Da un'altra angolazione

DA UN’ALTRA ANGOLAZIONE – Di Enrico Tordini

Conte era un mediano settepolmoni, Allegri un trequartista talentuoso e svaccato. Le loro squadre, se ci pensate un attimo, riflettono il loro modo di essere stati calciatori: pressing asfissiante per Antonio, piedi buoni e giro palla per Max. Questo binomio, con alle spalle una società organizzata, ci ha permesso di fare il vuoto in Italia e tornare nel calcio che conta, anche se ci manca sempre qualcosa per chiudere un cerchio aperto da 23 anni.
Con Antonio soffrivamo le squadre tecniche: il Bayern Monaco ci inflisse una lezione di calcio, correvano quanto noi e tecnicamente ci sopravanzavano di una spanna, con Max accade l’esatto contrario, se incontriamo una squadra tecnicamente alla pari che corre di più, vedi Ajax, allora andiamo in palla. Con Antonio avevamo centrocampo e difesa di alto livello per un attacco abbastanza asfittico, con Max è accaduto l’esatto contrario.
Morale della favola: ci è sempre mancato qualcosa, un gap per arrivare al top, che nemmeno CR7 è riuscito a colmare.
Adesso siamo qua, con due settori da rinforzare, un bilancio con passività elevate, dovremo vendere prima di comprare, e un futuro ancora tutto da decifrare.
La mia idea, opinabilissima, è che il primo nodo da sciogliere sia quello del regista. Miralem è bravo, ma mentalmente rimane un trequartista, soffre se viene pressato, ha bisogno di quella frazione di secondo per decidere cosa fare che, spesso e volentieri, nel calcio moderno fa la differenza. Modric oggi e Iniesta ieri, per citarne due al top, eludono il pressing avversario perché sanno già cosa fare prima ancora di ricevere la palla. Casomai avere dei compagni che si smarcano e dettano il passaggio potrebbe essere utile, non scordiamoci questo dettaglio.
Il secondo acquisto dovrebbe essere un attaccante che, come si dice in gergo, fa salire la squadra, Tempo fa, provocatoriamente ma non troppo, scrissi che avrei preferito un Petagna qualsiasi a Icardi, proprio per le sue caratteristiche peculiari di integrazione con CR7. Mettere insieme due attaccanti da trenta reti annue non significa avere un attacco da sessanta reti, il PSG con Ibra e Cavani, in quel senso, insegna.
Questi sono, a mio parere, i ruoli chiave. Poi è chiaro che servirebbero un difensore centrale di livello e una mezzala giovane e integra. Leggo che Kimmich vorrebbe lasciare il Bayern, quello è un nome che mi intriga assai, è un laterale basso bravissimo anche in fase di costruzione, ci consentirebbe di tappare il buco lasciato dal probabile addio di Alex Sandro e forse ci darebbe qualcosa in più come concretezza.
Per il resto i nomi sono sempre gli stessi, quelli che si leggono sui giornali, Manolas, De Ligt, Rabiot, stelline portoghesi con 20 partite da pro valutati 120 milioni di euro, Icardi, Chiesa, ci sarà da sbizzarrirsi.
Io spero solo che, a prescindere da chi sarà l’allenatore per la prossima stagione, problema che proprio non mi sfiora, la società anteponga l’aspetto tecnico. Negli anni scorsi alcuni reparti sono stati smantellati per effettuare plusvalenze record, necessarie per risalire nel novero delle magnifiche dieci, oppure è stato privilegiato l’aspetto merchandising, come è accaduto la scorsa estate, con la consapevolezza che l’arrivo del vaso di ferro CR7 avrebbe rotto o incrinato qualche vado di coccio, senza fare nomi che tanto li sappiamo tutti.

Enrico Tordini

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