bruxelles in Belgio.

In quel caso peró, invece della pioggia l’alcool per gli Hooligans inglesi, ed invece della nebbia vera, un’altra nebbia maledetta che impedí a chi avrebbe dovuto, di organizzarsi per impedire un’altra tragedia, decisamente prevedibile ed evitabile.

31 i morti di Superga, 39 quelli di Bruxelles, che uniti insieme nel ricordo fanno proprio 70, ancora 70.
Calciatori, giornalisti, tifosi, tutti lavoratori da ricordare e, pensa, il sorteggio, il destino avrebbe proprio VOLUTO che a poche ore di distanza da questa importante commemorazione si giocasse il derby della città di Torino.
Quale occasione migliore per ribadire che in campo si può, anzi, si deve essere avversari, si deve lottare.
E come in campo sugli spalti, gridando più forte, esultando più forte, prendendosi in giro prima, durante e dopo il match, anche pesantemente … perché questo è il tifo, questo è lo sport.

Ma tu, ora, devi promettermi di ricordare una cosa, anzi due:
La prima è che dalla tua bocca potranno uscire anche insulti, si insulti, ci possono stare nello stadio, ma mai, ripeto MAI, inneggiare ad una tragedia, come in questi casi. Non saresti scorretto, ma indegno di sentirti uomo.
E non tacere se lo faranno persino quelli accanto a te con indosso la tua stessa maglia, non tacere mai.
La seconda, per questo te ne ho voluto parlare proprio oggi, è che qualsiasi squadra tiferai da grande dovrai ricordarti sempre di Superga e del “Grande Torino”, perché per quel che puó valere, di fronte alla morte e di fronte all’amore questo è poco, ma quella squadra (come altre) non deve esser dimenticata mai!

Vedi, quest’anno abbiamo vinto l’ottavo campionato consecutivo, allontanando ancor più il record precedente proprio del “Grande Torino” e della Juventus anni ‘30.
Ma chissá se qualcuno li avrebbe mai fermati se non la morte, e chissà quante Coppe dei Campioni, quanti trofei avrebbero vinto se quell’aereo, quel maledetto aereo avesse trovato un unico spazio di luce nel cielo quel pomeriggio.

Presto papà ci porterà anche te a vedere quel posto lassù a Superga, a portare un fiore o semplicemente un saluto, a tutti quei Campioni con la maglia granata.
Ora peró asciuga le lacrime e … ricordati le promesse fatte, andiamo dai.

Fin qui la cronaca e qualche piccola considerazione raccontata ad un bimbo che fabbrica ancora ricordi e sogni troppo grandi per poter dimenticare. Perché di questa storia, anche di questa storia dovrà ricordarsi sempre se vorrà davvero amare il calcio.
Ieri sera come oggi allo Stadium avrei voluto realizzare un sogno. Il sogno di vedere nel nuovo Tempio del calcio a Torino, le due squadre della città rendere onore insieme a quel ricordo, a quella magnifica Squadra e mettere in comunione, almeno per una volta, due grandi dolori (+31 e +39 … 70).
Questo anche ‘alla faccia’ di chi non avrebbe gradito.
Un’altra occasione persa, ma c’è sempre tempo, sempre speranza per fare una cosa giusta e forse sarà il mio piccolo Marco a vederla, un giorno.

Ancora una volta ciao “Grande Toro” e a presto.

Paolo Carraro

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