Nero Su BIanco

I rossi sul calendario

Si è portati a credere che in alcuni momenti non possa accadere nulla.
A me succede nei giorni festivi.
Le normali abitudini vengono stravolte e la routine quotidiana cambia. Tra chi è impegnato in massacranti gite fuori porta oppure in interminabili pranzi agresti tra amici.
Anche chi è al lavoro ha ritmi totalmente diversi.
Non può accadere nulla. Non c’è la consueta attenzione.
Invece…

Quel 25, rosso sul calendario, rimasi senza fiato. Bloccato. Inerme.
A bocca aperta. Come se un respiro si fosse interrotto a metà.
All’arrivo della tragica notizia avevo smarrito ogni energia. Stop. Game Over.
Come svuotato da una situazione a cui mi era impossibile credere fino in fondo.

Andrea arrivò a Torino dal Genoa. Avrebbe dovuto avere Panucci come compagno di percorso, ma come spesso accadeva all’epoca, venne precettato dal fastoso Milan.
Avevo già intrapreso la mia carriera da fantallenatore ed avevo in rosa il nostro nuovo terzino sinistro. Rendimento insufficiente, quasi inspiegabile viste le premesse e il vigoroso girone di andata.

La diagnosi spiegò il tutto. Quasi tutto…
Non ricordo la diffusione di informazioni a riguardo. Si sapeva delle terapie, del percorso di cure a Perugia, ospitato e seguito dall’amico Ravanelli. Di miglioramenti minimi ma costanti.
Invece…

Fortunato se ne andò dopo nemmeno 12 mesi.
Il 25 aprile 1995. Solamente molto tempo dopo sapemmo che le speranze erano minime fin dal principio. Da buon juventino ci aveva provato, fino alla fine.
La sua Juve stava risorgendo. In quel periodo era impegnata su tre fronti. Era il periodo che si perdeva in casa e si vinceva fuori. Kreek aveva permesso al Padova di strapparci i tre punti. Ci attendeva uno degli ultimi ostacoli, la trasferta in terra viola, micidiale a quei tempi. Trionfo, 1 a 4. Rampulla ipnotizza addirittura il satanasso Batigol. Sarà titolo di campioni di Italia. Dopo 9 infinti anni. Sarebbe arrivata a contorno la Coppa Italia e l’Europa ci avrebbe respinto…
In finale
Eravamo tornati Re. Anche per Andrea Fortunato.

Mi piace immaginare che la sua lotta impari, seppur inutile, contro un destino amaro, abbia aiutato persone con la sua identica avventura di vita.
Certamente è terribile riflettere su ciò che era e non è più stato. Per lui. Calciatore. Giovane. Titolare. Nella Juve. Stringe il cuore per l’ingiustizia.
Qualcuno però avrà tratto forza e coraggio e il sacrificio di Andrea non sarà stato vano.

Nel corso degli anni mi è capitato più volte di pensare che la Juve dovrebbe ricordare meglio la figura di Fortunato.
Tolto un torneo estivo, disputato per alcuni anni, non rammento altre iniziative.
E voi?

Ciao Andrea, sempre con noi…

Daniele Mulazzani

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