Da un'altra angolazione

DA UN’ALTRA ANGOLAZIONE – DI Enrico Tordini

Inizierei questo appuntamento settimanale con un bel colpo di spugna sul match di ieri sera, anche se oramai siamo abituati alle delusioni internazionali, e stilando qualche riflessione in chiave futura, sulla Juventus che verrà, giusto per giocare al Piccolo Manager.


Facciamo due calcolini, prendendo in esame l’ultimo triennio? Sono freddi numeretti, poco affascinanti, ma forse possono aiutarci a riflettere. Nel 2016 la Juve ingaggiò Higuain, costo del cartellino 94 milioni di euro. Nel 2018 CR7, costo 110 milioni di euro. Sono arrivati anche Douglas Costa, 50 milioni, Pjanic, 40 milioni, e Bernardeschi per altri 40 milioni. Aggiungiamo lo sfigato del secolo, Pjaca, per altri 20 milioni, ed abbiamo un totale complessivo di 354 milioni di euro. Questo per l’attacco. Le uscite complessive del trienno ammontano a circa 500 milioni, ne consegue che per difesa e centrocampo sono stati investiti circa 150 milioni (Matuidi, Cancelo, Perin, Szczesny, rientro Spinazzola, Benatia, De Sciglio, Can, Bonucci andato e tornato, Sturaro, Rincon ecc).


Risultato?
Il risultato è che, per un attacco abbondante, ci ritroviamo a giocare con gli stessi centrali del 2011, anno I° dell’era Conte, con il solo Buffon pensionato INPS. A centrocampo, settore nevralgico, laddove c’erano i nomi che sappiamo ( Vidal, Pirlo, Pogba, Marchisio ), ci ritroviamo con Khedira (32 anni, parametro zero), Can (altro parametro zero), Pjanic, trequartista adattato come regista, Matuidi, 32 primavere pure lui, arrivato all’ultimo giorno di mercato nel 2017, e Bentancur, arrivato adolescente quattro anni fa nel computo dell’operazione Tevez, oltre a un riconvertito Dybala, peraltro riconvertito assai controvoglia.


C’è qualcosa che stona?
Indubbiamente si. La prima reazione, condivisa da molti amici, quando ingaggiammo Higuain fu quella di pensare che con 94 milioni di euro ti saresti portato a casa Hummels, Banega e Diego Costa, sistemando difesa, centrocampo e attacco. Bernardeschi è un ottimo giocatore, anche se ieri sera ha steccato, ma quei 40 milioni, mi chiedo, non potevano essere impiegati altrimenti? Gundoghan costava quella cifra, Kimmich pure, e sono giocatori che ci avrebbero fatto molto comodo. Rabiot è un altro che, con un piccolo sforzo, avremmo potuto ingaggiare senza troppi patemi. Non voglio andare troppo lontano e menzionare, ancora, i mancati arrivi di Draxler e Witsel, praticamente ingaggiati e lasciati andare via al momento della firma, in favore di Hernanes e Rincon.


Ora, partendo dal presupposto che a Torino di calcio ne sappiano più di noi, la domanda è d’uopo: come mai un mercato così sbilanciato? Come mai le risorse sono state praticamente dirottate in un unico settore, trascurando gli altri due? Come mai, dopo anni, siamo ancora col patema d’animo in attesa della Ruganata o della Bonucciata di turno, oppure, andando sui social, teniamo il fiato sospeso temendo di leggere l’ansa sull’ennesimo infortunio di Sami?
C’è una scuola di pensiero che sostiene essere la Juve l’architrave del calcio italiano, e che questo ruolo la obblighi, in qualche maniera, a ridistribuire un po’ di cash nelle esauste casse delle rivali, per non far morire del tutto un movimento che, alla faccia dei proclami, è sempre agonizzante. Questo spiegherebbe perché molto denaro è rimasto in Italia, anche se l’opzione estera era più allettante e congrua tecnicamente ( Hernanes/Rincon in luogo di Draxler/Witsel, per esempio ). Altri ancora ipotizzano strane manovre del nostro ex direttore sportivo, accompagnando l’esplicazione del teorema col fatto che lui era uno che ci vedeva lungo ed altre irresistibili battute.
Io non saprei cosa pensare, sinceramente.


Ieri sera Andrea Agnelli ha fatto il pompiere, e del resto non c’era da aspettarsi che esautorasse il tecnico in diretta televisiva. La squadra ha una base solida, non è ancora da rifondare, per capirsi, ma è giunto il momento di sgombrare il campo dagli equivoci. Difensori centrali di livello ce ne sono in giro, uno ci ha segnato un gol ieri sera, eviterei di finanziare il simpaticissimo Preziosi, presidente del Genoa, ingaggiando il suo nuovo “gioiello” uruguagio, direi che con Perin, Sturaro e Rincon abbiamo già dato. Idem per il centrocampo, se devo svenarmi per lo Zaniolo o il Milinkovic di turno preferirei pescare in Premier, in Bundesliga o in Liga, di giocatori fatti e finiti ce ne sono a bizzeffe.
E soprattutto: meglio pochi ma buoni. Meglio spendere il budget per due campioni che per tre buoni giocatori, se manca qualche tassello al puzzle si può sempre pescare nelle giovanili.
La squadra deve scendere in campo con l’idea (e le possibilità) di impostare il gioco, fare un salto di qualità mentale, e ci vogliono interpreti giusti, che possano trascinare gli altri. Ogni top team ha il suo De Sciglio o il suo Rugani, è impensabile una rosa di venticinque campioni, ma il punto di arrivo deve essere quello.


Il pilota… beh, con tutto il bene che posso volere ad un allenatore arrivato tra lo scetticismo generale ed entrato di diritto nella storia del club a suon di risultati… forse è giunto il momento di fare altre scelte.
E comunque, citando il Mogol del Nastro rosa, lo scopriremo solo vivendo…

Enrico Tordini

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