Visti da Fuori

VISTI DA FUORI – Quel che resta della Champions

Tutto il rispetto per chi perde. Soprattutto se è una squadra di grande storia e prestigio come la Juventus. Doverosa premessa ma è doverosa anche un’analisi a mio avviso con cuor distaccato, ben lontano dalla mente.


Una sconfitta e un’eliminazione non giungono per una sola causa. E’ sempre così nello sport.
Nella serata da incubo a Torino si è vista una squadra che si è sdoppiata. Una doppia personalità che una pretendente alla corona d’Europa non può e non deve permettersi.

Nel primo tempo la Vecchia Signora si è vestita da boxeur e ha messo alle corde l’avversario. Nel secondo tempo, è diventata una ragazzina spaurita, soprattutto dopo il gol del 2-1 in favore degli olandesini. Sì, loro sono stati delle furie rosse (ricorda qualuno?), ma in casa degli altri, degli ospiti non devono avere tutta questa presunzione.

La Juve di fatto si è dimenticata di essere la Juve. E questa è la prima causa a mio avviso: la mentalità.
Numero 2: l’assenza di una bandiera, di un trascinatore. Non so voi ma non ho visto nessuno che abbia preso per mano la squadra nel momento di maggiore difficoltà. CR7 carismatico sì ma fino a un certo punto e ancora fresca “new entry” per avere questo potere. Bonucci? Chi quello che la scorsa stagione si professava già bandiera del Milan? No, of course. Pjanic? Poteva ma di fatto non ci è riuscito. Altri? L’assenza di Chiellini da questo punto di vista psicologico si è fatta sentire.
Numero 3: un allenatore, Allegri, che ormai ha fatto il suo tempo. E’ un ottimo motivatore e tattico ma è un toscano che sa vincere in Italia e dopo 5 anni ha dimostrato tutto quello che può valere in Europa. Bravo, a volte, bravissimo ma rimane un italiano che sa masticare poco il calcio inglese, spagnolo, tedesco e olandese. Dopo la sconfitta in finale di due stagioni fa, doveva salutare. Mancavano vere alternative? A giugno 2017 non proprio. C’era chi poteva sostituirlo. Pensateci. Perché no? Anche scommesse. Il problema è che al club bianconero fa comodo un aziendalista che prende 7 milioni e mezzo a stagione. Tutti i top manager sono quasi a doppia cifra e c’è chi supera il tetto dei 20 milioni a stagione. In Italia c’è ancora la mentalità che porta a spendere tanto solo per i giocatori di movimento. E poi Agnelli ha la sindrome della “vecchia strada, non si cambia per la nuova” e allora? Teniamoci l’usato garantito.
Numero 4: ha pesato l’assenza di Chiellini? Secondo me, molto di più quella di un attaccante di potenza. Come fai a volere vincere la Champions League senza un attaccante di peso che possa mettersi lì in mezzo e fare a sportellate? Mistero juventino.
Numero 5: “Dio Kean” non può essere ancora considerato tale e non lo puoi mettere in mischia quando i giochi sono quasi fatti. Non giochi contro la difesa della Spal, oppure della Fiorentina. Vince chi ha più fame e lui ne ha tanta e quindi perché non metterlo dall’inizio senza troppe pressioni ed aspettative? Se segni bene, se fai vincere meglio, se non fai nulla e perdi, hai comunque fatto fare esperienza e messo alla prova uno sbarbatello talentuoso che ti può sbocciare completamente nella prossima stagione.

Ultima causa, quasi impercettibile (si fa per dire) è questa: è mancato Mandzukic, altro che Chiellini o Dybala. Nelle scorse stagioni era lui la vera benzina della squadra. Faceva tre ruoli in uno. Idem a inizio di quest’annata. Forse in 18 mesi ha portato a casa fin troppo e speso fuori dal normale in fatto di fisico e testa. Complice anche un mondiale vissuto da protagonista. Ci sta e un infortunio può metterlo ko, ci mancherebbe. Ma è stato il punto debole della Juventus non averlo come prima. Ormai è irriconoscibile. Consiglio: salutarlo come Dybala.

Visti da fuori, siete ancora una squadra di alto livello ma non sapete vincere in Europa. A mio avviso serve una totale ristrutturazione partendo dall’allenatore, passando per la zona centrale della difesa, arrivando fino all’attacco.

Tommaso Taddei

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