J - Pensieri Sparsi

In Europa l’Italia sta a guardare. Ma ha fallito solo la Juve.

Niente di fatto. Tra le prime quattro delle due competizioni europee anche quest’anno manca il calcio italiano, dopo l’illusione della storica semifinalista di Champions Roma nella passata edizione . Un fatto isolato, che ha riportato il calcio italiano nella sua esatta dimensione: la Juve in italia comanda un campionato non molto competitivo, ma in Europanon c’è nulla da fare. Dominate da spagnole, inglesi, tedesche, persino da olandesi, portoghesi, danesi, greche, tanto per citare le nazionalità delle squadre in cui le nostre compagini sono andate a sbattere quest’anno.

INGHILTERRA COMANDA – Dopo anni di magra, la Premier torna a dettar legge: delle otto squadre rimaste in corsa in Europa, la metà sono inglesi, con alte possibilità di giocarsi due derby inglesi nelle due coppe: in Champions c’è la conferma del Liverpool, unica tra le quattro semifinaliste di Champions ad esserci anche l’anno scorso, e poi la sorpresa Tottenhamm di Pochettino, squadra che ha saputo cambiare un destino che sembrava segnato: due sconfitte iniziali, uno scialbo pari ad Eindhoven, poi la grande rimonta finale con 7 punti nel ritorno del girone, tra cui il successo sull’Inter ed il pari di Barcellona, prima dell’indiscutibile successo sul Borussia Dortmund della fase a gironi ed il colpaccio sul City di Guardiola, deciso dal funambolico sudcoreano Son e dal nostro ex Llorente. Gli spurs, dopo gli ottavi della scorsa stagione, in cui furono eliminati dalla Juve, non erano mai arrivati così in avanti nel massimo torneo continentale: vantano un successo in Coppa delle Coppe e due in Coppa Uefa, ma in Champions il meglio erano i quarti, raggiunti nel 2011. Con le due di Manchester fuori, la squadra londinese tiene alto il nome della capitale, così come Chelsea ed Arsenal in Europa League.

La squadra di Sarri è arrivata alle semifinali senza apparente difficoltà, aiutata da avversari poco competitivi (nel girone ha stravinto contro avversari non certo irresistibili come Paok Salonicco, Vidi e Bate Borisov, poi ha eliminato Malmo, Dinamo Kiev e Slavia Praga, non certo squadroni titolati in Europa, trovando solo gli svedesi come avversario al di quà dell’ex muro di Berlino), mentre l’Arsenal del santone Emery ha mantenuto i pronostici, anche se nella fase ad eliminazione è stato chiamato a due rimonte contro Bate e Rennes, prima di sbarazzarsi del Napoli.

Tiene botta anche la solita Spagna, con due club, nonostante l’uscita di scene delle due madrilene e del Siviglia dominatore dell’Europa League: il Barcellona varca dopo tre anni i quarti ed è ora la favorita numero 1; mentre in Europa League il Valencia, dopo l’uscita dalla Champions, resta l’unica in corsa del girone della Juve, puntando alla finale che manca dal 2004. Trova posto la Germania che, se ha deluso col Bayern già fuori agli ottavi in Champions, così come il Borussia, può trovare in EL  la sorpresa Eintracht dell’austriaco Adolf Hütter, un vero rullo compressore, che dopo aver vinto a punteggio pieno il proprio girone, aver  battuto le italiane Lazio ed Inter, è riuscita a rimontare il più quotato Benfica, tentando quell’impresa che manca dal 1980. Torna tra le big anche l’Ajax, che grazie agli scalpi di Real e Juve si issa come sorpresa di questa edizione, raggiungendo dopo 23 anni le semifinali di Champions, ultima volta proprio nell’edizione persa con la Juve in finale.

ITALIA, PROFONDO SHOCK – Nulla da fare: il digiuno si allunga. Siamo a 9 anni in Champions ed addirittura 20 in Europa League.  Ad agosto ci ha salutato l‘Atalanta, incapace di fare gol nei due playoff al Copenaghen. A dicembre Inter e Napoli hanno lasciato la fase a gironi di Champions: i nerazzurri, che tornavano dopo 6 anni, sono crollati nel finale dopo un eccellente inizio, incapaci di ottenere contro Tottenhamm e PSV il punto qualificazione che bastava. Al Napoli, inserito in un girone ostico con Liverpool e PSG, è stata fatale la prima sconfitta europea proprio ad Anfiel Road all’ultima giornata. In Europa League ha lasciato il Milan, prima condannato e ripescato in estate dal FPF, poi eliminato dalla fatale sconfitta di Atene con l’Olympiacos. A febbraio la Lazio ha lasciato l’Europa League, battuta dal più forte Siviglia, il mese dopo è toccato ai cugini lasciare la Champions, rimontati dall’abbordabile Porto e da un arbitraggio che ha fatto discutere, e dall’Inter, messo fuori in Europa league proprio dai teutonici della città resa famosa dai racconti di Johanna Spyri. Ad aprile nel giro di tre giorni è toccato a Juve e Napoli. Alla fine si continua a vivere di ricordi, tra le sette Champions ed il triplete, seppur in Champions, negli ultimi sette anni, solo la Juve, con due finali e la Roma, con la semifinale della passata stagione , hanno provato a tenere alto il nome italiano. In Europa League non giochiamo una finale dal 1999. Però il fallimento per tutti è solo juventino. Come se esistesse un allenatore in grado di farti vincere la coppa, se un solo giocatore, seppur vincente, te la garantisse, o se esistesse la certezza di poterla vincere, quando in una coppa europea spesso la fortuna prevale sulla bravura, e quando spesso l’organizzazione di gioco prevale su uno schema improvvisato.

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Lo schema di Eurosport che racconta la cronologia delle disfatte italiane

Aspettiamo e speriamo. Nel frattempo, nel nostro orticello italiano resteranno due nomi nell’albo d’oro: i vincenti del campionato e quelli della Coppa Italia. La Juve occuperà uno dei due, non tutti e due come negli ultimi quattro anni, ma non si può avere tutto. Gli altri avranno perso tutti. A meno che non si voglia creare l’albo d’oro del bel gioco, dello spettacolo e delle occasioni perse.

Diego Valceschini

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