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#IlCieloSuTorino

“Ardlu sì el göbas”, guardalo qui il gobbaccio.
Chi è nato e vissuto a Torino come me, e abbraccia la fede calcistica bianconera, se lo sarà sentito dire almeno una volta nella vita.
A me è capitato spesso fin da bambino, nonno aveva un bar e gli avventori, sostenitori di più squadre, mi apostrofavano così, göbas.
Ero e sono meravigliosamente felice di esserlo, nonno prima e babbo dopo, mi hanno insegnato ad essere un perfetto gobbo.
Personalmente non ho mai sentito la rivalità accesa del derby, anzi, nutro simpatia e rispetto per il Torino. Probabilmente, non avessi avuto indottrinamenti bianconeri, sarei un tifoso del Toro.
Mi sono sempre limitato allo sfottò fine a se stesso prima e dopo il derby, senza mai cadere nel pesante, non mi interessava, lascio questo divertimento ai miei amici granata.
Ho avuto la fortuna di poter assistere a dei derby combattuti, negli anni 80 si lottava per obiettivi comuni di alta classifica e l’atmosfera al vecchio Comunale era davvero infuocata. Ricordo ancora le sgomitate di papà nel cercare di preservare la mia incolumità messa a rischio dall’esagitazione dei Fighters (quanto mi manca quel tifo sano) e l’odore dei fumogeni mischiato al rullo dei tamburi. L’ingresso allo stadio era per me fonte di emozioni uniche, salivo le scale piano per assaporare il momento in cui ai miei occhi sarebbe spuntato il campo. Nel derby era ancora più bello perché lo stadio si decorava di mille colori. Ho vissuto gioie e dolori, ricordo i gol su punizione di Platini, l’eleganza di Scirea, le sgroppate di Cabrini, le rimonte incredibili per cui ho pianto, i gol all’ultimo minuto e le buche di Maspero.
In città l’atmosfera si scalda nei due o tre giorni precedenti, Torino è prevalentemente granata pertanto non si vive l’ansia da derby come nelle altre città. Ci si accorge che è giunto il momento quando gli amici granata iniziano a sfotterti sul grado di onestà che avrà il direttore di gara e si scatenano nelle previsioni di risultato più variopinte, ma nulla di trascendentale, siamo sabaudi, esageruma nen.
Negli ultimi anni purtroppo il divario tra le due squadre è aumentato, togliendo quel pathos che un match come il derby dovrebbe avere. Non in casa mia, in casa mia si vivono momenti di tensione degni di nota. Mia moglie e mia figlia sono entrambe granata, ma non di quella fede blanda, sono due ultras. Entrambe abbonate in Maratona, vivono il calcio in maniera passionale trascinando la loro fede anche nel resto della settimana tra le mura domestiche. Ecco quindi che il giorno del derby, casa mia diventa il vecchio Comunale ed il corridoio verso la sala le scale che percorrevo per arrivare agli spalti, mancano solo i fumogeni ma la loro assenza viene sopperita dai cuscini che mi vengono lanciati addosso.
Ho sempre invidiato questa loro passione per il derby, vorrei tanto provarla anche io, ma il mio nemico non vive in città e nemmeno in casa. Il mio nemico abita un centinaio di km più ad est e un altro paio risiedono scendendo verso sud.
Spesso con mia moglie parliamo di quello che fu il Grande Toro, per cui nutro grande rispetto e ammirazione. Chissà se oggi la storia del calcio sarebbe stata diversa e Torino la capitale del calcio nazionale con due club al vertice.
Quel giorno a Superga se ne andò un bel pezzo di storia nazionale, non solo sportiva ma anche generazionale. Da lì in avanti il calcio italiano si dovette ricostruire, trasformare e diventare una cosa nuova. Si continuò a giocare ma ci volle tempo prima che tutto tornasse alla normalità. Tutti i veri tifosi dovrebbero fare una visita alle mura della Basilica di Superga dove si schiantò l’aereo, il silenzio che riecheggia è un coltello che ti entra nel cuore.
Mi auguro che la nostra città risponda bene e che venerdì sia un giorno di festa e di ricordo per tutti coloro che hanno rappresentato i nostri colori, bianconeri e granata, che oggi sono lassù, nel cielo su Torino.

Marco Pavanello

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