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IL PUNTO – Di Allegri, filosofie, giocatori ed altre sciocchezze

Cerchiamo di trovare equilibrio facendo insieme un ragionamento e analizzando le cose: nel calcio i fattori che determinamo un risultato o dei risultati sono innumerevoli, nonostante rimanga uno sport semplice come fruizione e pratica, ha delle dinamiche molto complesse che lo regolano, specialmente ai livelli più alti.

Sicuramente l’allenatore ha la sua influenza, altrimenti non esisterebbe più la sua figura se non fosse importante, ma non dipende tutto da lui, anzi. Ridurre il calcio ad un mero esercizio di stile e scelte di un tecnico vorrebbe dire svilirlo, svuotarlo, sminuirlo in rapporto a tutti gli altri fattori.
Di certo la preparazione tattica di un allenatore, la sua intuizione nello schierare la squadra oppure nel fare dei cambi e soprattutto la sua idea di gioco, o filosofia, incidono sensibilmente su quello che una squadra esprime in campo, sempre che il tecnico sia bravo a trasmettere i suoi pensieri e a farsi seguire dai giocatori, cosa non così scontata.
Ma la filosofia di cui sopra, a prescindere da quale essa sia, pragmatica o estetica, offensiva o difensivista, se non si ottengono vittorie e risultati quando sei in un Club che impone i successi come obiettivi, lascia il tempo che trova. La filosofia calcistica deve essere funzionale sia al tipo di giocatori che si hanno sia propedeutica per raggiungere dei trofei. Una filosofia applicata e cinica insomma. I voli pindarici servono zero.

Faccio alcuni esempi: l’Atalanta, squadra senza tante pressioni ambientali, con un bel progetto alle spalle, che punta sui giovani e con un impegno a settimana, sviluppa un gioco piacevole ed intenso e lo fa con spensieratezza e con la tranquillità di potersi permettere varie battute a vuoto, come peraltro le accade, nessuno fa drammi o processi se perdono diverse partite, alla Juve questo non te lo puoi permettere perché parti per vincere le varie competizioni; il Napoli lo scorso anno ha fatto un campionato pazzesco, giocando un calcio divertente, realizzando tantissimi punti (record storico per loro) e uscendo deliberatamente dall’Europa per concentrarsi su un solo traguardo, ma è arrivato secondo e alla fine cosa rimane di una sconfitta giocando bene? Nulla, come di una sconfitta giocando male. Mi fanno sorridere quelli che scrivono “Eh ma dipende come perdi, se vieni sconfitto giocando bene è un altro discorso”… Si come no, come se poi non si facessero ugualmente polemiche, drammi e processi ad un allenatore o ad una squadra che pur esprimendo un calcio spettacolare non vincesero nulla. Chiedete ai napoletani se non avrebbero fatto volentieri a cambio con noi… Suppongo immaginiate tutti la risposta.

L’equazione bel gioco vittorie non esiste. Come naturalmente non esiste quella di giocare in modo sparagnino o ragionato per arrivare con sicurezza ai risultati.
Non vi è una formula certa.
Esiste ciò che è giusto a seconda di quello che uno ha come potenziale e in parte anche come tradizione, come caratteristiche peculiari e intrinseche.

Certamente la Juventus quest’anno fino allo shock dei due gol in cinque minuti presi dallo United a Torino, sembrava avere un altro piglio, un’altra identità, altre sicurezze. Quella sconfitta quasi fortuita è come se avesse rotto qualcosa nella testa della squadra, aggiunta ad una miriade di infortuni di ogni tipo e ad una condizione atletica mai più brillante, ha inciso drasticamente sul gioco della squadra.
Quindi non è perché Allegri è un asino o uno poco coraggioso se siamo usciti dalla Champions (anche lui naturalmente poteva fare di più e ha la sua percentuale di responsabilità) ma perché la stagione è girata così.

Prendete il Real delle ultime tre Champions consecutive (e di campionati però non memorabili): Zidane non lo faceva giocare in modo spettacolare, è un tecnico molto più alla Allegri che alla Guardiola per intenderci, eppure ha reso il potenziale a sua disposizione nel modo più redditizio possibile, regalando poco allo spettacolo ma molto alla sostanza, puntando su organizzazione, individualità eccelse e su stato di forma ottimale della squadra e degli elementi più importanti nel momento clou della stagione.

Oppure prendete il Tottenham, squadra divertente da vedere, con un bel connubio di praticità e intensità, ma pur cercando di rispondere colpo su colpo è crollata in casa, nel nuovo bellissimo stadio contro l’Ajax, proprio come noi, segno che anche uno preparato come Pochettino nulla può se la squadra non gira al massimo o se ti mancano pedine fondamentali.

O anche il tremebondo Klopp e il suo Liverpool, che se la vanno a giocare a Barcellona facendo pure una bella partita, ma perdono 3 a 0, perchè comunque esistono anche gli avversari (cosa che noi juventini spesso non consideriamo o consideriamo erroneamente il più delle volte come di poco valore) e ci sta che questi ultimi possano essere più bravi, più forti, più in forma, più fortunati.

Ecco, la fortuna… Uno di quegli elementi che ha un peso specifico nel calcio, specie in una competizione come la Champions.
Perchè si, aiuta gli audaci è vero, ma spesso è così cieca da farti proprio incazzare, voltandoti le spalle in diversi episodi ed aspetti e allora si che si fa dura per tutti quando ti è avversa.

Poi gli arbitraggi, sia in un singolo episodio che come gestione di partita generale a livello di sanzioni e fischi, hanno la loro fetta di incidenza. Per carità, nulla dietro cui nascondersi o da prendere per alibi assoluto. Però esistono e vanno considerati.

