Da un'altra angolazione

DA UN’ALTRA ANGOLAZIONE – Di Enrico Tordini

“L’Ajax? L’Ajax è un’orchestra che suona lo stesso spartito da cinquanta anni. Se il primo violino si chiama Johann Cruijff o Marco Van Basten i risultati sono ben diversi da quando il violinista è Danny Blind o Tzeu La Ling.”
Parole di Johnny Rep, che dell’Ajax del calcio totale fu uno dei principali interpreti, un signore che conosce l’argomento e al quale si deve riconoscere una certa autorevolezza di fondo. Tzeu La Ling, lo annoto per i giovincelli, fu il primo giocatore cinese a vestire la maglia dell’Ajax, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80.


La tattica e gli schemi di gioco hanno una loro valenza, ma sono subordinati agli interpreti. Sacchi rivoluzionò il gioco del calcio, ma l’esperimento Milan non fu mai non dico replicato ma neppure avvicinato, d’altra parte Rijkaard, Gullitt e Van Basten in squadra non se li è mai ritrovati. E nei mondiali di USA 94 la nazionale, guidata dall’Arrigo di Fusignano, arrivò in finale solo e soltanto perché un certo Roberto Baggio se la caricò sulle spalle, trascinandola a suon di gol.


Inutile parlare dei risultati ottenuti da Guardiola, da quando non ha potuto contare su Iniesta e Messi, altri due fenomeni, e pensare che a Monaco il Pep aveva anche una squadretta discreta: Moller, Ribery e Robben erano ancora dei giocatori di calcio, e che giocatori, Levandowsky era al suo top, poi Hummels, Kimmich, Alaba, Neuer e i “nostri” Coman e Vidal.


Questa premessa, cari amici, per evidenziare e ribadire che quello dell’allenatore è un falso problema, a mio modesto avviso. Una sensazione a pelle, quindi non basata su criteri logici, mi fa pensare che ci sarà il cambio che tanti tifosi aspettano con impazienza da Luglio 2014. Non ho “cuggini” ben introdotti nell’ambiente, non ho idea di chi sarà il prossimo, se ci sarà, sicuramente la storia della Juventus mi porta a pensare che non sarà il guru, il santone che tanti auspicano: il Mourinho, il Klopp, il Guardiola, l’uomo che si presenta con la lista della spesa da trecento milioni non ha mai attecchito in quel di Torino. Se così fosse saremmo di fronte a un cambiamento filosofico epocale.


L’essenziale è che il tecnico abbia le idee chiare. Sacchi, quando arrivò al Milan, aveva allenato il Cesena del povero Signorini e di Zoratto, per dire. Trapattoni aveva condotto il Milan a una salvezza risicata, quando fu ingaggiato da Boniperti. Guardiola aveva allenato le giovanili, quando prese in mano il Barca del tikitaka. Luis Enrique fu cacciato da Roma e bollato come incapace, tornò in Spagna, si sedette sulla panchina blaugrana e vinse Liga, Champions e Copa del Rey.


Non ho mai capito, lo dico con una puntina di sarcasmo, perché, come si legge da tante parti, CR7 dovrebbe forzare la mano sulla dirigenza per avere Guardiola. Lui, per un decennio punta di diamante del Real Madrid, che vorrebbe far arrivare a Torino l’ex tecnico dei rivali storici del Barca, con il quale oltretutto i rapporti sono sempre stati piuttosto freddini, per usare un eufemismo.
Sta a noi e al nostro raziocinio decidere se sposare o meno il progetto che la società presenterà. Recentemente ho lanciato una provocazione sulla mia bacheca, ricordando come Pep Guardiola abbia letteralmente gettato nel bidone dell’immondizia una semifinale che aveva in mano, forse lo stesso bidone che l’arbitro Oliver aveva al posto del cuore in quella triste serata di Madrid.
Pensateci su: un tecnico che guadagna venti milioni annui, una squadra che non ha mai vinto la Champions e che si presentava da favorita, Juventus, Bayern e Real Madrid fuori dal gioco, un passivo di trecento milioni di euro nelle ultime due campagne acquisti, fosse accaduto da noi sarebbe successo un pandemonio. Invece a Manchester l’hanno presa bene, nessuno ha chiesto le sue dimissioni, in GB c’è un’altra cultura sportiva, la sconfitta è vista come un evento che può capitare e non come una immane tragedia, mentre noi invece siamo ancora avvelenati per il mancato rigore su Bentancur nel match di andata contro i lancieri, tanto per fare un paragone.


E Klopp a Liverpool lavora tranquillo, nonostante non abbia ancora vinto una Premier e abbia perso una finale. Il Liverpool ha ingaggiato gente come Allison, Salah, Van Dijk ed altri pezzi da novanta, ma nessun tifoso si sogna di rinfacciargli i mancati risultati.
Questa psicosi di “dover vincere” è deleteria. Abbiamo ingaggiato CR7, potremmo ingaggiare anche Kroos, Kimmich, Rakitic e Van Dijk (magari), e casomai trovare un allenatore che dia un gioco esteticamente gradevole alla squadra, e nulla ci sarebbe dovuto.
Perciò calma e gesso, sperando che Paratici e il futuro allenatore creino una squadra privilegiando la parte tecnica e non solo quella relativa al marketing.

Enrico Tordini

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