Di condizione atletica e infortuni già ho lasciato intendere l’importanza decisiva e questo elemento è uno di quegli aspetti che deve far più riflettere la Società bianconera e portarla a prendere seri e celeri provvedimenti.

Ci sono poi le squalifiche che possono avere influenza su un risultato: è vero, nessuno è indispensabile, però dover fare a meno di determinati elementi potrebbe essere ferale (vero Nedved?).

Potrei poi aggiungere come elemento le capacità di una società nell’allestire una rosa completa ed omogenea, che sposi le idee del proprio mister.

O ancora le risorse economiche di un Club sul mercato.

E anche il sostegno dei tifosi allo stadio, che di certo non fanno gol o salvano sulla linea, però possono aiutare molto.

Quindi ricapitolando i fattori:

Allenatore
Condizione Atletica
Bravura Avversari
Infortuni
Fortuna
Squalifiche
Arbitraggi
Abilità Dirigenti
Risorse Economiche
Tifo

Dimentico qualcuno?

Ah certo, I giocatori

In queste ultime settimane ho letto di tutto e di più, deliri tecnico tattici, ipotesi strampalate e fantasiose, crociate contro allenatore, tribunali inquisitori che calciopoli scansati… Ma da poche parti ho visto l’attenzione focalizzarsi sui giocatori.
Perchè tutti i fattori elencati sopra hanno la loro incidenza in percentuale variabile, ma personalmente rimango dell’idea che la responsabilità maggiore ce l’abbia di gran lunga chi scende in campo, al di là di come l’allenatore prepara la partita.

Perché è chi corre su quel rettangolo verde che alla fine ha l’ultima parola, al di là di tutto.
Sono i giocatori ad avere la possibilità di lottare, stare concentrati per tutta la gara, metterci aggressività, coraggio, grinta, non fare falli stupidi, commettere meno errori individuali possibili, accorciare, scattare, rincorrere se perdono un pallone, metterci cuore, voglia, fantasia, fare giocate per il pubblico e giocate funzionali, aiutare un compagno in difficoltà, trascinare gli spettatori, dare tutto se stessi, giocare senza paura e con entusiasmo.
Se i giocatori non mettono tutto questo, le partite le perdi e passa chi ne ha di più, al di là che le prepari un “catenacciaro” come Allegri piuttosto che un professore come Guardiola. Poco importa come perdi. Hai perso, sei andato a casa, hai fallito l’obiettivo. Come, non importa più a nessuno.

Ten Hag è un tecnico bravo e preparato, diventerà uno dei più quotati e vincenti magari, ma non credete che piu che per merito suo sia per l’alchimia magica che si è venuta a creare tra quei giocatori quando scendono in campo a fare la differenza e a farli depredare Madrid, Torino e Londra? Io si.

Lo splendido Barcellona che regala spettacolo e risultati, è opera e creatura di Valverde o piuttosto dei campioni stratosferici che hanno (specie a centrocampo rispetto a noi), e in parte anche della mentalità che gli inculcano fin da bambii e in cui crescono? Io propendo per la seconda ipotesi senza nulla voler togliere allo stratega blaugrana.

Non è che se si vince è merito dei giocatori e se si perde è colpa dell’allenatore. Le colpe e le responsabilità, come i meriti e gli elogi, vanno suddivise tra i vari fattori, in ognuno dei casi.
Soltanto che quando si fallisce, lo sport preferito dai tifosi e dai media diviene il “tiro al mister” e quindi la vittima sacrificale è sempre e comunque lui, paga per tutti, anche oltre i propri demeriti. È il suo ruolo e ne è cosciente.

Non so se la panchina di Allegri salterà.
Sono un suo sostenitore, in primis perchè è il tecnico della squadra per cui tifo, in secondo luogo perché si è guadagnato ampiamente la mia stima e il mio rispetto, nonostante le premesse di quasi sei anni fa non me lo facessero ben volere, ma i fatti hanno parlato per lui e rotto subito il mio essere prevenuto od ottuso.
Però personalmente ritengo che un cambio vada fatto, che possa essere vitale e utile per tutto l’ambiente, dalla squadra ai tifosi.
Un altro anno a leggere e sentire commenti, litigate, prese per il culo tra anti e pro, io lo reggerei difficilmente. Ci fa dimenticare che siamo qui per la Juventus. E non per il suo allenatore.
Non saprei fare un nome, ci sono anche qui tanti aspetti sia pratici, che economici, che tecnici da considerare, lascio fare alla Società il suo compito, che sicuramente è più preparata di me per questo. E accetterò e sosterrò il nuovo tecnico chiunque esso sia, anche se inizialmente non mi dovesse andare a genio, perché Allegri mi ha impartito questa lezione.
Mi auguro soltanto che dopo le vedove di Conte non dovremo annoverare tra i supporters bianconeri anche le vedove di Allegri.

La vita va avanti. La Juve va avanti.
Dobbiamo voltare pagina qualora fosse addio, senza rinfacciamenti ed isterismi, ma solo con la Juventus nel cuore e la voglia di migliorare nella testa. E con la consapevolezza che non basterà un cambio in panchina per vincere la Champions se non si interviene contestualmente e bene anche nell’organico. Perchè il nostro centrocampo è incompleto da dopo Berlino 2015 e nel frattempo anche la difesa ha subìto scricchiolii preoccupanti dovuti al logorio dell’età.
C’è da lavorare, rimbocchiamoci le maniche.

Lorenzo Nicoletti

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